A Babbo morto

Non avevo grandi aspettative e ho comprato il volume, tra l’altro uscito ad un mese di distanza da Scheletri, solo perché Zerocalcare è una forma di garanzia. Non è una storia natalizia né una mera operazione commerciale ma un’opera di denuncia sociale e politica raccontata attraverso una serie di metafore che partono dalla morte di Babbo Natale. Ci sono diverse chicche e numerosi riferimenti a fatti di cronaca. Occhio alle date, mai messe a caso, come quella del 20 luglio in cui un folletto viene ucciso, stesso giorno della morte di Carlo Giuliani. Il tutto forse poteva essere impaginato e presentato meglio: nonostante l’attenzione dell’autore, l’idea che mi sono fatto è quella di una realizzazione sbrigativa e un po’ gonfiata nei contenuti.

Zerocalcare – A Babbo morto

Scheletri

Ciò che mi piace di Zerocalcare, almeno per quanto mi riguarda, è il potermi identificare con la maggior parte delle situazioni e degli stati d’animo che rappresenta sia con i disegni sia con le parole. I grandi autori ci riescono portando il lettore lì dove vogliono loro, Zerocalcare dà invece la sensazione di essere lui ad andare dal lettore e lo fa alla sua maniera, con ironia e consapevolezza. Anche stavolta costruisce una storia, quanto reale o autobiografica non so e non mi interessa, capace di coinvolgere fino alla fine con il solito stile delle sue battute e piccoli colpi di scena che culminano nelle ultimissime pagine. Non è la sua opera migliore ma è pur sempre una sua opera e difficilmente delude.

Zerocalcare – Scheletri

Kobane calling

In assoluto, l’opera migliore di Zerocalcare. OK, ne ho lette solo due. Ma questa supera pure l’acclamatissima La profezia dell’armadillo, l’altra che ho letto (e persino comprato) e che, con anni di ritardo, mi ha permesso di capire perché l’autore è tanto, giustamente, apprezzato. Sono più bravo a criticare che ad elogiare e non trovo le parole adatte a scrivere di un volume senza pecche. Adoro i reportage se non sono lunghi e pesanti e questo, pur essendo un fumetto, non perde nulla rispetto ad una narrazione, anzi è capace di raccontare con disegni, espressioni e battute azzeccate ciò che migliaia di parole e decine di fotografie non potrebbero fare. C’è l’ironia tipica di Zerocalcare, c’è la sua umanità e c’è l’enorme intelligenza di riportare fatti e persone così come sono, con il risultato di rendere accessibile a chiunque una storia e degli avvenimenti che personalmente conoscevo poco. O meglio, conoscevo per via di notizie non sempre esaustive e neutrali. Oltretutto si tratta di temi attuali, benché il diario di viaggio risalga al 2016. Ad oggi, Kobane resiste ancora nonostante la recente offensiva turca.

Questa lettura è andata oltre le pagine che ho sfogliato. Mi ha illuminato sulla guerra che si sta combattendo tra quei confini (non solo con le armi) e sui principi alla base del modello Rojava (il Contratto Sociale del Rojava), il quale spero riesca ad affermarsi: sono di parte e sostengo il popolo curdo.

Piccola nota inutile. Credo da sempre che esista un filo sottile tra il libro che finiamo di leggere e quello che stiamo per cominciare. Non mi riferisco al gusto personale per un genere o un autore, parlo di un collegamento, un aneddoto, una citazione presente nell’uno e nell’altro. Ho trovato quel filo anche qui. Avevo iniziato Kobane calling mentre stavo terminando un romanzo di Joe R. Lansdale e mi ha sorpreso che proprio Zerocalcare, nel suo racconto, citasse Lansdale: lo stava leggendo una notte a Kobane.

Zerocalcare – Kobane calling

La profezia dell’armadillo

Se vuoi conoscere Zerocalcare devi partire da qui, dal suo primo lavoro, una raccolta di strisce che aveva pubblicato sul proprio blog prima di sfondare. Ero tentato da altri suoi libri (Kobane Calling è attualissimo) ma ho iniziato dal lavoro forse più noto ed effettivamente capisco il successo che avuto: semplice, divertente, profondo al tempo stesso e, non me ne vogliano gli esperti se non uso termini adatti, “ben disegnato”: le espressioni dei personaggi, i contesti nonché i dialoghi riproducono situazioni in cui senza dubbio ci si può immedesimare e per questo ridere, a volte a crepapelle. Non do il massimo dei voti solo perché alcuni, pochi, episodi sembrano un po’ forzati, ma è possibile che non li abbia capiti io.

Zerocalcare – La profezia dell’armadillo