Ultimo giorno

E’ stata una lunga notte di pensieri e passioni. Buio e silenzio, stranamente. Ma ho messo lo stesso i tappi per le orecchie. Preparo tutto, lascio il trolley ed esco. Giro per le bancarelle in cerca delle casette di terracotta, di un bicchierino e di un magnete. Le casette si trovano solo nei negozi e costano, due però le devo prendere, vedrò dopo.

Vado alla torre della cattedrale un po’ indeciso. Poi entro e non me ne pento, è molto suggestiva. Ci sono diverse campane. Trovo una specie di pendolo, enorme, che “penzola”, dall’esterno non è visibile. Do un colpetto per farlo oscillare e subito una campana suona, un rintocco. Sarò stato io? Boh. Quando esco mi fermo ad un Caffeine, l’ennesimo: cioccolata calda e fetta di torta… alla cioccolata, una bomba calorica. In questi posto trovo sempre ragazzi seduti ad un tavolo con un PC che sembra stiano lavorando a chissà quale progetto. Poi guardo meglio e spesso li trovo a cazzeggiare. Una ragazza qui accanto ha un foglio Excel aperto da un quarto d’ora: ha riempito tre celle e sistemato i bordi, sembra impegnatissima.

Le casette purtroppo devo comprarle in un negozio (7,50 euro l’una). Il bicchierino che mi piaceva lo prendo in una bancarella, dove una coppia costa (4 euro) quasi quanto uno singolo al negozio. Faccio l’ultima camminata verso l’ostello. Saluto la moglie di Linus, che sta andando via, e Linus che fa pulizie. Alla fermata degli autobus prendo il n. 2 e vado.

Per completare le riflessioni di ieri sulle cose migliori di questo viaggio, ho capito che il miglior posto in cui ho mangiato/bevuto è il pub-taverna senza nome di Užupis. Per la categoria “Donne” vince l’unica ragazza con cui ho scambiato più di qualche parola, la guida del Museo dell’Illusione.

Ultime note. L’artigianato locale si base anche molto sull’ambra, infinità di oggetto in vendita sono fatti con questa pietra. Particolari sono gli autobus elettrici, un po’ vintage, che si muovono grazie ai cavi, come il tram. Non ci sono negozietti pakistani ma chioschi sempre aperti di una catena chiamata “Narvesen”.

L’esperienza in Lituania finisce qua. Vediamo ora cosa mi aspetta in Italia.

 

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Trakai

Vado a Trakai, trenta minuti di auto. Posto molto bello, le casette sono particolari, il lago e il castello meritano una passeggiata. Peccato che faccia freddissimo e piova! Scatto due foto dal pontile ma sono costretto a rifugiarmi subito in un locale per rilassarmi al caldo. La moglie di Linus all’ostello, sapendo che andavo a Trakai, mi aveva consigliato di provare i calzoni tipici del luogo (kibinai) e infatti mi fermo in uno dei due locali più rinomati – e sicuramente dello stesso proprietario – in cui li preparano (Senoji Kibinine e Senoji Kibinine – Pica). Si trovano l’uno accanto all’altro.

Scelgo il primo, rustico, curato, elegante. Mangio un po’ di roba: due kibinai ai funghi e vegetariano, un pancake col formaggio, altri due kibinai dolci (uno con crema simile alla ricotta, uno piccolo al cioccolato). Bevo idromele di Trakai e un bicchiere di una cosa che non avevo mai sentito nominare: il kvass, che scelgo a caso dal menu dove è descritto come “Speciality non-alcoholic bread drink” e che io chiamerò “succo di pane”. Le foto sul menu sono molto più esaustive della descrizione e delle spiegazioni della signora che non capisce molto l’inglese. Spendo solo 11,10 euro.

Quando esco cerco di avvicinarmi al castello in auto. Parcheggio davanti al pontile, troverò una multa dopo. Le bancarelle di cui avevo letto sono chiuse tranne un paio. Percorro il pontile, faccio foto ma il castello è chiuso, forse perché è lunedì. Non sarei comunque entrato. La multa (12 euro) è per il parcheggio non pagato, sono stato lontano dieci minuti! Vado in una centrale di polizia, poi in banca ma niente, per pagare in contanti devo andare in un posto che non trovo, lungo un’autostrada. Giro e rigiro, alla fine rinuncio.

Torno a Vilnius, cerco un negozio di dischi che in auto non riesco a raggiungere, eppure dovrebbe essere vicino all’ostello. Decido di cercarlo a piedi, lascio la macchina. Scopro che si trova a 500 metri dall’ostello, è fornito di vinili ma troppo caro. Mi fermo presso una boulangerie lì vicino. Prendo un saccottino che credevo dolce, me lo ritrovo con un wurstel dentro!

Riprendo la passeggiata. Per entrare nella Old Town attraverso sempre una porta enorme da cui inizia il vialone centrale. The Portobello è un pub molto invitante, per entrare bisogna passare attraverso una cabina telefonica londinese. Decido che ci tornerò più tardi. Trovo un altro negozio di dischi subito dopo la grande porta, non compro nulla. Cammino tanto, mi bagno, esploro. Casualmente finisco davanti al museo dell’illusione (Vilnil), ci penso un attimo e decido di entrare (ingresso 10 euro). La guida che mi accompagna è una ragazza molto carina e simpatica di cui ricorderò la risata spontanea. Ci sono diverse attrazioni curiose, illusioni ottiche, giochi. Mi piace la camera sottosopra e la stanza old style lituana. Il giro dura meno di mezz’ora, quasi mi dispiace. Peccato essere solo, avrei voluto avere qualche foto di spalle. Ma questo vale per tutto il viaggio.

Dopo cammino ancora in direzione opposta a quella verso l’ostello. Arrivo alla famosa torre della cattedrale ma piove, mi voglio sedere a sorseggiare una birra. Così ritorno al The Portobello, bellissimo locale anche questo che, ovviamente, celebra Londra. Pare che qui servano le birre più grandi. Sul menu, che poi porterò con me di nascosto, trovo un disegno che mette a confronto tre bicchieri e la qualità del locale che li offre:

  • il primo da 0,5 litri –> Traditional, a good bar
  • il secondo da 0,56 litri –> Imperial pint, a very good bar
  • il terzo da 0,66 litri –> Admiral’s pint, The Portobello

Prendo patatine fritte e una Guinness, poi una strong ale.

Faccio qualche riflessione. La cosa che più mi ha colpito di Vilnius e del poco di Lituania che ho visto sono i locali, tutti davvero accoglienti. Non potrebbe essere diversamente visto il freddo. Poi le ragazze. Non sono migliaia ma hanno bei lineamenti, oltre ad essere alte. Poi il formaggio. Qui si mangia tanta roba col formaggio, forse anche con la carne ma io no.