Riccardino

Camilleri ha scritto quest’ultimo capitolo con Montalbano protagonista circa quindici anni fa quando, ormai ottantenne, pensava di essere vicino ai titoli di coda e di dover chiudere un ciclo con la scomparsa del commissario. Non credeva, Camilleri, che avrebbe abbondantemente superato i novant’anni, sicuramente però immaginava che sarebbe rimasto per sempre nei nostri scaffali e nei nostri ricordi. La Sellerio ha custodito il romanzo sapendo di doverlo pubblicare postumo e così è stato. Non è il migliore dei gialli ambientati a Vigata ma questo è un dettaglio: più che arrivare alle ultime pagine per scoprire il colpevole, il lettore vuole arrivarci per sapere che ne sarà di Montalbano. E Montalbano, per mano dell’Autore, non avrebbe potuto decidere meglio come uscire di scena.

Andrea Camilleri – Riccardino

Il soffio della valanga

Ho sempre apprezzato Santo Piazzese per la capacità narrativa e per il modo tutto suo di descrivere una Palermo che conosco bene. In questo terzo romanzo dello stesso filone noir, ambientato parallelamente al primo, cambia lo stile, cambia il protagonista e cambia anche il punto di vista su Palermo. Lorenzo La Marca, il ricercatore universitario che indagava ne I delitti di via Medina-Sidonia e La doppia vita di M.Laurent qui è solo una comparsa mentre ad investigare sul mistero troviamo il suo amico commissario Vittorio Spotorno. La trama non è un granché ma i ricordi del passato di Spotorno e il suo rievocare certe atmosfere della città rendono la storia piacevole. Pur mancando colpi di scena eclatanti, il finale è interessante. Piccola chicca, ad un certo punto del racconto, Spotorno parla al telefono, senza nominarlo, con un collega di Vigata, che non può non essere il commissario Montalbano

Santo Piazzese – Il soffio della valanga