Barcellona e Valencia

(scritto in un giorno qualunque del 2015)

Era il lontano 2004. Dopo cinque anni, era appena finita malamente la storia sino ad allora più importante della mia vita. motivo per cui avrei aperto questo blog qualche mese dopo. Il blog si chiamava “Lei e tutto il resto” perché volevo scrivere per trovare e approfondire un punto d’incontro tra la persona che ancora amavo e tutto ciò che mi circondava. Credevo di avere una possibilità di tornare insieme e sfogarmi attraverso le parole scritte mi sembrava un mezzo per riordinare le idee. Mi sbagliavo, quel punto d’incontro non l’ho mai trovato. Ma nemmeno l’ho più cercato. Certi episodi, per quanto possano sembrarci gravi quando li affrontiamo, sono solo una parentesi della vita, ci insegnano a crescere e non sono il peggio che ci possa capitare.

In quel periodo ero spaesato, l’avevo presa proprio male. Così una sera, in ufficio, decido di prenotare un volo per Barcellona per l’indomani. Il mio primo viaggio da solo. Conoscevo già Barcellona, l’avevo visitata con un’amica l’anno prima. Stavo con Lei ma non aveva potuto accompagnarmi e così, trattandosi di un viaggio premio ottenuto al lavoro che non potevo spostare, sono andato con una collega e amica.

Non so perché ho scelto Barcellona. Forse dovevo conoscerla meglio. Mi ha aiutato, facendomi vivere esperienze simpatiche che tuttora racconto con piacere. C’è anche una tappa a Valencia. Avevo con me una fotocamera, oggi un oggetto d’antiquariato, ma non ero fissato con le foto come lo sono adesso, per cui non ho molti scatti. Ho tanti ricordi che ho riportato su un quadernetto che è stato il mio primo diario di viaggio. Qui ne ripropongo alcuni:

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Una specie di fantasma

11 agosto 2004

Esploro ancora un po’ Valencia, poi decido di tornare a Barcellona dove sicuramente mi sarei divertito di più. Appena arrivo, vado subito da Fernando ma tutti i letti sono occupati, non c’è posto. Mi propone di andare a dormire da un suo conoscente ad un prezzo stracciato, accetto subito. Seguo un tizio per strada che mi accompagna. Camminiamo parecchio, lui parla solo se interpellato. Conosce un sacco di persone che lo salutano e lo fermano, io resto sempre dietro. Arriviamo davanti ad una bottega chiusa da una saracinesca. Deve essere di un pittore, lo intuisco dalle tele sparse in giro, dai colori e dall’aria stravagante del locale. Il tipo ha bussato due volte e qualcuno, una specie di fantasma che quasi non riesco a vedere in faccia, gli ha aperto. Mi mostrano dove posso dormire e spariscono in fretta, chiudendo la saracinesca. Mi trovo in una sala grandissima con un soppalco dove è poggiato il mio materasso. Sembra un magazzino, pieno di roba curiosa, manichini, quadri, cornici, lampade.C’è un televisore acceso con a lato una ragazza sdraiata su un divano che fa una smorfia appena mi vede. I due tipi non torneranno, restiamo solo io e lei lì dentro. Non è molto socievole, è però molto carina. Mangio quello che ho, ben poco, mi sistemo e apro la cartina sul tavolo, voglio ancora scoprire qualcosa di Barcellona. La ragazza lo capisce, si avvicina e mi consiglia dove andare in base a quello che le chiedo. E’ inglese. Noto che è imbacuccata come fosse dicembre e, sul divano, era sotto una coperta. Forse non sta bene. Parliamo un po’, nonostante stesse guardando qualcosa alla TV davanti alla quale, mezz’ora dopo, si addormenta. La mattina non la troverò.

All’Oceanografic

10 agosto 2004

Sono un’altra persona rispetto a due sera fa. Più turista, più tranquillo. Mi alzo presto, voglio andare all’Oceanografic, il parco marino – dicono – più grande d’Europa che si trova nella Ciutat de les Arts i les Ciències, zona in cui resterò tutta la giornata per visitare le strutture spaziali che ci sono li. Passo anche a dare un’occhiata al Mestalla, lo stadio. Il parco è impressionante per grandezza e varietà non solo di pesci ma anche di animali che provengono da numerosi ecosistemi del pianeta. Mi diverto parecchio, anche se da solo. Alla fine assisto ad uno spettacolo con i delfini.