The fall

La protagonista di questa serie, di cui mi sono sorbito tre stagioni su Netflix, è l’indimenticabile agente Scully di X-Files che credevo fosse sparita dalle scene e invece pare sia molto attiva specialmente in TV. Qui interpreta, in maniera sublime ma anche pallosa a lungo andare, un sovrintendente delle forze dell’ordine che si ritrova a dare la caccia ad un serial killer belloccio ed intelligente. La trama è tutt’altro che scontata, non ci sono delitti a gogò né scene cruente con l’assassino che riesce sempre a farla franca, anzi. Tutto si muove sulla caratterizzazione psicologica dei personaggi che innesca un duello a distanza tra i buoni e il cattivo fatto di mosse e contromosse nonostante gli imprevisti. Lei soprattutto è una donna con le palle da elevare a regina del movimento femminista, tanto schietta e pratica quanto sensibile. Lui è uno psicopatico omicida che a tratti viene voglia di incoraggiare. La pecca principale è che le puntate sono piuttosto lente. Accade di continuo qualcosa di importante ma ci mette troppo ad arrivare, tant’è che ho imparato a cucire a maglia e cucinare il cuscus durante la visione. Sarebbe stato meglio comprimere tutto in due stagioni, più che sufficienti a beccare il killer senza fronzoli.