Ghost story

Non ho esercitato il diritto del lettore ad abbandonare il romanzo e mi sa che ho sbagliato. E’ lungo, troppo lungo. E prolisso. Prolisso e noioso. Tranne l’evento raccontato nelle prime pagine, che induce a proseguire, e qualche apparizione o omicidio sparso qua e là, la narrazione è più pallosa che entusiasmante. I brividi sono davvero pochi e vengono dal freddo che fa da sfondo alla storia, non dalle trovate dell’autore, questo Peter Straub da molti accostato a Stephen King. Mah. Per carità, il libro non è da buttare (visto che ne parlano bene, può sempre essere messo in bella mostra su una mensola, anche se io l’ho letto su Kindle) ma è confusionario e pieno di passaggi inutili. Gli spunti interessanti non mancano, peccato che si perdano in fiumi di parole. Ah, alla fine muoiono praticamente tutti e io stesso sono un po’ morto dentro: non vedevo l’ora di arrivare alla fine per resuscitare con una nuova lettura che – sono certo – sceglierò con più attenzione.

Peter Straub – Ghost story

The outsider

Per tre quarti di romanzo, da leggere tutti d’un fiato, ti ricordi chi è Stephen King: quello che con una frase del tipo “c’era un uomo nella stanza”, buttata lì quasi per caso mentre descrive il colore delle piastrelle del bagno, ti mette i brividi. Quasi per caso, perché in realtà ogni singola parola, come l’uomo nella stanza, è messa lì per portarti dove vuole lui. E con me, anche stavolta, il caro Stephen ci è riuscito piuttosto bene. Poi c’è l’ultimo quarto di romanzo in cui ti ricordi perché non ti ricordavi di Stephen King: per la tipica conclusione soprannaturale, perfetta per carità, che però ti lascia sempre un po’ di amaro in bocca, perché tutto il casino creato, l’intreccio così avvincente, gli interrogativi tanto inspiegabili alla fine si risolvono puntualmente con la solita creatura di origine ignota che vive nei sogni o l’essere mostruoso che si nutre di paura. Va be’, lo amo lo stesso.

Stephen King – The outsider

Dolores Claiborne

Pur non avendo letto tante delle sue opere (ma chi lo ha fatto?), mi ritengo un fan di Stephen King, che ammiro come pochi altri autori per la sua capacità di tenermi su un filo, teso, dandomi ad ogni pagina la sensazione (e spesso la certezza) che un brivido stia per arrivare. Lo stesso King mi faceva incazzare, quando non lo conoscevo, per la presenza di quelle creature soprannaturali che lo toglievano dagli impicci, potendosi permettere di fare ogni cosa (del male, nello specifico) senza che lui dovesse spiegarci come: cioè mistero, suspense, situazioni assurde e poi taaac… arrivava un mostro a sbrogliare la matassa.

In Dolores Claiborne invece tutto questo non succede. O meglio, succede tutto ma senza gli strani esseri, anche se i protagonisti tanto normali non sono. Non ci sono nemmeno i capitoli qui dentro, è un lungo monologo della protagonista che, per mano di un King diverso dal solito, riesce comunque a tenere incollati fino alla fine.

Stephen King – Dolores Claiborne