La collina maledetta

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La Collina delle Croci

Ora legale. Mi sbrigo con calma. Non ho deciso dove andare ma piove quindi prenderò la macchina.

OK, direzione Collina delle Croci. E’ tutto chiuso, dimenticavo che è domenica! Pranzo a Šiauliai, in un locale molto curato, Morganas, dove mangio bene: birra locale, strisce di pane tostato fritto e salsa, “arancini” (chiamati proprio così, quattro palline) per 15 euro. Sono seduto ad un tavolo grande. Arriva un signore non del luogo che chiede “scrambled eggs”, vuole fare colazione all’inglese. Forse è inglese. La cameriera non capisce, chiede alla collega che parla inglese. Lui chiede a me se le conosco, gli rispondo di sì ma dubito che le abbiano qui. Infatti, niente uova strapazzate. Si alza e va via. Lascio la mancia alla cameriera carina e gentile che parla inglese e che mi ha servito.

Arrivo alla Collina delle Croci, molto suggestiva! Praticamente sono due e mezza di auto, saranno cinque tra andata e ritorno in cui scopro con piacere Gold FM, un canale radio che passa canzoni orecchiabili, vecchi successi soprattutto, di quelli commerciali che piacciono a tutti e che non ascolto mai. C’è vento e fa freddo, almeno non piove. Scatto una marea di foto, spero che qualcuna riesca a rendere l’idea di dove mi trovo. Ho le mani congelate, ogni tanto spunta il sole. Ci sono 400.000 croci di tutte le forme e le dimensioni, la gente le porta qui da tutto il mondo, io ne prendo due che mi piacciono e le riporto al mondo. Nella struttura adiacente prendo un cappuccino per riscaldarmi. Uso quella macchinetta per turisti che pressa una moneta da cinque centesimi per imprimere l’immagine del posto ma sbaglio la selezione e viene fuori la sagoma di Giovanni Paolo II. Fanculo.

Torno verso Vilnius. All’andata avevo notato, poco prima della collina, una specie di sagra, c’erano tante auto lungo la strada, gente sparsa e qualche ambulante con fiori e prodotti della terra davanti a quello che sembrava l’ingresso di un enorme piazzale. Al ritorno decido di dare un’occhiata. Mi accorgo però che è un cimitero!

Arrivare a Vilnius pesa meno che alla mattina. In città mi perdo e, girando in auto, mi ritrovo in centro la sera, nella parte moderna piena di luci e palazzi. Mi riposo all’ostello, poi esco a piedi. Inquadro meglio Užupis, ci tornerò. Ceno in un ristorante lituano, Forto Dvaras, non ho molta fame. Mangio crocchette di formaggio e una specie di cheesecake, più birra. Totale 15,10 euro. Bel locale. Rientro tardi e cerco di dormire. E’ il cinese che russa.