Django unchained

Non è il film. Perché Django unchained è un gran film e io sul blog al massimo scrivo di film brutti. E’ il (o la) graphic novel realizzato da Tarantino dalla sceneggiatura originale, insieme ad una squadra di bravi disegnatori. Per certi aspetti è pure meglio del film perché, come afferma lo stesso regista nella prefazione, qui non ha dovuto fare tagli al montaggio come per la pellicola (che altrimenti sarebbe durata quattro ore) ed in effetti ci sono dettagli in più che raccontano meglio i personaggi e la storia. L’ho letto senza pause aspettando un maledetto aereo in ritardo e mi ha aiutato a non inveire contro i poveri assistenti di volo anche se, immerso com’ero nell’atmosfera western e sanguinaria, la tentazione di tirare la fuori la pistola e sparargli in testa è stata forte. Si legge tutto d’un fiato, i dialoghi – stupendi – sono gli stessi che ricordavo e, pur conoscendo l’intera trama, ogni pagina mi ha appassionato perché anche i disegni sono fantastici. In appendice, tavole, bozzetti e copertine alternative completano l’opera, imperdibile per gli amanti di Tarantino.

Quentin Tarantino e altri – Django Unchained

C’era una volta a Hollywood

Il libro, pur essendo leggermente diverso dal film, non ha deluso le aspettative, la firma di Quentin Tarantino per me è una garanzia. Tarantino però fa il regista, non lo scrittore e si vede. Il romanzo è entusiasmante e scorre con ritmo e fantasia, tranne quando si perde nella maniacalità del racconto di trame e personaggi di film e serie vere o inventate, aneddoti riguardanti attori e registi veri o inventati, storie di Hollywood vere o inventate. E’ una dichiarazione d’amore verso il cinema e Tarantino, oltre a infarcire le pagine con la sua smisurata conoscenza dell’argomento, altera i fatti, li mischia, li rielabora e ci gioca nella convinzione, condivisibile, che la settima arte possa salvarci dalla realtà e mostrarci una storia diversa, migliore. Nel film tanti spunti e dettagli vengono solo accennati e non approfonditi. Il romanzo invece non lascia scampo, spiega tutto e troppo: perde il potere visivo e prende quello della parola, approfondendo ciò che nel film non sempre risulta chiaro. Ma si tratta di contorni, la trama vera e propria, ammesso che esista, è identica. Associare i volti dei protagonisti a Leonardo DiCaprio e Brad Pitt, ricordando le scene del film, le battute e i luoghi, rende la lettura più piacevole anche se il “montaggio” qui è ben diverso e l’episodio del fallito assassinio di Sharon Tate (purtroppo solo nella finzione) viene menzionato in due righe e Charles Manson e i suoi seguaci non vengono ridicolizzati abbastanza. La storia purtroppo è altra cosa, il cinema no e Tarantino lo dimostra magnificamente.

Quentin Tarantino – C’era una volta a Hollywood