Senza paura

http://www.youtube.com/watch?v=wK7a5UuW7BE

 

Fearless

You say the hill’s to steep to climb, climbing
you say you’ld like to see me try, climbing
you pick the place and I’ll choose the time
and I’ll climb the hill in my own way
just wait a while for the right day
and as I rise above the tree-line and the clouds
I look down, hearing the sounds of the things you’ve said today

Fearlessly the idiot faced the crowd, smiling
mercyless the magistrate turns round, frowning
and who’s the fool who wears the crown
go down in your own way
and every day is the right day
and as you rise above the fear-lines in his crown
you look down, hearing the sound of the faces in the growd

You never walk alone, you never walk alone
walk on, walk on with hope in your heart
and you never walk alone, you never walk alone

La valigia del viaggiatore

Ho comprato una valigia ad un mercatino dell’usato che più usato non si può. Ho comprato una valigia perché voglio partire, andare lontano, senza muovermi da qui. E’ una valigia speciale questa. L’ho pagata un euro, contrattando per giunta, perché la richiesta era di ben due euro. E’ una valigia con una storia di chissà quanti anni racchiusa al suo interno. L’ho aperta e, nell’esatto momento in cui l’ho respirata, di quella storia sono entrato a far parte.

Viaggeremo insieme restando a casa e ne vivremo di luoghi da raccontare e portarci appresso. Devo metterci dentro il mio pezzo di storia però, per aggiungerlo a quelli di chi ha viaggiato con lo stesso bagaglio prima di me. Allora raccolgo ogni oggetto significativo che vorrei mi descrivesse e lo depongo nella valigia. C’è spazio, la dimensione non è stata una scelta casuale, le scelte importanti non sono mai casuali. O forse, sotto sotto, lo sono sempre.

Le prime cose che prendo sono i miei scritti: diari, lettere, appunti, persino disegni. Nemmeno mia madre potrebbe descrivermi meglio delle parole che io stesso ho usato nel tempo per lasciare traccia dei miei stati d’animo. La musica poi. Un viaggio che si rispetti non può non avere una colonna sonora appropriata. Scelgo tra i miei vinili: Pink Floyd, Pearl Jam e Smashing Pumpkins, un cofanetto, il più prezioso. Subito però mi ravvedo e li prendo tutti. Aggiungo qualche CD, sono troppi, prendo quindi quelli che ascolterei all’infinito, che è un po’ il posto in cui vorrei andare. Oltre ai miei scritti, ci sono quelli che ho ricevuto dagli altri. Ne ho di stupendi, da chi mi ha voluto bene, da chi mi ha messo al mondo, da chi ha incrociato il mio cammino e ha potuto lasciare traccia di sé. Anche questo parlano di me nel modo giusto, fanno la mia storia. Chi ti ama sa bene come descriverti.

Ci sono i ricordi. Roba vecchia ma non più vecchia della valigia. E importante, perché tutto ciò che si conserva per tanto tempo possiede un valore che va oltre il ricordo che rappresenta. E’ un segno, una pietra miliare sulla tua strada, una tappa che in qualche modo, per quanto a volte insignificante, ha cambiato la tua vita. Io questi ricordi in genere li tengo nelle scatole, nella soffitta o attaccati ad una parete: spillette, monetine, magliette, sassi, giocattoli, bicchieri, scarpe, lacci di scarpe… ho messo da parte veramente di tutto. Potrei aprirlo io un mercatino dell’usato. Apprezzo, io che non ho una memoria efficiente, la capacità di poter associare ad ognuno di questi oggetti un momento preciso del mio passato, i luoghi, le persone, le sensazioni. Nella valigia tuttavia devo mettere i ricordi più importanti e questi credo di poterli raccogliere in un mazzo di fotografie.

Viaggiare è creare nuovi ricordi, non può mancare pertanto la mia macchina fotografica, una compatta che da anni gira e resiste con me acchiappando le esperienze migliori. Naturalmente, è necessario un diario con le pagine ancora da riempire e una matita da consumare, più un’altra. Un orologio fermo. Un paio di occhiali senza lenti. Due o tre libri che, a differenza della musica, non possono essere quelli che rileggerei all’infinito ma quelli che non finirò mai di leggere pur continuando a provarci. Un telefono con un solo numero memorizzato e senza possibilità di collegarsi ad internet. Un costume e un paio di occhialini per poter nuotare ovunque ci sia acqua ché, se pure non ci fosse, non smetterei di cercarla.

Infine un lucchetto aperto senza chiave. Potrebbe non servire mai, anzi lo spero proprio ma, qualora fossi costretto a fermarmi, lo userei per chiudere  la valigia per sempre, vorrebbe dire che non c’è più niente di me da raccontare.

Is there anybody in there?

Ci vuole così poco. Ti svegli col sole e, piuttosto che lamentarti perché non riesci a connettere, ti congratuli con te stesso per essere arrivato alla doccia. Prendi le vitamine e bevi un bicchierone di latte freddo ché a te il latte piace più della birra e del vino, soprattutto la mattina. Ancora di più se trovi sul divano un cioccolatino Lindt che non credevi di avere. Vai in ufficio in auto perché piove e non puoi prendere la Vespa. Capisci che in fondo la pioggia ti piace. C’è un po’ di traffico per strada e non ne fai un problema, avrai più tempo per ascoltare quei pezzi rock alla radio che ti resteranno in testa per tutta la giornata. Il lavoro procede come vuoi che proceda, sei certo di fare il tuo dovere, quello per cui ti pagano, e di metterci anche qualcosa in più. I colleghi oggi sono tutti simpatici. Pensandoci bene, chi più, chi meno, lo sono sempre. Hai già fatto pace con lei per un’inutile discussione, il telefono non basta a riempire la voglia che hai di rivederla dopo due settimane di lontananza ma sai che quel momento sta per arrivare. Approfitti della pausa pranzo per fare due cose abbastanza inutili che proprio per questo rimandavi da mesi: cambiare la batteria della bilancia pesapersone che non ti pesa mai e comprare la ricarica di quella penna elegante, regalo di natale di un paio di anni fa, che nemmeno ti serve perché preferisci la Bic con quattro colori. Con l’occasione, al centro commerciale prendi pure tre libri, di quelli a 0,99 euro che hai quasi tutti. Compri di nuovo i Lindt e pure i Kinder Sorpresa con i puffi. Apri subito un ovetto e ci trovi Grande Puffo, il tuo preferito, quello con la barba che avresti sempre voluto avere. Torni in ufficio, vai su Anobii per aggiornare la libreria e ti accorgi che uno di quei volumetti lo avevi già. Noti anche che hai ottantacinque, e ripeti ottantacinque, libri da leggere. Ripeti ancora ottantacinque quasi con soddisfazione perché vuol dire che potrai contare su un’ampia scelta di titoli prima di iniziare la prossima lettura. Continui il tuo lavoro e aspetti che i colleghi vadano via perché il pomeriggio, nel silenzio della stanza, ti concentri meglio e ingrani la marcia giusta per finire di scrivere. Aspetti anche che faccia buio perché poi, a ora di cena, devi andare a nuotare. I compagni di squadra sono lì, pronti come te ad affrontare i quattromila metri quotidiani. L’allenamento stasera è pesante ma esci dalla vasca soddisfatto e senza alcun cattivo pensiero in testa, ammesso che ne avessi avuto uno. Hai perso le pinne, forse qualcuno le ha prese per sbaglio, forse no. Poco importa, le ritroverai. La doccia sembra durare più del solito, l’atmosfera nello spogliatoio maschile è simpatica come sempre, forse perché è l’unico al mondo in cui non si parla di donne e motori. Del calcio sì però, ogni tanto. Ci ritroviamo fuori e andiamo a cena insieme. Sono le undici di sera e Giancarlone e la sua trattoria ci aspettano. A tavola gli aneddoti si moltiplicano nel vino, le chiacchere si perdono nei piatti tipici. Torni a casa dopo aver viaggiato non solo sull’asfalto e, parcheggiando, casualmente due pietre miliari della musica ti bloccano nell’abitacolo, una dopo l’altra: Comfortably Numb dei Pink Floyd e la versione breve di I Heard It Through The Grapevine dei Creedence. E’ notte, non c’è nessuno fuori e rimani immobile come se non ci fosse nessuno neppure dentro. Stanco solo fisicamente, con gli occhi in fondo alla via, rivedi la giornata assolutamente normale appena trascorsa e ti rendi conto che ci vuole così poco per essere felici.