Un po’ di shopping

Mi sveglio tardi, il cinese è tornato. Come sospettavo, era andato alla Collina delle Croci ma non ha trovato un bus per rientrare ed è rimasto lì a dormire. Spero non sulla collina. Oggi è tutto chiuso, giustamente è festa. Piove a tratti ma non fa freddo e si può camminare comodamente. La città è deserta. Visito un paio di chiese sul viale dopo la Porta dell’Aurora. In una c’è una messa cattolica e scappo, nell’altra roba ortodossa, mi colpisce la parete frontale con sculture e croci, tutta verde.

In una bancarella un tizio vende scatoline e agende fatte da lui a mano in pelle, cuoio e sughero, molto belle. Parla come Riccardo B. Cooper, tanto, spera di vendermi qualcosa. Non sto contrattando, resto in silenzio ma lui abbassa continuamente il prezzo di ciò che guardo. Mi piace ogni oggetto, so già che comprerò qualcosa. Senza dubbio una scatola per La Più Bella Ragazza Di Tutti I Tempi. Lui si chiama Alex, nomina il calcio, cita perfino Schillaci. C’è una borsa-scatola-valigia piccolina e bellissima, costa 250 euro, scende fino a 100 euro, troppo comunque. Alla fine prendo due scatoline a 25 euro, ha tolto circa 15 euro dal totale. Nella bancarella accanto compro per 3,50 euro un robottino di legno snodabile che avevo visto nei negozi di souvenir ad un prezzo più che raddoppiato. Ho visto anche delle casette di terracotta che riproducono abitazioni delle campagne, devo prendere un paio.

Mi fermo un bel po’ da Crustum, una caffetteria. Manco a dirlo, il locale è molto carino. La cioccolata è una pallina attaccata al cucchiaino che si scioglie piano nel latte. Prendo anche una “bomba” che bomba non è, al caffè (tutto 3,50 euro). Uscendo chiedo se mi regalano uno di quei cucchiaini di legno. La ragazza me ne porta uno confezionato, col cubetto di cioccolato attaccato. Ecco come la fanno! E’ una formula inglese, non è roba fatta in casa. Per il cucchiaino pago praticamente un’altra cioccolata (2,40 euro). In un centro commerciale, dentro una libreria, compro un’agendina che si chiude con la calamita (2,90 euro), la userò per il prossimo viaggio e chissà con chi sarò. Entro anche in una specie di Tiger, il negozio delle cose inutili, ma non compro niente.

Oggi ho visitato anche la cattedrale, enorme e apparentemente spoglia. Le cappelle sono particolari. Insomma, non ho molto altro da fare. La vacanza è finita, devo solo impiegare al meglio il tempo. Domani farò molto con comodo.

Cerco un posto, come al solito, dove mangiare qualche schifezza con birra. Finisco al Būsi Trečias, un pub nascosto in qualche strada della Old Town, rustico. Mi piace. Birra scusa e crocchette al formaggio, un tavolo per scrivere, pensare e non pensare. Mi sa che mi trattengo un po’ qui, tanto piove e non ho dove andare. Aggiungo pane fritto con salsa e la stessa birra, piccola però (totale 11,80 euro). Vorrei sapere disegnare.

Piove ancora, cazzo. Inutile stare in giro senza niente da vedere. A Vilnius credo non ci sia altro di sorprendente. Almeno per un turista. Sono un turista adesso e un turista difficilmente è triste. Eppure lo sono stato. Entro in un altro Caffeine. Cioccolata e muffin (3,50 euro). Relax.

A meno di 24 ore dal rientro, il “succo di pane” vince per la categoria “Bevande”. Il pane fritto con salsetta tra i “Cibi”. La Collina delle Croci in “Luoghi”. Tra gli “Uomini” vince Riccardo B. Cooper. Tra le “Donne” non so ancora. In “Musica” il gruppo di cui ho comprato il CD, i Žemėj Lietuvos. Miglior “Locale”… ci devo pensare.

Se Alex, il tizio della bancarella, scende a 50 euro, la borsa-scatola-valigia potrei anche comprarla. Devo visitare la torre della cattedrale, poi ho davvero finito.

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Užupis

Ho dormito da solo, il cinese non è tornato. Strano. Mi sveglio però presto, faccio tutto con comodo. C’è pure il sole che spunta ogni tanto. Devo approfittarne per camminare e visitare meglio Užupis.

La famosa porta che attraverso ogni giorno si chiama “Gates of Dawn” (Aušros Vartai), Porta dell’Aurora, uno dei più importanti monumenti religiosi della Lituania. Per me era una porta, ma si capiva che doveva avere un valore storico. Visito la cappella che dall’alto guarda il viale. Faccio foto, non è permesso.

Guardo meglio tutto, di giorno è un’altra cosa. A Užupis trovo il ponte con l’altalena, visto solo al buio sinora, e il muro con la costituzione. Finisco per caso all’Incubatorio ma sembra tutto chiuso. Ci sono comunque tante cose da fotografare da queste parti. Camminando mi colpisce uno spiazzo dietro ad un portone di legno mezzo distrutto. Mi affaccio e subito un ragazzo che somiglia a Bradley Cooper mi invita ad entrare. C’è una vecchia casa e un giardino circondato da alte mura. Il ragazzo parla tanto, Riccardo si chiama. Mi mostra tutte le opere che ha realizzato, orgoglioso. Ci sono un tavolino e due sedie a cinque metri di altezza sul muro su un ripiano. Tanta roba messa lì in giro a modo. C’è la madre. Gli chiedo se è un artista, non lo è. E’ un cacciatore. Indica un gatto di cui mi dice il nome. Svuota un bidone di acqua salmastra dove ci sono dei pesci che moriranno a breve sull’erba. Per il gatto. Capisco che mi chiede soldi per mangiare, prendo delle monete dalla tasca e mi indica quella da un euro, glielo lascio con tutti i centesimi. E’ contento. Si mette in posa felice con il rastrello quando gli chiedo se posso scattare qualche foto. Poi mi dice di entrare in casa.

E’ una baracca a cui si accede tramite una scala. C’è un gallo imbalsamato sopra la porta d’ingresso e degli scorpioni morti su un tavolo. Penso subito ai film in cui ragazzi ignari vengono derubati così – o peggio, spariscono! – ma non esito ad entrare. La casa è proprio povera, di una povertà di questi posti. Però hanno un televisore a schermo piatto che stona con l’ambiente. Riccardo mi mostra la sua stanzetta con alcune altre “opere”, abiti appesi, DVD, tanti oggetti sparsi. La sua stanza si affaccia su Paupio gatvė, una delle strade centrali di Užupis. Andando via mi offre da bere da una bottiglia con etichetta di non so cosa e bicchieri poggiati sul tavolo da non so quanti secoli. Non accetto, non mi sembra tanto pulito e forse sono anche condizionato dai film in cui accadono cose strane. Da una porta sbuca il padre all’improvviso. Riccardo gli dice che sono siciliano e lui grida “cosa nostra!”, ridendo. Amano Toto Cutugno e Celentano. Saluto e vado.

Mi fermo al Coffee1, una cioccolata e due tortine: una si chiama šakotis, una specie di rettangolino con le stalagmiti, l’altra tinginys, un dolce al cioccolato, entrambi dolci tipici lituani. Passeggio ed entro in una libreria in cui compro una stampa in italiano della costituzione della Repubblica di Užupis. La commessa appone un timbro che faccio mettere anche sul mio diario. Il timbro è il simbolo della Repubblica di Užupis, una mano bucata: indica che Užupis si può toccare ma non si può possedere. Scatto tantissime foto in giro. Noto un negozietto tibetano, vorrei entrare ma è chiuso, ripasserò. Torno a prendere l’auto per riconsegnarla.

L’aeroporto è vicinissimo, cinque chilometri appena. Faccio benzina, metto 25 euro ma a 22 ho raggiunto già il pieno, cazzarola. Alla Hertz ritrovo la ragazza del primo giorno. Spero non ci siano problemi con l’auto, visto che nessuno la prende in consegna, lascio solo le chiavi. La multa mi costerà, ho letto che mi addebiteranno almeno 40 euro di spese amministrative. Prendo l’autobus (linea 1 o 2, biglietto 1 euro) per tornare in città. In venti minuti sono alla stazione bus e treni, a trecento metri dall’ostello. Buono a sapersi per il rientro in Italia.

Cammino seguendo una cartina, direzione monumento a Frank Zappa. Che si dimostrerà una cazzata colossale, una colonna con la testa e un murales.  Passo davanti un negozio che vende roba dei paesi baltici, tra cui tanti CD. Ne compro uno di un gruppo locale (Žemėj Lietuvos – Thundertale) di genere epic metal, attirato dal packaging fichissimo, dopo che la commessa me lo ha fatto ascoltare. Guardando la mappa mi accorgo che Vilnius non è così grande. Praticamente, senza saperlo, ho già visitato quasi tutta la Old Town. Bello il nome “Old Town”. Vado a cercare la “via della letteratura” e scopro che ci sono passato accanto ogni giorno: scatto qualche foto ai muri con le opere numerate e via. Poco distante arrivo alla chiesa di Sant’Anna, quella dei mattoni rossi. Entro ma è tutto spento.

Ritorno a Užupis. Passo dal negozio tibetano e compro un magnete che raffigura la mano bucata (1,50 euro) e un braccialetto di cotone del Guatemala (1 euro). Cioè in Lituania ho comprato un bracciale del Guatemala in un negozio tibetano. Mi fermo alla pizzeria ad angolo, quella con le vetrate che è impossibile non vedere. Si mangia italiano, molto italiano. I proprietari non sembrano ma pure il menu è scritto in italiano e non c’è solo la pizza. Prendo il pane fritto con salsa, più birra (6 euro). Aggiorno il diario e mi sposto verso la Old Town dove entro in uno di quei locali chiamati Caffeine, ce ne sono a decine. Questo è una specie di Feltrinelli con bar e divanetti. Compro una cartolina che vorrei spedire. Cammino e cammino, quasi a perdermi. La città non è affatto enorme, ci si orienta facilmente. Non trovo un posto nuovo per bere e mangiare qualcosa. La Vilniaus gatvé è piena di locali attaccati l’uno all’altro ma non fanno per me. Il ristorantino georgiano sotto l’ostello è chiuso, ci avevo sperato (chiude alle 20.00). Molte attività qui chiudono presto, tanti negozi perfino alle 17.00. Alla fine compro una bottiglia di birra Rinktinis e una pizza surgelata che al microonde verrà uno schifo. Vabbè.

Confusione. Il cinese è di Hong Kong, tipo piuttosto strano.

Trakai

Vado a Trakai, trenta minuti di auto. Posto molto bello, le casette sono particolari, il lago e il castello meritano una passeggiata. Peccato che faccia freddissimo e piova! Scatto due foto dal pontile ma sono costretto a rifugiarmi subito in un locale per rilassarmi al caldo. La moglie di Linus all’ostello, sapendo che andavo a Trakai, mi aveva consigliato di provare i calzoni tipici del luogo (kibinai) e infatti mi fermo in uno dei due locali più rinomati – e sicuramente dello stesso proprietario – in cui li preparano (Senoji Kibinine e Senoji Kibinine – Pica). Si trovano l’uno accanto all’altro.

Scelgo il primo, rustico, curato, elegante. Mangio un po’ di roba: due kibinai ai funghi e vegetariano, un pancake col formaggio, altri due kibinai dolci (uno con crema simile alla ricotta, uno piccolo al cioccolato). Bevo idromele di Trakai e un bicchiere di una cosa che non avevo mai sentito nominare: il kvass, che scelgo a caso dal menu dove è descritto come “Speciality non-alcoholic bread drink” e che io chiamerò “succo di pane”. Le foto sul menu sono molto più esaustive della descrizione e delle spiegazioni della signora che non capisce molto l’inglese. Spendo solo 11,10 euro.

Quando esco cerco di avvicinarmi al castello in auto. Parcheggio davanti al pontile, troverò una multa dopo. Le bancarelle di cui avevo letto sono chiuse tranne un paio. Percorro il pontile, faccio foto ma il castello è chiuso, forse perché è lunedì. Non sarei comunque entrato. La multa (12 euro) è per il parcheggio non pagato, sono stato lontano dieci minuti! Vado in una centrale di polizia, poi in banca ma niente, per pagare in contanti devo andare in un posto che non trovo, lungo un’autostrada. Giro e rigiro, alla fine rinuncio.

Torno a Vilnius, cerco un negozio di dischi che in auto non riesco a raggiungere, eppure dovrebbe essere vicino all’ostello. Decido di cercarlo a piedi, lascio la macchina. Scopro che si trova a 500 metri dall’ostello, è fornito di vinili ma troppo caro. Mi fermo presso una boulangerie lì vicino. Prendo un saccottino che credevo dolce, me lo ritrovo con un wurstel dentro!

Riprendo la passeggiata. Per entrare nella Old Town attraverso sempre una porta enorme da cui inizia il vialone centrale. The Portobello è un pub molto invitante, per entrare bisogna passare attraverso una cabina telefonica londinese. Decido che ci tornerò più tardi. Trovo un altro negozio di dischi subito dopo la grande porta, non compro nulla. Cammino tanto, mi bagno, esploro. Casualmente finisco davanti al museo dell’illusione (Vilnil), ci penso un attimo e decido di entrare (ingresso 10 euro). La guida che mi accompagna è una ragazza molto carina e simpatica di cui ricorderò la risata spontanea. Ci sono diverse attrazioni curiose, illusioni ottiche, giochi. Mi piace la camera sottosopra e la stanza old style lituana. Il giro dura meno di mezz’ora, quasi mi dispiace. Peccato essere solo, avrei voluto avere qualche foto di spalle. Ma questo vale per tutto il viaggio.

Dopo cammino ancora in direzione opposta a quella verso l’ostello. Arrivo alla famosa torre della cattedrale ma piove, mi voglio sedere a sorseggiare una birra. Così ritorno al The Portobello, bellissimo locale anche questo che, ovviamente, celebra Londra. Pare che qui servano le birre più grandi. Sul menu, che poi porterò con me di nascosto, trovo un disegno che mette a confronto tre bicchieri e la qualità del locale che li offre:

  • il primo da 0,5 litri –> Traditional, a good bar
  • il secondo da 0,56 litri –> Imperial pint, a very good bar
  • il terzo da 0,66 litri –> Admiral’s pint, The Portobello

Prendo patatine fritte e una Guinness, poi una strong ale.

Faccio qualche riflessione. La cosa che più mi ha colpito di Vilnius e del poco di Lituania che ho visto sono i locali, tutti davvero accoglienti. Non potrebbe essere diversamente visto il freddo. Poi le ragazze. Non sono migliaia ma hanno bei lineamenti, oltre ad essere alte. Poi il formaggio. Qui si mangia tanta roba col formaggio, forse anche con la carne ma io no.