I swim the island

Le gare che non ti aspettano

Sono le gare in cui fai un tempone.
Inteso come grande tempo.
O tempo grande.
Cioè lungo, altissimo.
E il tempo è denaro.
E infatti fermarsi ad ogni boa per ammirare il paesaggio non ha prezzo.

I secondi che diventano primi

Quel tic tac scandito all’infinito dalle lancette non dà mai il giusto valore al secondo, serve invece alla causa del minuto, dell’ora, per definire un tempo che non è attimo. Il secondo è attimo, quando scivola tra le dita, fugge, corre e, a volte, arriva primo. Allora diventa il più importante.

Il vuoto che passa ogni tanto per la testa e che, per distrazione, ti può cambiare l’esistenza. Il concentrato di tutte le parole e gli sguardi mischiati in un tocco di labbra di una persona che saluti e non sai se rivedrai. Il sorriso finto e fugace di un bimbo che si mette in posa quando stai per scattargli una foto. Il tuffo dal blocchetto prima di una gara importante. Il dito che preme su Invio quando mandi un messaggio che speri riceva risposta. Questi sono i secondi che diventano primi, gli attimi per cui alla fine si vive.

Come quell’accordo maledetto dell’ukulele. E il fottutissimo barrè che porca di quella miseria.