Echoes

Echoes purtroppo non è la famosa canzone dei Pink Floyd della durata di 23 minuti ma l’ultima serie thriller proposta da Netflix che si fa seguire per 23 minuti scarsi prima di diventare una matassa intricata in cui perdersi. Questo perché le protagoniste sono due gemelle, identiche, che ogni anno si scambiano le vite, quindi i mariti, le famiglie, il lavoro, senza che nessuno se ne accorga, finché una delle due si ribella e sparisce. Poi però torna e, mentre la storia va avanti e i flashback svelano come le sorelle sono cresciute, non si capisce più una mazza, non si capisce chi è l’una e chi è l’altra, non lo capiscono loro, non lo capisce il regista che le scambia di continuo e non lo capisce nemmeno lo sceneggiatore perché la sceneggiatura non c’è mai stata. Pure l’attrice che le interpreta, Michelle Monaghan, che mi piaceva molto, ha una crisi d’identità e infatti ora non mi piace più. Lo scambio poteva essere il pretesto per una buona serie ma lo sviluppo lascia molto a desiderare, troppe assurdità rendono gli sforzi delle gemelle inverosimili e nemmeno l’eroe riesce a salvarle: lui, uno dei due mariti, è stato l’unico a capire il trucchetto ma ha mantenuto sempre la bocca chiusa, ha fatto finta di niente e per anni in pratica se le è trombate entrambe. Un mito.