Wonder Woman 1984

Ho colto al volo l’offerta di Prime Video che, alla modica cifra di un euro, permetteva di noleggiare il film per tutto lo scorso weekend. Me ne sono pentito. Perché WW84 è semplicemente brutto. Brutto e stupidotto, a conferma che DC, pur avendo a mio avviso i personaggi migliori (Batman su tutti), sta a Marvel come una pizza surgelata sta ad una margherita napoletana e a me la pizza surgelata piace pure. Wonder Woman stessa è un mito e Gal Gadot è perfetta per il ruolo, alla pari di Linda Carter nella serie degli anni settanta che qui fa una piccola comparsata. Ma è il resto a non funzionare. Mentre lo guardavo dicevo che mi ricordava Ghostbusters per il mix di effetti speciali, comicità e sentimento, azione un po’ goffa, un pizzico di suspense e l’intento di salvare il mondo da una forza potente e oscura. Ho scoperto oggi che Ghostbusters è uscito proprio nel 1984: il paragone però, con le dovute differenze di trama e sceneggiatura, non regge. WW84 non appassiona, sembra un luna park in cui si mescolano male troppi temi e troppa roba, risultando divertente e altrettanto fumoso. Tra la memorabilia, Diana usa il lazo lanciandolo per aria non si sa dove, attaccandolo perfino ad un aereo per spostarsi e dondolarsi come Spider-Man, impara a volare in mezzo alle nuvole, salva due bambini musulmani (Gal Gadot è una fiera israeliana) in una scena pressoché ridicola, ritrova il suo compagno di vita nel corpo di un altro uomo con cui ruba un jet, che rende invisibile, per arrivare senza mappe dall’altra parte del mondo a combattere contro il cattivo, non così cattivo, diventato una specie di Aladdin che sfrutta i desideri della gente, gente che poi rinuncia al proprio desiderio per il bene dell’umanità. E questo è quello che ricordo, perché mi sono anche addormentato. In mezzo c’è un’altra cattiva non così cattiva, metà donna e metà ghepardo, che si scontra con l’eroina in duello mentre dormivo e non cos’altro. Insomma mi è sembrato più un film per famiglie, quindi soporifero, che un film per tutti e, siccome io una famiglia non ce l’ho, ecco, vorrei indietro il mio euro.

Miti del Nord

Ci sono Thor e Loki, che io conoscevo tramite la Marvel e gli Avengers e c’è Odino che avevo visto in quella mezza cavolata di American Gods, la serie TV, non il romanzo (tra l’altro anche questo di Gaiman). Li ho immaginati per come lo schermo me li aveva presentati ma nella mitologia nordica, che l’autore si è divertito a raccontare allegramente in base alle fonti a sua disposizione, questi personaggi sono un po’ diversi. E ce ne sono molti altri: dei, giganti, elfi, nani ed esseri con le più svariate sembianze e capacità. Le storie che Gaiman scrive qui sono divertenti e tutt’altro che drammatiche o mitiche. Gli dei del Nord sono potenti ma anche vulnerabili, presuntuosi, rozzi e subdoli. Somigliano alle divinità di Pollon più che a quelle dei film. E Thor è rosso, non biondo. Ed è tonto. Loki non è suo fratello ma suo zio, fratello di Odino. E il martello è fichissimo. E Ragnarǫk è la fine del mondo, questo libro invece non proprio.

Neil Gaiman – Miti del Nord