Cosa mi manca

L’ukulele è entrato con prepotenza nella mia squallida vita. Ho assistito a diversi concertini quest’anno, conoscendo bravissimi musicisti. Non diventerò uno di loro ma avevo voglia di musica e certe spettacolari performance l’hanno trasformata in desiderio. L’ukulele era lo strumento ideale per soddisfarlo attivamente, collezionare vinili non era più sufficiente. Da giugno scorso, dal concerto di Eddie Vedder a Taormina, ho guardato con distanza e curiosità questa specie di minuscola chitarra finché, dopo il mio ultimo compleanno, ho deciso di darmi una mossa e farla mia. E’ stato amore a prima vista. Funziona così l’amore vero, ti prende e non ti lascia scappare. Imparare a suonarlo (l’ukulele, non l’amore, che pure potrebbe essere suonato) è uno stimolo, mi aiuta in un periodo complesso come un gruppo rock. Gli esercizi impegnano allegramente la testa e non consentono ai cattivi pensieri di girovagare per i cazzi propri quando sto a casa. Ho un bravo maestro, le lezioni procedono e io strimpello, imparo, muovo le dita e le annodo su quei fili chiamati corde. Insomma prendo confidenza, ci vado d’accordo.

Il padel era arrivato prima, ci gioco da qualche mese. E’ uno sport sempre più in voga tra gli appassionati di tennis e non solo. A differenza dell’ukulele, mi tiene impegnato allegramente quando non sto a casa. E’ divertente e, dopo il nuoto e il running, è ormai la mia terza attività fisica per frequenza e intensità, ha superato anche il sesso che è sceso intorno all’ottantesima posizione. Ho un ottimo maestro per il padel, ho ottimi maestri dovunque. Ogni lezione è una pagina divorata di un nuovo libro da studiare, come quello che oggi, a speranze ormai perdute, mi è arrivato in regalo da una persona molto impegnata.

Ho ripreso a correre con largo anticipo rispetto agli anni precedenti. Di solito inizio in tarda primavera, quando le gare di nuoto finiscono e posso usare le gambe per altri scopi, quali prendere a calci il passato e, appunto, correre. Quest’anno invece, nel bel mezzo di una serata benefica, mentre sorseggiavo il sesto o settimo e non ultimo bicchiere di vino, mi sono lasciato convincere ad andare a Milano in occasione della maratona: sicuramente non la completerò ma è importante esserci. Funziona così anche l’amore vero, conta esserci.

A fine maggio tornerò a Maiorca per la manifestazione di nuoto in acque libere a cui avevo già partecipato nel 2017, quando la mia esistenza è cambiata drasticamente e non per meriti sportivi. Sarà dura, ho però bisogno di mischiare ricordi ad altri ricordi e, soprattutto, di divertirmi. Nuoterò di nuovo la distanza sui cinque chilometri, se starò bene farò pure i dieci, se starò benissimo prenderò il sole sulla spiaggia dei nudisti. Non mangerò paella e non farò il turista a Madrid, anzi mi sa che non ci metterò più piede.

A giugno seguirò i Pearl Jam in tour a Roma e a Milano. Il 12 si esibiranno allo Ziggo Dome di Amsterdam, sarebbe stato perfetto. Invece mi ritrovo con un biglietto in più per il concerto nella capitale e non ho idea di chi potrebbe accompagnarmi. Probabilmente nessuno. Mi piacerebbe andare a vedere Roger Waters al Circo Massimo ma per lo stesso motivo non compro i biglietti. Senza parlare degli altri grandi concerti che si terranno questa estate e che restano un punto interrogativo, a differenza dell’amore vero il quale è semmai un punto esclamativo, mica un dubbio.

Sarò comunque presente ai concerti dei Ministri, degli Zen Circus e dei Pink Floyd Legend, un gruppo romano che suona quasi come gli originali. Ho in mente un viaggio in solitaria che prende forma tra due alternative: ripercorrere il Cammino di Santiago dopo l’esperienza del 2011 e chiudere il cerchio oppure avventurarmi sulla Transiberiana ed aprirne uno nuovo. Sicuramente parteciperò ai campionati italiani di nuoto master a Palermo, dove sono di casa. E a proposito di casa, il traguardo più vicino tra tutti è la sostituzione del mutuo ormai imminente, operazione che mi porterebbe a risparmiare una bella sommetta ogni mese e che, chissà, potrebbe permettermi di ricomprare una Vespa.

Insomma, sto progettando.

“Fai un sacco di cose, ti rendi conto?”
“Sì.”
“Non ti manca niente per stare bene!”
“Non ne sono sicuro…”
“Cosa ti manca?”
“Mi manca il tempo. Per stare bene serve tempo.”

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Il punto

Si riparte, finalmente. Non solo per una vacanza ma anche per una competizione con un traguardo da raggiungere e, nel frattempo, una storia nuova da raccontare, ennesimo capitolo dello stesso libro – il mio – che ogni tanto sorprende con un colpo di scena. Un colpo, soprattutto, dove i punti interrogativi sostituiscono gli esclamativi, stanchi di dover stare sempre sull’attenti. Si sono ingobbiti, gli esclamativi, hanno perso la verve che li ha contraddistinti per mesi, rassegnandosi alle insicurezze e alla monotonia del niente. Porteranno le domande e arriveranno le risposte che però non riusciranno a raddrizzare gli interrogativi, anzi li elimineranno lasciando il punto. Perché quello conta: mettere punto.

Sarà una festa. Visiterò Madrid, sarò lì quando il Real si giocherà la finale di Champions con la Juve: non so per chi tifare, mi stanno sulle palle entrambe. In fondo, chi se ne frega. Prima di quel giorno mi aspettano il sole, il mare e cinque chilometri da nuotare al massimo lungo la spiaggia di Es Trenc, tra le più belle del Mediterraneo, in un’isola – Maiorca – che ho sempre snobbato, come tanti altri luoghi comuni. Non vincerò, non vinco mai e non posso vincere nemmeno stavolta, essendo alla mia prima gara in acque libere. E’ un battesimo. Non potevo scegliere una garetta da niente per inaugurare questa mia seconda carriera agonistica, dovevo fare le cose in grande. Ho sempre provato a farle, ma non sempre ci sono riuscito e spesso proprio per l’incapacità di mettere punto. Un mio difetto è non rendermi conto di quale sia il momento migliore per fermarsi. Vado avanti credendo di poter rendere il bello ancora più bello e non mi rendo conto che c’è un limite oltre il quale non bisogna sporgersi, perché il bello ha già raggiunto i suoi massimi e continuare a cercarlo equivarrebbe a perderlo.

Ora ci sono quasi. Lo vedo, il punto è lontano e ha la forma di una boa. Bracciata dopo bracciata si avvicina. Quando lo raggiungerò sarò stanco, contento, forse sollevato e paradossalmente triste, perché io quella boa non vorrei mai toccarla. E invece ci andrò a sbattere.