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Una terra di mezzo

Capodanno! Prepariamo noi e le borse e lasciamo la camera. Colazione con waffel nello stesso, carissimo, baretto di ieri. Due passi per Bled e poi, in auto, ultimo giro del lago per le ultime foto. Verso mezzogiorno facciamo strada per l’aeroporto (circa due ore da qui) con l’idea di fermarci da qualche parte per pranzo e approfittarne per visitare un nuovo paesello a caso. Scegliamo San Daniele del Carso (Štanjel in sloveno), un piccolo borgo medievale, non proprio di passaggio ma nemmeno lontano. Naturalmente troviamo i locali chiusi e pochi turisti in giro. Pare comunque che sia una meta piuttosto gettonata. Qualcuno tiene aperta la porta della propria bottega con un cartello che indica di suonare il campanello all’occorrenza. Riusciamo così a mangiare un ottimo tagliere di prosciutto e formaggio con un vino grezzo. Posto strano, questo paese, in parte in rovina per i danni delle guerre eppure affascinante. Curiosi i tanti mini-presepi sparsi tra le viuzze, deve essere una tradizione locale.

Facciamo l’ultima breve sosta al confine tra Italia e Slovenia. Tra i due cartelli che indicano l’ingresso del rispettivo paese c’è uno spazio di una decina di metri, una terra di mezzo che chissà a chi appartiene. Riconsegniamo la macchina, bevo prima dei controlli una lattina di birra che era rimasta e prendiamo l’aereo per tornare in Italia chiudendo una fantastica vacanza, la prima che trascorro all’estero per il Capodanno.


Le tappe:
27.12.2019 – Due calici di rosso
28.12.2019 – Una fine di merda
29.12.2019 – Non si capisce un tubo
30.12.2019 – Non manca nulla
31.12.2019 – Un senso di pace
01.01.2020 – Una terra di mezzo

Non manca nulla

Altra mega colazione. Ieri ci ho campato tutto il cibo, vediamo oggi. Si va a Bled. Prima passiamo di nuovo da Metelkova per scattare due foto, le stesse di ieri sera essendo il posto desolato (tranne qualche turista) ma almeno la luce del sole mi mostra meglio quanto è assurdo questo posto. Al Lidl compriamo una bottiglia di prosecco per domani. Lungo il tragitto in auto, ci fermiamo a Škofja Loka e a Radovljica, due cittadine abbastanza carine e piccole, con una piazza centrale e qualche stradina da fotografare. A Radovljica mangiamo salumi e formaggi presso un’enoteca caruccia, nel senso di costosa, non carina. Il vino però è ottimo e pure il cibo.

A Bled abbiamo preso una stanza presso Guest House Vitaja, grande e molto curata. La nostra ospite è gentile, la camera rifinita, non manca nulla. Bled è il motivo per cui siamo in Slovenia. E’ tardi e non vediamo quasi niente, avremo tempo domani. Lasciamo i bagagli e ci spostiamo a piedi alle vicine piscine del Wellness Živa, con stupenda vista sul lago e sul castello. Bella struttura a vetri con diverse vasche su due livelli, una all’aperto e uno scivolo. C’è troppa gente, il servizio non è dei migliori (nessun assistente in giro, spogliatoi stretti, niente bagnoschiuma o shampoo) e l’acqua non ha la stessa temperatura in tutte le vasche, nella più grande sembra proprio freddina. Stiamo bene, tre ore volano. Passiamo in camera e, sempre a piedi, andiamo a cena da Old Cellar Bled, ottimo ristorante. Alle undici, sfiniti, siamo a letto.


Le tappe:
27.12.2019 – Due calici di rosso
28.12.2019 – Una fine di merda
29.12.2019 – Non si capisce un tubo
30.12.2019 – Non manca nulla
31.12.2019 – Un senso di pace
01.01.2020 – Una terra di mezzo

Non si capisce un tubo

Colazione abbondantissima. Dopo il cappuccino e una scorpacciata di fagottini al cioccolato e dolcetti vari, mi accorgo dei salumi, delle salsicce, dei formaggi e delle uova strapazzate, roba che solo all’estero riesco a mangiare alle nove di mattina. Ci dirigiamo subito verso il centro di Lubiana per visitare il castello. Vi si arriva con la funicolare e una volta in cima troviamo il panico: a parte la gente, troppa (è domenica, l’ultima dell’anno e c’è pure il sole), il percorso sulla mappa sembra tracciato a casaccio e quello dell’audioguida peggio. Per dire, dopo il punto 1 della mappa ci dovrebbe essere il punto 2 che invece si trova dall’altra parte del castello e soprattutto al punto 1 della mappa non corrisponde il punto 1 dell’audioguida che invece riporta, sempre per dire, il 7. Non si capisce un tubo. Il trucco è non seguire l’ordine numerico, semplicemente perché non esiste. Giriamo quindi a caso, scontrandoci con i passanti. La visita è una mezza delusione, oltretutto il castello è quasi del tutto ricostruito, non è affascinante come quello di Predjama (Castel Lueghi). Si salva la torre, molto alta, che permette di osservare l’intera Lubiana e un terzo di tutta la Slovenia.

Lubiana è diversa da ieri sera. I negozi sono chiusi e in giro ci sono solo i turisti. Compriamo qualche pralina di cioccolato e in un negozio che stampa magliette ce ne facciamo fare due per il Capodanno, con le nostre iniziali davanti, le tappe del viaggio sul retro e il proteo sulla manica. Vengono fuori davvero carine. Ci fermiamo per uno spuntino in un locale salutista in cui io prendo solo una birra e la giornata è praticamente finita. In effetti, stamattina siamo usciti tardi e al castello siamo rimasti pure troppo. Nella piazza centrale c’è Nonno Gelo (che da queste parti sostituisce, meglio, Babbo Natale) con tutta la banda pronta a partire. Ma non parte. La strada è transennata, aspettiamo un po’, poi ci stufiamo e ce ne andiamo verso Metelkova, il quartierino alternativo di Lubiana. Anche qui non troviamo nessuno, i locali sono chiusi. Si capisce però quanto è particolare il posto per le bizzarrie che si vedono nonostante il buio. Peccato. Immagino che ieri sia stato più vivo che mai.

Sono le sette passate, la temperatura è vicina allo zero, ci guardiamo in faccia e scappiamo in camera! In TV danno l’ultimo film di Terence Hill, “Il mio nome è Thomas”, abbastanza brutto, ma che gli vuoi dire a Terence Hill?


Le tappe:
27.12.2019 – Due calici di rosso
28.12.2019 – Una fine di merda
29.12.2019 – Non si capisce un tubo
30.12.2019 – Non manca nulla
31.12.2019 – Un senso di pace
01.01.2020 – Una terra di mezzo