Basilicò

Tra un romanzo e l’altro, un fumetto da sfogliare in poche ore ce lo metto sempre. Questo lo volevo leggere da tempo, perché è ambientato a Palermo, i cui scorci caratteristici sono disegnati a meraviglia, e perché da qualche recensione avevo intuito che la storia era sorprendente. Lo è per quello che racconta, per le ricette culinarie, naturalmente non prive di basilico, mai fuori contesto, per la scelta cromatica degli eventi del passato in alternanza al bianco e nero del presente, per i colpi di scena del finale, per il grande colpo di scena dell’ultimissima pagina. E per il basilico stesso, protagonista assoluto, non solo come ingrediente in cucina. Esagero? Non lo so. I fumetti a volte mi soddisfano più di un buon romanzo (del resto, perché non dovrebbero?) e questo ne è esempio lampante.

Giulio Macaione – Basilicò

Quattro amici

Avevo in coda questo romanzo da quasi dieci anni e dieci anni fa sicuramente lo avrei apprezzato di più. Venti anni fa, quando è uscito, lo avrei amato. Ma ho perso il treno, il momento giusto è passato e l’esperienza, oltre a centinaia di altre letture nel frattempo, non mi ha permesso di restare incastrato tra le pagine. L’avventura di un viaggio in furgone, i valori dell’amicizia e le pene d’amore sono temi che ormai mi stupiscono poco, avendoli vissuti tutti in prima persona e letti in molteplici salse. Devi essere uno scrittore con i controcazzi per prendermi oggi con questi argomenti e Trueba senza dubbio lo è stato. E’ che non ci siamo beccati quando serviva, sarebbe stato un libro da cinque stelle per uno come me, pienamente rappresentato dal protagonista. Ciò non significa che sia un romanzo orribile, anzi. Va provato. Si fa leggere pur restando inconcludente, perché inconcludenti sono i quattro amici, quattro ragazzi spagnoli alla soglia dei trent’anni che non sanno cosa volere dalla vita, proprio come ero io dopo la fine della mia prima vera storia d’amore. Mi fa piacere, tra l’altro, averlo terminato il giorno prima di partire per la Spagna.

Restano memorabili alcune perle dell’autore che, come si direbbe, valgono da sole il prezzo del biglietto. Ne riporto tre, ma ce ne sono parecchie altre.
La giovinezza finisce il giorno in cui il tuo calciatore preferito ha meno anni di te.
Il silenzio era tale che se ti concentravi potevi sentire la Terra ruotare sul proprio asse.
Quando ricevi un bacio sulla guancia da una donna che hai baciato mille volte sulle labbra, capisci che hai perduto il tuo posto nel suo cuore.

David Trueba – Quattro amici

Il destino delle ombre

Quando visito un posto nuovo, mi piace imbucarmi in una libreria per cercare qualcosa di caratteristico, tipo un libro di fotografie o di racconti che parlino di quel luogo o l’opera di un personaggio famoso nato lì. Nelle grandi librerie c’è sempre uno spazio dedicato alle pubblicazioni locali, nelle piccole quasi mai ed è un peccato perché per i viaggiatori come me è una tappa obbligata. A Gubbio, ho trovato questo romanzo scritto da tre eugubini e, pur non aspettandomi un capolavoro, l’ho comprato senza esitare sia per il genere, una sorta di thriller storico-gotico-fantastico, sia per “premiare” il lavoro dei tre autori i quali, immagino più per gioco che per gloria, hanno voluto omaggiare la propria città.

Il romanzo non è un granché, lo ammetto. La trama è scontata che più scontata non si può e del thriller ha poco, a parte gli omicidi. La suspense si limita a poche righe sparse mentre il freddo, uguale a quello che ho avvertito io girando per Gubbio a dicembre, viene praticamente menzionato in ogni pagina. Gli autori hanno scritto a ruota un capitoletto a testa ma è evidente che la storia sia stata un pretesto per raccontare Gubbio e non il contrario. Questo probabilmente è un merito: tra un fatto e l’altro, sono frequenti i rimandi ai luoghi, alle tradizioni e alle ricorrenze che deviano la lettura altrove, meglio di una banale guida.

Filippo Vadi, Giuliano Picchi, Carlo Rogari – Il destino delle ombre

La sottile linea scura

Non è il miglior romanzo di Lansdale, almeno non tra quelli che ho letto, ma lo stile è sempre il suo e resta affascinante. Qui non c’è una storia che si dipana attraverso i protagonisti, c’è un protagonista che cresce attraverso una storia, un ragazzino non abbastanza grande da capire come funziona il mondo, nello specifico quello del Texas degli anni ’50 dove il razzismo è piuttosto radicato e la violenza di Lansdale piuttosto plausibile. Ho avvertito la mancanza di un vero cattivo cui tifare contro mentre invece resta una costante la presenza di una bellezza femminile a cui vorrei dare un volto. La trama incespica in qualche escamotage di troppo per giustificare certi eventi, tutto sommato però fila liscia in modo soddisfacente.

Quando una lettura è così potente da isolarmi dalla gente che in metro non smette di parlare e di sfiorarmi, vuol dire che ha funzionato e che l’ho scelta bene. E con Lansdale è davvero facile.

Joe R. Lansdale – La sottile linea scura

Mercedes

La mia crescente passione per i fumetti e le graphic novel si arricchisce di un pezzo da novanta. Perché Mercedes è un pezzo da novanta. Non tanto l’opera in sé, comunque ben scritta ed egregiamente “montata” (esiste il montaggio nei fumetti?), quanto il personaggio Mercedes, una figura potente, vincente e spietata che “non è una persona” ma un insieme dei più cinici e comuni pensieri umani. Pensieri che in lei diventano parole, fatti, azioni dalle conseguenze catastrofiche, senza redenzione, senza la morale a mettere un freno. E infatti, pur essendo viscida, Mercedes sviluppa empatia mentre i personaggi di contorno, ognuno dei quali rappresenta un preciso riferimento sociale, appaiono come sfigati qualsiasi sia il loro ideale. Fosse stata bona, tipo che so… Jessica Rabbit, Mercedes avrebbe sviluppato anche altro e, sono sicuro, tutto le sarebbe stato giustificato.

Daniel Cuello – Mercedes

La morte della Pizia

Ho ripescato Dürrenmatt tra le mie letture recenti, volevo mettere in cascina questo racconto ricco di sarcasmo che molti addirittura definiscono geniale. In effetti l’autore mi ha sorpreso ancora una volta ma lettura non è semplice, soprattutto per via dei continui stravolgimenti dei fatti narrati e delle verità diverse che si accavallano fino alla fine. Verità inconfutabile è che ho faticato a capire, anzi diciamo pure che non ci ho capito molto: per cogliere la genialità ho dovuto rileggere alcuni passi e andare a cercare recensioni che mi hanno dato, tra l’altro, conferma di essere un po’ tonto. Un libricino che comunque consiglierò sicuramente a chi è più attento di me.

Friedrich Dürrenmatt – La morte della Pizia

Tutti i racconti (di Roald Dahl)

Non sapevo che Roald Dahl fosse il papà di Willy Wonka, altrimenti non credo che avrei iniziato a leggere questi racconti, immaginando si trattasse più di storie per ragazzi. Il nome, Roald Dahl, non lo avevo mai sentito ma mi ispirava, poteva essere quello di un personaggio de Il trono di spade (tra due giorni me lo sarò dimenticato e alla domanda su come si chiamasse risponderò “qualcosa tipo Donald Duck”). Le recensioni lo definivano “il maestro del racconto” e inoltre avevo appena finito un romanzo avvincente, non mi andava di iniziarne subito un altro così su due piedi, in metro, con il Kindle in mano e una giornata di lavoro sul groppone. Questa raccolta è stata la scelta più ovvia.

I racconti sono cinici, a volte cattivi, spesso con un finale da intuire che lascia il lettore in sospeso e sorpreso. Ogni storia parte sempre da lontano e può risultare noiosa perché troppo infarcita di dettagli e dialoghi che servono a poco. Ad un certo punto infatti, verso la metà, non vedevo l’ora di finire ma non finivo perché il volume, seppur in formato elettronico, ha oltre settecento pagine e i racconti entusiasmanti sono una minoranza. Fortuna mia che proprio tutti tutti non sono. Stamattina, in metro, ho terminato l’ultimo e subito ho iniziato un romanzo che spero sia avvincente.

Roald Dahl – Tutti i racconti