LMVDM – La mia vita disegnata male

Quando un paio di anni fa, allegati a Repubblica, sono usciti i volumi delle opere di Gipi, ho comprato solo i primi tre pensando che fossero sufficienti, soprattutto perché lui stesso aveva selezionato le uscite in base alle sue preferenze, partendo dalla migliore. Me ne sono pentito. Sia le storie sia i disegni, qualsiasi tecnica utilizzi, colpiscono per la facilità con cui riescono ad entrarti dentro. Una parola in più in una frase o un occhietto disegnato di traverso o un colore più cupo sembrano sempre essere messi lì con l’intento di provocare una reazione, un sorriso, una smorfia di dispiacere, un oh di stupore. In LMVDM questo aspetto è accentuato dal fatto che la storia racconta la sua vita e, nonostante l’abbia disegnata male, l’ha rappresentata egregiamente.

Gipi – LMVDM – La mia vita disegnata male

Castigo

Dopo “Reato” e “Colpa”, i cui titoli parlano già da soli, von Schirach chiude la trilogia con una nuova serie di storie ai limiti dell’immaginazione che raccontano la solitudine e la lucida follia di personaggi al centro di assurdi casi giudiziari. Il tizio morto con addosso una muta da sub ricoperta interamente di sottilette me lo sogno la notte. Il libro si legge velocemente e breve è anche il tempo che si impiega a creare empatia con i protagonisti, innocenti o colpevoli che siano. Il merito dell’autore, avvocato di professione, è quello di riportare i fatti in maniera diretta e neutrale, attraverso uno stile impeccabile e senza fronzoli che non ha bisogno di essere romanzato e che sa cogliere l’attenzione del lettore. Esattamente come dovrebbe fare un legale in tribunale durante un’arringa. Deve essere bravo, von Schirach, nel suo lavoro. In realtà non so se esercita ancora o se si dedica esclusivamente alla scrittura ma quando ammazzerò qualcuno voglio essere difeso da lui.

Ferdinand von Schirach – Castigo

Il diavolo e l’acqua scura

Il giudizio complessivo che do a questo romanzo è… mi riservo di pensarci qualche minuto. Una storia avvincente, sempre viva, senza passaggi noiosi, che mi ha tenuto incollato alle (non poche) pagine fino alla fine dovrebbe togliere ogni dubbio sulla bontà della lettura. Eppure mi è sembrato che mancasse qualcosa. Ambientata a bordo di una gigantesca nave mercantile nel 1600 e spicci, la trama si sviluppa attraverso una minaccia impellente mentre paure e leggende si moltiplicano attorno ai numerosi personaggi e alle vicissitudini che li hanno portati a bordo, nonché al centro di un mistero il quale – non è difficile intuire – si rivelerà sorprendente. I colpi di scena si susseguono, così come i morti e le scene di suspense. C’è il protagonista coraggioso con tutti i valori al posto giusto e c’è la bella ma non posso. Ci sono i bastardi, gli infami e gli uomini d’onore e c’è un cattivo che muove i fili sotto le spoglie di un demone. Ci sono il lungo viaggio, la tempesta e l’isola deserta. C’è il tesoro, perfino un nano. Mancano i pirati, sarebbe stato troppo. Soprattutto però manca una conclusione che giustifichi la complessità dei casini e degli intrighi creati dal demone. Ecco, questo era: il finale, troppo superficiale a dispetto della trama intricata, nemmeno la soluzione del grande mistero aiuta a tollerarlo. Il libro però “prende” e potrei dire che mi è piaciuto anche se faccio fatica ad ammetterlo. Quindi il giudizio che do a questo romanzo, dopo averci pensato qualche minuto, è riservato.

Stuart Turton – Il diavolo e l’acqua scura

La palude dei fuochi erranti

Mi ricordavo di Eraldo Baldini per aver letto, una vita fa, “Bambini, ragni e altri predatori“, una raccolta non eccezionale a seguito della quale mi ero però appuntato il nome dell’autore. Poco dopo è arrivato infatti “Nebbia e cenere” che avevo apprezzato pur non essendo il suo capolavoro. E neppure “La palude dei fuochi erranti” pare esserlo, nonostante mi abbia preso sin dalle prime pagine. Insomma, il Baldini migliore devo ancora conoscerlo ma sono sulla strada giusta: se non l’ho depennato e tre sue opere minori sono finite nella mia libreria anziché nel cestino, sono sicuro che i titoli più riusciti non tarderanno a farsi trovare. Quest’ultimo romanzo si lascia leggere: l’ambientazione gotica, la peste sullo sfondo, un po’ di misteri sparsi qua e là e qualche vago riferimento a “Il nome della rosa” sono elementi che mi hanno portato a sfogliarlo con avidità. La trama e i personaggi sono debolucci ma la storia è intrigante e passa, forse con troppa facilità, dal soprannaturale al noir senza grossi buchi e purtroppo senza sorprese. Il finale è frettoloso e insoddisfacente, come se l’autore si fosse stancato di scrivere o magari perché si è arreso dopo aver capito che il suo romanzo migliore lo ha già pubblicato.

Eraldo Baldini – La palude dei fuochi erranti

Il mago

Era da un po’ che questo romanzo mi incuriosiva e, quando ho iniziato a leggerlo, mi è sembrato di guardare un film. Certi autori hanno la capacità di animare ciò che scrivono e Maugham è stato un mago, ha tirato fuori i protagonisti dalle pagine e gli ha dato la vita, descrivendo bene le loro personalità e i rapporti che si creano all’interno della storia. Oliver Haddo, il mago cattivo che vuole essere Dio, esercita sul lettore lo stesso potere che manifesta sugli altri personaggi, risulta tanto insopportabile quando affascinante. Peccato solo che questo suo carisma non sia stato supportato da una trama all’altezza né da spiegazioni soddisfacenti sugli avvenimenti. Succede di tutto e ci si deve accontentare del fatto che, essendoci la magia di mezzo, tutto poteva accadere. Inoltre, gli aneddoti che avrebbero dovuto rafforzare le convinzioni sulle sue capacità danno l’impressione di essere stati inseriti solo per far brodo o per celebrare le conoscenze sull’occulto dell’autore. Forse sono io troppo razionale e avrei dovuto rendermi conto che si tratta di un fantasy, ciò nonostante credo di aver letto un buon libro e spero di affermarlo, a differenza della povera Margaret, nel pieno possesso delle mie facoltà mentali.

William Somerset Maugham – Il mago

Vardø. Dopo la tempesta

Il romanzo è tratto da una storia vera o forse è una storia vera e mai lo sapremo. Sta di fatto che l’episodio introduttivo è realmente accaduto: agli inizi del 1600 a Vardø, in Norvegia, una tempesta improvvisa ha ucciso in mare una quarantina di pescatori, praticamente tutti gli uomini del paese, lasciando le donne sole, in preda al destino, all’inverno ed ai figli. E’ la stagione della caccia alle streghe in Norvegia e così ecco che, dopo aver riconquistato un certo equilibrio (si fa per dire, sembrano tutte pazze), le donne del villaggio si trovano ad affrontare il nuovo sovrintendente, un simpatico individuo inviato lì per la sua abilità nel mandare al rogo le donne accusate di stregoneria. Nel mezzo, ci sono le due protagoniste che vivono una storia d’amore un po’ combattuta e un po’ inverosimile costruita quasi per forza dall’autrice (che ho appena scoperto essere una ragazza nata negli anni ’90!) e ci sono gli attriti, gli schieramenti, i pettegolezzi, i tradimenti, le accuse e le invidie che solo le donne sanno creare tanto bene. Ogni pagina trasmette tensione e dà l’idea che qualcosa di grave stia per accadere ma l’azione stenta a decollare e solo nel finale quel qualcosa succede: mi aspettavo fuoco e fiamme, ho trovato invece sentimenti e merletti. Tuttavia è un libro che non delude e che mi ha permesso di aggiungere la bellissima Vardø alla lista dei luoghi da visitare prima di morire. Magari non sul rogo.

Kiran Millwood Hargrave – Vardø. Dopo la tempesta

Le avventure di Arsenio Lupin, ladro gentiluomo

Incuriosito dalla serie su Netflix, nonché amante del Lupin III di Monkey Punch, mi è venuta voglia di leggere qualche avventura del personaggio originale di Leblanc e ho trovato questi racconti che lo presentano piuttosto bene. Non so qual è il primo romanzo in assoluto, forse lo cercherò, qui viene fuori comunque l’Arsenio Lupin che mi aspettavo, noto e temuto, astuto e abile, affascinante, a volte ingenuo, in uno dei racconti persino raggirato, mai davvero perfetto. Le storie sono piacevoli e curiose, tutte con il colpo di scena ma chiaramente appartenenti ad un’altra epoca e forse per questo scritte in maniera non proprio egregia. Tutto sommato una lettura simpatica che, anche se non c’entra niente, mi ha spinto a recuperare i lungometraggi giapponesi del più famoso Lupin III mancanti alla mia collezione.

Maurice Leblanc – Le avventure di Arsenio Lupin, ladro gentiluomo

Il sogno e l’approdo

Racconti di stranieri in Sicilia è il sottotitolo di questo volume che comprende sei racconti di autori siciliani con la Sicilia protagonista, al centro o in disparte, come è solita fare. Ho trovato il libro a Verona, davanti la fredda vetrina di una libreria, su una bancarella di offerte a 3 euro. Nessuna esitazione nel comprarlo, mi è sembrato un segno che in una città così aperta e accogliente (!) quale è Verona, un libro del genere fosse in vendita come “scarto” e che un nordafricano come me lo trovasse. Mi ha colpito, oltre alla Sicilia, il nome di Piazzese, biologo prestato alla scrittura, come lui stesso si definisce, che ammiro da tempo immemore. I racconti sono piacevoli e piuttosto scorrevoli. Tutti trattano il tema dello straniero in una terra nuova, descrivendo in modi diversi la sensazione di attaccamento e smarrimento nei confronti di uno spazio che è – o sarà o è stato per un tempo non definito – casa. La stessa sensazione che provo io quando visito la Sicilia o nuoto nel mare. O quando leggo un buon libro come questo. Sellerio poi è una garanzia.

Maria Attanasio, Giosuè Calaciura, Davide Camarrone, Santo Piazzese, Gaetano Savatteri, Lilia Zaouali – Il sogno e l’approdo

Venerdì 12

Una raccolta di strisce pubblicate qualche anno fa con l’aggiunta di un finale che chiude definitivamente la storia e che a mio avviso rispecchia meglio l’ironia sottile dell’Ortolani di oggi. Tante battute, a tratti ripetitive, sui drammi d’amore del protagonista ma anche tanti momenti di tenerezza e malinconia che, seppur all’interno del contesto estremamente comico, si fanno apprezzare vissuti da ognuno di noi, c’è poco da fare. Niente di eccezionale, la lettura è piacevole e vuole il tuo tempo, uno o due capitoli al giorno sono l’ideale per farsi una risata e per rendersi conto di quanto noi uomini (perché di questo si tratta) possiamo autodistruggerci per una donna prima di aprire gli occhi ed arrivare a sabato 13.

Leo Ortolani – Venerdì 12

La sottile linea bianca

Non sono mai stato un grande fan dei Motörhead e nemmeno dell’heavy metal ma Lemmy, il leader della band, è stato – perché purtroppo è deceduto pochi anni fa – indiscutibilmente un’icona del rock tutto, oltre che una grandissima personalità e fonte di ispirazione per numerosi artisti del genere e non. I Metallica, per citare un gruppo con cui sono cresciuto, senza Lemmy non sarebbero esistiti.
Dopo aver finito Rock Bazar, mi sono ritrovato questa autobiografia in coda e l’ho considerata come una prosecuzione naturale di ciò che stavo leggendo. Lemmy era un personaggio sempre on the road, un uomo coerente che non si è mai piegato alle etichette (soprattutto discografiche) e alle omologazioni, scegliendo di essere sé stesso con la sua musica, difficile negli anni ’60 e ’70 (e forse anche oltre) da portare sui grandi palcoscenici. Per questo, nonostante una certa fama, non ha avuto né soldi né gloria agli inizi ma tanti riconoscimenti che lo hanno fatto conoscere al mondo intero più tardi di quanto sarebbe potuto accadere oggi. Anche io l’ho apprezzato in ritardo e mi dispiace non aver mai visto dal vivo i Motörhead. Il libro scorre veloce: a tratti fa ridere, a tratti fa riflettere ma, specialmente, fa rumore.

Lemmy Kilmister – La sottile linea bianca

Rock bazar

Una raccolta di aneddoti, leggende e miti riguardanti il mondo del rock che Massimo Cotto raccontava durante l’omonima rubrica su Virgin Radio. Li ha messi insieme e ci ha fatto un libro che ho inseguito per anni, fino a quando sono riuscito a scaricarlo gratuitamente in digitale. Comprarlo non sarebbe stato rock. Le storie sono incredibili, alcune dichiaratamente inventate, altre coperte da un velo di misticismo, fondamentalmente però tutte verosimili o almeno plausibili visti i personaggi di cui si parla, molti dei quali completamente pazzi. Mi ha fatto piacere iniziare con questa lettura il 2021, porta ottimismo, curiosità e voglia di fare. C’è anche un capitolo due, che ho già recuperato (gratis naturalmente), ma voglio aspettare qualche tempo prima di iniziarlo, sperando che l’anno cominci bene di suo.

Massimo Cotto – Rock bazar

Libro

Maccio Capatonda mi ha sempre fatto ridere con i suoi video e così, quando ho visto quello di presentazione del suo Libro, autobiografico, non ci ho pensato due volte a recuperarlo e leggerlo. E’ leggero ma, a differenza di quanto pensassi, non è solo un susseguirsi di battute che raccontano la sua vita, anzi a volte sembra perfino serio, altre volte di un’idiozia totale. In generale però non è Ma(la)ccio, perché c’è anche Marcello, la persona dietro il personaggio, che con una certa umiltà spiega come ha ottenuto un discreto successo, dalla collaborazione con la Gialappa’s fino al cinema e alla relazione con Elisabetta Canalis (finita male, visti i sassolini che, parlando di lei, si toglie dalla scarpa, dall’altra scarpa e da tutte le scarpe indossate). Libro da leggere in bagno o prima di addormentarsi, quando la testa è altrove e una risata può venire spontanea.

Maccio Capatonda – Libro

Cose che succedono la notte

Non capita spesso di leggere un romanzo bello bello in modo assurdo ma non capita spesso nemmeno di leggere un romanzo veramente brutto. Devo essere stato fortunato perché da parecchio tempo non leggevo un libro dello stesso livello di quest’ultimo lavoro di Peter Cameron, ricordo forse un romanzo di Andrea Scanzi e un paio di fumetti altrettanto mediocri. Ha il vantaggio di essere breve e tutto sommato scorrevole, motivi per cui non l’ho abbandonato. Alle prime pagine mette anche curiosità ma diventa subito insulso e noioso e quegli spunti che potevano svilupparsi in mille modi affascinanti, be’, non si sviluppano proprio, muoiono lì. Nessuna ambientazione e nessun personaggio vengono approfonditi. In compenso vengono descritte molto bene le azioni e i gesti inutili ai fini del racconto, come prendere un tè o fare una doccia e immagino che questo sia lo stile dell’autore, sufficiente a farmelo dimenticare. Cose che non succederanno più.

Peter Cameron – Cose che succedono la notte

A Babbo morto

Non avevo grandi aspettative e ho comprato il volume, tra l’altro uscito ad un mese di distanza da Scheletri, solo perché Zerocalcare è una forma di garanzia. Non è una storia natalizia né una mera operazione commerciale ma un’opera di denuncia sociale e politica raccontata attraverso una serie di metafore che partono dalla morte di Babbo Natale. Ci sono diverse chicche e numerosi riferimenti a fatti di cronaca. Occhio alle date, mai messe a caso, come quella del 20 luglio in cui un folletto viene ucciso, stesso giorno della morte di Carlo Giuliani. Il tutto forse poteva essere impaginato e presentato meglio: nonostante l’attenzione dell’autore, l’idea che mi sono fatto è quella di una realizzazione sbrigativa e un po’ gonfiata nei contenuti.

Zerocalcare – A Babbo morto

Aldobrando

Splendida opera. Una storia fantastica, una favola avventurosa e poetica adatta a qualsiasi età e a qualsiasi lettore. Si può finire in poco tempo ma se si vuole gustarla, sfogliandola pagina dopo pagina, ammirando i magnifici disegni di Luigi Critone e leggendo i testi magistralmente scritti da Gipi, bisognerebbe prendersi una mezza giornata libera da impegni e godersi la lettura come fosse una visita ad un museo. Un volume che tutti gli appassionati di fumetti dovrebbero avere. Io ce l’ho.

Gipi, Luigi Critone – Aldobrando

Ballata per un traditore

Le premesse in libreria erano buone. Mi incuriosivano il genere (il noir) e il nome sulla copertina di Massimo Carlotto, autore interessante di cui però non avevo mai letto nulla. I disegni in bianco e nero sembravano curati e così ho comprato questa graphic novel con discrete aspettative. Oggi me ne sono un po’ pentito. Non è un’opera orribile ma è chiaramente una sintesi della sintesi, a fumetti, di quello che è stato pensato come un romanzo e che in questa forma rende poco e niente. La storia è ambientata a Milano, con flashback che riportano agli anni ’80, alla Milano da bere in cui giravano tanti soldi non sempre puliti e in cui i giochi di potere facevano la differenza. C’è anche un cameo di Berlusconi con le sue donnine nude che inquadra perfettamente il momento. Poi intrighi, omicidi, vendetta. Nel complesso è un racconto banale, infarcito di nomi e fatti che non trovano la giusta dimensione e in cui abbonda quel dialetto milanese che mi sta sulle palle. Peccato per Massimo Carlotto, autore interessante di cui però non leggerò mai più nulla.

Massimo Carlotto, Pasquale Ruju, David Ferracci – Ballata per un traditore

Scheletri

Ciò che mi piace di Zerocalcare, almeno per quanto mi riguarda, è il potermi identificare con la maggior parte delle situazioni e degli stati d’animo che rappresenta sia con i disegni sia con le parole. I grandi autori ci riescono portando il lettore lì dove vogliono loro, Zerocalcare dà invece la sensazione di essere lui ad andare dal lettore e lo fa alla sua maniera, con ironia e consapevolezza. Anche stavolta costruisce una storia, quanto reale o autobiografica non so e non mi interessa, capace di coinvolgere fino alla fine con il solito stile delle sue battute e piccoli colpi di scena che culminano nelle ultimissime pagine. Non è la sua opera migliore ma è pur sempre una sua opera e difficilmente delude.

Zerocalcare – Scheletri

George Best, l’immortale

Pelé good, Maradona better, George Best. Uno che si chiama Best e che nasce con un talento innato per calciare la palla non poteva passare inosservato nella storia. Il personaggio, più dello sportivo, mi ha sempre incuriosito e questa biografia (forse la migliore tra le innumerevoli che sono state scritte) ne racconta, con una precisione così maniacale da infastidire, l’ascesa e la discesa, senza esimersi dal criticarne gli eccessi che lo hanno portato alla rovina. Best è stato un fenomeno, il primo calciatore che ha scatenato la folla oltre confine e fuori dal campo da gioco, in un tempo in cui non esistevano i social e la copertura televisiva era scarsa. Ha avuto una vita esagerata: inseguito dai soldi e dagli sponsor, dagli avversari e dagli allenatori, dai tifosi e dalle donne, ha trovato rifugio nell’alcol e non ne è uscito fino alla morte a nemmeno sessant’anni.
La biografia sembra un mattone, è invece entusiasmante. Superata la metà delle pagine, aveva già raccontato tutto, persino la scomparsa di Best e ho temuto quindi che il resto del volume sarebbe stato un’odissea. Mi sbagliavo: dalla postfazione in poi è un susseguirsi di aneddoti curiosi dell’autore relativi alla scrittura del testo, ringraziamenti, cifre, partite, gol, numeri e qualche foto. Insomma, si può anche saltare, come Best faceva con i difensori e i problemi.

Duncan Hamilton – George Best, l’immortale

E l’asina vide l’angelo

Sapevo che Nick Cave fosse un genio pazzo ma non conoscevo la sua prosa e questo suo primo romanzo, partorito in un periodo buio per lui (come se ne avesse avuti di solari), sputa sia la genialità sia la pazzia. E’ un delirio in cui il protagonista è immerso dall’inizio alla fine in un crescendo di ossessioni che diventano soffocanti nelle ultime – troppe – pagine, piene di sogni e visioni che la metà bastano. E’ anche un esercizio di stile esemplare, non proprio scorrevole però impeccabile e per questo a tratti palloso, come del resto molte canzoni di Cave, belle quando non stai bene. Ciò nonostante si fa leggere, perché è crudo, violento e malato e si nutre della curiosità del lettore e si fa pure apprezzare perché è Nick Cave, prendere o lasciare.

Nick Cave – E l’asina vide l’angelo

Joe Shuster

E’ la storia a fumetti dei creatori di Superman, Jerry Siegel e Joe Shuster, raccontata in prima persona da quest’ultimo. Tanto talentuosi quanto sfigati e ingenui, i due non ebbero mai il giusto riconoscimento, economico soprattutto, per aver inventato il supereroe più forte e famoso di tutti, anche se non il più fico. Siegel addirittura odiava Batman. Shuster, ormai anziano, racconta qui la loro vita e le vicissitudini che hanno dovuto affrontare per far valere le proprie idee in un settore, negli anni ’30, sicuramente non prospero come lo è oggi. Anzi sono stati dei precursori, contribuendo alla diffusione del fumetto come opera, superando la sua dimensione originaria di breve striscia su una rivista. E’ sicuramente per merito di Siegel e Shuster che anche io sia arrivato ad apprezzare i fumetti e che abbia letto questo, pur non essendo un granché in termini sia di disegni sia di narrazione. In fondo non è stato scritto da loro.

Julian Voloj, Thomas Campi – Joe Shuster

Il castello di Otranto

Penso che chiunque abbia letto questo libro, perlomeno nell’edizione moderna, lo abbia fatto (me compreso) perché il romanzo è il precursore del genere gotico e ha ispirato tanti scrittori negli anni che, per fortuna, hanno lavorato meglio creando opere sicuramente più interessanti. Questa non è cattiva, incuriosisce, ha una trama discreta e qualche colpo di scena degno di nota. I dialoghi però sono troppo gonfiati, pieni di esclamazioni ed esasperati al punto da diventare pallosi. I personaggi sembrano caricature e l’ambientazione è inesistente, ogni episodio potrebbe essersi svolto a Disneyland per quanto se ne capisce. Sul Kindle non mi sono nemmeno accorto di essere arrivato all’ultima pagina, credevo ci fosse qualcos’altro dopo il finale frettoloso e invece niente. Forse è stato meglio così.

Horace Walpole – Il castello di Otranto

 

La banconota da un milione di sterline

Altra piccola perla di ABEditore che con Mark Twain combina bene un’edizione sempre meravigliosa e due racconti piacevoli da leggere: il primo, che dà il titolo al libro, ricorda un po’ il film “Una poltrona per due” ma con sviluppi ben diversi; il secondo, “Il mio orologio”, brevissimo, è una simpatica rappresentazione del tempo e della vita. Un libretto che si legge velocemente e che quindi non può mancare nel bagno di casa.

Mark Twain – La banconota da un milione di sterline

L’uomo che conservava il suo denaro in una scatola

Dopo un mese quasi interamente di vacanza in cui ho letto solo menù al ristorante, qualche mail di lavoro e le definizioni dei cruciverba, sono tornato a casa sapendo che avrei ritrovato gli ultimi acquisti di ABEditore, le cui edizioni sono proprio fantastiche. Ho preso questo romanzetto, una storia intrigante ambientata sul lago di Como, che non è male anche se immaginavo non mi avrebbe entusiasmato: racconta delle vicende legate alla ricerca di una scatola in cui una ricca famiglia in viaggio aveva conservato soldi e gioielli e che alla fine viene ritrovata nella stanza di chi, più di ogni altro, si era impegnato per recuperarla. Curiosa ma non sorprendente. I libri di questa collana, Piccoli Mondi, li sto recuperando, tutti a prescindere dal contenuto, che siano soldi, gioielli o parole perché, come in questo caso, la confezione vale più del suo interno.

Anthony Trollope – L’uomo che conservava il suo denaro in una scatola