Il vangelo secondo Lebowski

Una decina o poco più di anni fa questo saggio sul Dudeismo mi avrebbe esaltato non poco, portandomi a professare la mia nuova fede su tutti i social. Ho adorato e adoro ancora “Il grande Lebowski”, tra i migliori film che abbia mai visto (sono un cinefilo, eh), ma non a tal punto da costruisci intorno un credo. Qualche risata, un po’ di curiosità e nulla più. Tuttavia la lettura mi ha fatto venire voglia di riguardare il capolavoro dei Coen, magari sorseggiando un White Russian. Da ateo.

Oliver Benjamin, Dwayne Eutsey – Il vangelo secondo Lebowski

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Ellie all’improvviso

Un romanzo che mette ansia sin dalle prime pagine, perché si intuisce che sotto sotto c’è qualcosa di marcio come un cadavere in cantina, ma è nascosto bene e svelato con attenzione. A quel punto una storia che mette ansia diventa una storia agghiacciante e soprattutto plausibile, questo è l’aspetto che ho apprezzato di più. Se non fosse che il plausibile diventi poi inverosimile e, nel tentativo di mettere a posto i pezzi, il finale risulti piuttosto sbrigativo e semplice: nel giro di due pagine, i protagonisti che per tutto il tempo ci erano stati presentati in un certo modo cambiano completamente, come se i sentimenti e i ricordi fossero stati resettati con un click. Forse anche l’autrice era in procinto di scappare e ha preferito chiudere così quella che comunque è stata una piacevole lettura.

Lisa Jewell – Ellie all’improvviso

The outsider

Per tre quarti di romanzo, da leggere tutti d’un fiato, ti ricordi chi è Stephen King: quello che con una frase del tipo “c’era un uomo nella stanza”, buttata lì quasi per caso mentre descrive il colore delle piastrelle del bagno, ti mette i brividi. Quasi per caso, perché in realtà ogni singola parola, come l’uomo nella stanza, è messa lì per portarti dove vuole lui. E con me, anche stavolta, il caro Stephen ci è riuscito piuttosto bene. Poi c’è l’ultimo quarto di romanzo in cui ti ricordi perché non ti ricordavi di Stephen King: per la tipica conclusione soprannaturale, perfetta per carità, che però ti lascia sempre un po’ di amaro in bocca, perché tutto il casino creato, l’intreccio così avvincente, gli interrogativi tanto inspiegabili alla fine si risolvono puntualmente con la solita creatura di origine ignota che vive nei sogni o l’essere mostruoso che si nutre di paura. Va be’, lo amo lo stesso.

Stephen King – The outsider

Il venditore di racconti

Non lo sopportavo quando lo vedevo nella pubblicità del caffè. Perché lo conoscevo, Pino Caruso, ma non mi sarei ricordato di lui se non fosse morto un mesetto fa. E ho scoperto che non era solo un attore, si dilettava anche con la scrittura, di racconti soprattutto. Così, per rispetto, ho acquistato questa raccolta e ne sono rimasto sorpreso: brevi storie e aneddoti di vita propria narrati con ironia, piacevolissimi, da leggerne un paio ogni mattina per iniziare la giornata con il buon umore e, in fondo, per riflettere un po’.

Pino Caruso – Il venditore di racconti

Racconti di diavoli (e una favola)

La figura del diavolo mi affascina da sempre ma, ancora prima della lettura, mi aveva già colpito l’edizione di questo libricino che, insieme ad altri della stessa collana ho notato su uno scaffale alla Feltrinelli. Davvero belli da guardare, credo che li collezionerò tutti. Complice il diavolo, ho iniziato da questo che comprende due racconti incentrati sulla tentazione dell’uomo e dove il diabolico antagonista fa quello che deve fare: sedurre.

Robert Louis Stevenson – Racconti di diavoli (e una favola)

Riparare i viventi

Sì, mi è piaciuto. Per due motivi soprattutto: uno, tocca il cuore, nel vero senso della parola, dato che tratta della morte di un ragazzo e del dramma dei genitori prima di decidere sulla donazione degli organi; due, è incredibilmente scorrevole nonostante descrizioni prolisse e una scrittura eccessiva e pomposa, autocelebrativa direi. A dire il vero, l’ho trovato scorrevole forse perché, capito lo stile dell’autrice, ho iniziato a leggere velocemente sapendo che qualche riga o parola in meno niente avrebbero tolto alla storia. Certe emozioni tuttavia riesce a trasmetterle, in particolar modo quando finisce.

Maylis De Kerangal – Riparare i viventi

Fantasie di stupro

Questa canadese, che non è una tenda, la Atwood intendo, scrive proprio bene. Volevo conoscerla leggendo “Il racconto dell’ancella”, forse il suo romanzo più famoso, ma mi sono ritrovato prima tra le mani “Fantasie di stupro” e sono caduto nella trappola dell’editore: il titolo è fuorviante, appartiene ad uno dei racconti del libro ed è fuorviante pure per il racconto; il libro, tutto, non ha niente di intrigante, curioso o morboso. Solo una o due storie hanno catturato la mia attenzione, il resto non vedevo l’ora che finisse.

Margaret Atwood – Fantasie di stupro