Dentro i libri

La Libreria sull’Isola, a Stromboli, è una delle librerie più affascinanti che abbia conosciuto. Piccola, come tutta l’isola del resto, è stata gestita per tre anni da ragazzi che, con passione e volontà, l’hanno resa un gioiello nonostante le difficoltà derivanti dal vivere in un luogo non proprio collegato con il mondo. Non è affatto facile far arrivare con frequenza volumi, accessori e gadget attraverso il mare, eppure questo spazio è diventato un punto di riferimento non solo per i turisti ma anche per i pochi abitanti di Stromboli. C’è persino un cinema di fianco, che poi è una terrazza con un trentina di sedie di plastica, in cui proiettano film a tema per ogni giorno della settimana e organizzano mostre, incontri, serate di musica dal vivo. Insomma, già la Sicilia è una terra stupenda, Stromboli è l’isola di un’isola, un posto magico soprattutto per il vulcano, croce e delizia degli strombolani e la Libreria sull’Isola è una delle sue piccole perle. Spero di poterci tornare presto.

Qual è

Puoi anche essere un discreto scrittore con due o tre libri nel curriculum, pure otto o dieci e qualcuno per giunta premiato così da permettersi di indossare la fascetta sulla copertina per attirare i curiosi che, come me, ti hanno sentito nominare e non ti hanno mai letto. E che però non comprano i tuoi libri perché 15-20 sono troppi per rischiare un incontro al buio, visto che non sei così conosciuto, recensito e ammirato. Ma poi, chissà perché, uno di quei volumi, quello premiato, emerge dal mucchio in una bancarella e costa 1 euro dopo nemmeno due anni dalla sua pubblicazione. Allora mi ricordo di te e, che culo, a 1 euro lo compro subito il tuo libro, me lo porto a casa, lo poggio sul comodino accanto al letto, sotto il raggio di azione della luce del lume. Nei giorni seguenti finisco il romanzo che avevo iniziato e finalmente, con la curiosità tipica di chi scopre un autore, inizio a dedicarmi a questa nuova avventura. La sera, disteso, prima di dormire. Il titolo promette bene, il prezzo mi ha aiutato, il tuo nome mi resterà impresso. La prefazione è interessante, l’incipit pure, sono stanco, però voglio andare avanti finché non mi si chiuderanno gli occhi e quindi faccio mie poche pagine in attesa che la trama prenda la sua piega. So che non resisterò a lungo, il sonno è prepotente e già alla fine del primo, brevissimo capitolo sono costretto a rileggere due volte i periodi perché ho smesso di memorizzarli. Sto per mollare. Al prossimo punto mi fermerò. C’è un dialogo, bene, queste poche righe possono scorrere veloci. Arrivo alle ultime due, la protagonista chiede alla sua vicina, testualmente: “qual’è l’ultima cosa che…?”. Rileggo. “Qual’è l’ultima…”. Qual’è?! Ha detto davvero “qual’è”, con l’apostrofo?! Cioè tu, scrittore, che non sei Pirandello, le hai fatto dire “qual’è” e me lo schiaffi lì all’improvviso facendomi crollare tutte le speranze di leggere un buon libro? Potrà essere bello, non buono e la differenza non è sottile. No. Non mi sento di concederti una chance. Quell’apostrofo non è casuale e, se anche lo fosse, peggio mi sentirei. Non è nemmeno il bacio tra le parole “t’amo”, è un cazzo di “qual’è”. E tu non sei nemmeno Saviano che mi pare una volta avesse ostentato il proprio diritto a scriverlo e continuare a farlo. Non leggo nemmeno la risposta della vicina alla protagonista. La domanda resta in sospeso, come il mio sonno che fortunatamente vincerà presto, come Trump che sfortunatamente, ma nemmeno tanto, vincerà anche lui. Chiudo il libro e buonanotte. Ancora oggi, dopo una settimana, è sul comodino a fare la polvere.

Tutto quanto

Vedi quel paesello laggiù, all’orizzonte?
No.
Oggi devo arrivare lì.
Laggiù? Ma saranno almeno 30 chilometri…
42.

42 chilometri, una maratona. Camminando però. Una delle tappe più lunghe della vita, di certo non tra le più impegnative, dove domande e risposte si alternano come passi. Anzi no. E’ piuttosto un continuo salto in avanti su una gamba sola. Perché le domande sono tante quante l’universo e la risposta, fondamentale, è una sola, è tutto quanto.