La fine della ragione

Recchioni è un grande e anche un po’ paraculo. Poteva essere una grandissima opera, i presupposti c’erano tutti, a cominciare dai disegni veramente magnifici, efficaci, al punto da renderlo più un libro di illustrazioni che un “semplice” fumetto. Il tema di fondo è attuale, ben rappresentato dal titolo e arriva dritto al punto. Ma ci arriva troppo presto. Dialoghi essenziali, scarni e un finale che sembra deciso in fretta e furia rispetto alle promettenti aspettative della prime pagine. Pagine tra l’altro piuttosto spesse. Si legge e si sfoglia in poco tempo e non vale il prezzo, riducendosi purtroppo ad un’ottima operazione commerciale. Recchioni è fatto così, può permetterselo. Un altro autore non sarebbe nemmeno arrivato alla pubblicazione.

Roberto Recchioni – La fine della ragione

Rughe

Meraviglioso. L’ho comprato casualmente tre ore fa perché non avevo niente da leggere in metro e l’ho finito appena arrivato a casa, non volevo interromperlo. Tratta un tema che non ho mai considerato, l’Alzheimer, e che invece dovrei considerare già da molti anni, almeno così dice chi mi conosce e sa quanto io sia rincoglionito. Questo racconto però non lo dimenticherò, sia per la storia commovente e avvincente al tempo stesso (possono essere avvincenti le giornate di un gruppo di anziani in una casa di riposo? Sì) sia per gli aneddoti che riguardano i protagonisti (quello dell’imbroglione è semplicemente una favola) sia per i personaggi i cui volti ben disegnati trasmettono, spesso contemporaneamente, sentimenti diversi come tenerezza, tristezza, rassegnazione, simpatia, empatia, pena, rabbia. E soddisfazione, per aver scovato un’opera sorprendente.

Paco Roca – Rughe

Il cazzaro verde

Non si tratta di un saggio di politica, è un libricino abbastanza breve diviso in capitoletti con pagine spesso di poche righe, costa poco anche se io l’ho scaricato da un sito pirata ed è scritto da Scanzi, personaggio che seguo perché è preparato, sa parlare e mai affronta tematiche che non conosce (ha pure dei difetti eh, nei suoi scritti vengono fuori spesso). Tutto ciò per dire che avevo motivi sufficienti per leggerlo, oltre al fatto che il cazzaro verde, quando viene sbeffeggiato, merita attenzione perché fa ridere più del solito. Alla fine infatti il libro questo è: una raccolta di articoli e trascrizioni di episodi (memorabile il discorso del Presidente del Consiglio all’apertura della crisi di governo ad agosto) in cui viene, giustamente, celebrata la ridicolaggine del politico in copertina, che non nomino per non sporcare il blog. Chi si aspettava un’analisi politica sarà rimasto deluso: del resto, se fosse stata una lettura impegnativa, non avrebbe venduto tanto.

Andrea Scanzi – Il cazzaro verde

Il giudice e il suo boia

Quasi un anno fa, dopo interminabili ricerche in libreria terminate poi con il download pirata sul Kindle, sono riuscito finalmente a leggere “La promessa“, scoprendo Dürrenmatt. Da allora ho messo nel mirino questo suo altro romanzo, di cui avevo letto curiose recensioni: chi lo ha apprezzato fornendo argomentazioni e significati a cui non sarei arrivato e chi lo ha denigrato senza troppe giustificazioni: è noioso, ho capito subito chi era l’assassino, ho faticato a finirlo. Mah. Se una cosa non piace, capisco che non si perda tempo a scriverne i motivi. Ma allora sarebbe giusto non scrivere proprio niente. Fatto sta che a me questo giallo-noir-poliziesco è piaciuto e non sarò certo io ad elogiarlo come merita, perché non ne sono capace. Però posso dire che, innanzi tutto, è breve e non può avere niente di noioso, se non quattro righe descrittive ogni tanto. E’ invece ricco di intermezzi che rappresentano veri e propri colpi di scena e che, volutamente, passano quasi inosservati. Alcuni dialoghi ad effetto includono frasi che hanno un qualcosa di geniale. La scoperta dell’assassino non è il fine a cui vuole arrivare l’autore (Dürrenmatt pare sia questo, un giocherellone), nonostante la sorpresa nelle ultime pagine. Il rapporto tra i protagonisti, la natura umana, l’astuzia e l’inganno sono i temi, a mio avviso, su cui porre attenzione ma fondamentalmente uno può anche non farlo: un bel libro è un bel libro anche senza porsi troppe domande.

Friedrich Dürrenmatt – Il giudice e il suo boia

Il potere del cane

Un romanzo alla “Narcos” da cui però non ha copiato niente, essendo stato scritto dieci anni prima della serie TV. Non ci sono le puntate ma capitoli che si allungano eccessivamente negli anni raccontando una specie di saga della lotta ai narcotrafficanti, con vicende personali a fare da contorno, in cui solo alla fine – e per fortuna – sembra trionfare la giustizia. Sembra, perché tra miriadi di schieramenti che vanno dall’FBI alla CIA, dalle FARC alla DEA, dai CCCP ai CSI, dal PD a M5S, non si capisce mai per chi tifare e, se per caso spunta un personaggio simpatico, ecco che lo ammazzano. Si salvano il protagonista, perché e figo e buono, e una bellissima escort che quando entra in scena fa sbavare il lettore. Naturalmente il protagonista figo è l’unico che non ci va a letto. Quindi no, la giustizia non trionfa. Però è stato bravo Winslow a farmelo credere ed a tenermi lì, pagina dopo pagina.

Don Winslow – Il potere del cane

Cinzia

Una storia ben trattata che fa ridere e piangere al tempo stesso, anche se leggendola non ho né riso né pianto. All’umorismo tipico di Ortolani e alle situazioni grottesche si alternano riflessioni di grande profondità, citazioni adatte a chiunque, da riciclare nelle bacheche dei profili social a prescindere dal tema LGBT che sta sullo sfondo. Purtroppo ci sono anche pagine utili soltanto a dare spessore (in senso di quantità e non qualità) al volume e giustificare i 20 euro del prezzo: quelle con le vignette in cui i protagonisti danzano e cantano e le parole in inglese sono scritte come si pronunciano in italiano. Fastidiose da leggere e troppo lunghe, infatti le ho letteralmente saltate. A parte questo è un libro che consiglierei assolutamente (meglio però farselo regalare, visto quanto costa): c’è un po’ tutto l’Ortolani che conosco, qui con un tocco di delicatezza in più davvero apprezzabile.

Leo Ortolani – Cinzia

Kobane calling

In assoluto, l’opera migliore di Zerocalcare. OK, ne ho lette solo due. Ma questa supera pure l’acclamatissima La profezia dell’armadillo, l’altra che ho letto (e persino comprato) e che, con anni di ritardo, mi ha permesso di capire perché l’autore è tanto, giustamente, apprezzato. Sono più bravo a criticare che ad elogiare e non trovo le parole adatte a scrivere di un volume senza pecche. Adoro i reportage se non sono lunghi e pesanti e questo, pur essendo un fumetto, non perde nulla rispetto ad una narrazione, anzi è capace di raccontare con disegni, espressioni e battute azzeccate ciò che migliaia di parole e decine di fotografie non potrebbero fare. C’è l’ironia tipica di Zerocalcare, c’è la sua umanità e c’è l’enorme intelligenza di riportare fatti e persone così come sono, con il risultato di rendere accessibile a chiunque una storia e degli avvenimenti che personalmente conoscevo poco. O meglio, conoscevo per via di notizie non sempre esaustive e neutrali. Oltretutto si tratta di temi attuali, benché il diario di viaggio risalga al 2016. Ad oggi, Kobane resiste ancora nonostante la recente offensiva turca.

Questa lettura è andata oltre le pagine che ho sfogliato. Mi ha illuminato sulla guerra che si sta combattendo tra quei confini (non solo con le armi) e sui principi alla base del modello Rojava (il Contratto Sociale del Rojava), il quale spero riesca ad affermarsi: sono di parte e sostengo il popolo curdo.

Piccola nota inutile. Credo da sempre che esista un filo sottile tra il libro che finiamo di leggere e quello che stiamo per cominciare. Non mi riferisco al gusto personale per un genere o un autore, parlo di un collegamento, un aneddoto, una citazione presente nell’uno e nell’altro. Ho trovato quel filo anche qui. Avevo iniziato Kobane calling mentre stavo terminando un romanzo di Joe R. Lansdale e mi ha sorpreso che proprio Zerocalcare, nel suo racconto, citasse Lansdale: lo stava leggendo una notte a Kobane.

Zerocalcare – Kobane calling