La tregua

Serie belga ambientata in un losco paesello in cui un ragazzo, immigrato africano, sfigatissimo, viene trovato morto e un ispettore mezzo psicopatico si trova ad indagare sul caso, districandosi tra omertà, depistaggi, amnesie, false intuizioni e altri omicidi. Sfigatissimo il ragazzo, perché la stessa sera in cui viene ucciso, gli sparano, lo investono con la macchina, lo prendono a mazzate, tentano di seppellirlo… finché l’ultimo dei potenziali assassini finalmente riesce a mandarlo all’altro mondo. Eppure tutti gli volevano bene, pare. Dopo che praticamente ogni personaggio viene accusato e scagionato, l’assassino viene smascherato solo negli ultimi dieci minuti dei dieci episodi ma diciamo che la sua identità si può intuire (almeno per me è stato così) già a tre episodi dalla fine, se non addirittura prima, un po’ per le inquadrature ricorrenti e un po’ per esclusione: era l’unico che non era stato sospettato in tutto il paese. Comunque non è una brutta serie, l’ho seguita con interesse anche perché, oltre al crimine e alla ricerca del colpevole, c’è un po’ tutto il male del mondo: i rapporti incestuosi, il nazista, l’albanese mafioso, il poveretto sciolto nell’acido, gli sciroccati, la multinazionale senza scrupoli, la corruzione nel calcio, il calcio, gli adolescenti idioti, i colpi di scena. Non ho trovato il pedofilo, mi sarà sfuggito. Interessante comunque, mi ha appassionato tant’è vero che ho iniziato la seconda stagione, sempre su Netflix. Se gli attori fossero stati anche belli e bravi però, lo avrebbe fatto di più. Che poi perché è intitolata “La tregua” mica l’ho capito.