Di vuoti da riempire e altre sciocchezze

Amo la pizza, persino surgelata in caso di emergenza. Adoro i formaggi che, a differenza del latte, cerco di evitare. Sempre che non si tratti della mozzarella di bufala, per la quale potrei morire. E così per il salame, la mortadella, la bresaola. Il salmone. Il pesce, tutto. Le patatine fritte. Le arancine, al femminile. Il pane, quello vero. La Nutella e il cioccolato in qualsiasi forma. Il gelato. E le banane, le fragole e un po’ tutta la frutta secca. Mi piace il vino, la birra di più. Motivo per cui raccolgo bicchieri, in vetro, con un marchio, un marchio qualsiasi, compresi quelli che fungono da souvenir, ne compro uno per ogni città che visito. Ne ho duecento, di bicchieri, sulle mensole della cucina. Cucina che è pure soggiorno, salone, living room, dormitorio e che per questo ospita anche il giradischi e i vinili. Adoro i vinili, che al momento sono oltre un centinaio, destinati ad aumentare. Come i fumetti, che ho scoperto da poco e che continuo a cercare, online e nei mercatini dell’usato, albi soprattutto. E, beh, i libri e dicendo “libri” non ho bisogno di aggiungere altro: la casa ne è piena a tal punto che ho adottato il Kindle e gli ebook, anche se la carta resta la carta. Vale lo stesso per le fotografie: migliaia in digitale ma centinaia in formato cartaceo, che non smetto di stampare, raccogliere e attaccare al muro della camera piccola che già scoppia di libri. Di libri e di agende, quadernetti, blocchetti che non posso non riempire di parole che sembrano non avere senso, mentre invece servono proprio a riempire. I vuoti. Che ho dentro e che colmo in quella stessa stanza persino con i giocattoli. Mi piacciono i giocattoli, quelli da collezionisti principalmente. Action figures, sorprese Kinder, pupazzetti, omini, omini Lego e Lego interi, tanti Lego che rubo pure a mio nipote ma dopo avergli fatto un regalo. E a chi non piacciono i regali? A me tantissimo e, se posso, me ne faccio uno, piccolo, quando ogni mese arriva lo stipendio, scegliendo tra un fumetto o un vinile. O una piantina, grassa che è più facile da accudire. Sono diventate tante adesso e crescono solo di sguardi, non ho bisogno di parlargli. Occupano il ripiano in balcone e mi gratificano perché rappresentano ciò che riesco a curare con amore. Come lei e tutto il resto.

Is there anybody in there?

Ci vuole così poco. Ti svegli col sole e, piuttosto che lamentarti perché non riesci a connettere, ti congratuli con te stesso per essere arrivato alla doccia. Prendi le vitamine e bevi un bicchierone di latte freddo ché a te il latte piace più della birra e del vino, soprattutto la mattina. Ancora di più se trovi sul divano un cioccolatino Lindt che non credevi di avere. Vai in ufficio in auto perché piove e non puoi prendere la Vespa. Capisci che in fondo la pioggia ti piace. C’è un po’ di traffico per strada e non ne fai un problema, avrai più tempo per ascoltare quei pezzi rock alla radio che ti resteranno in testa per tutta la giornata. Il lavoro procede come vuoi che proceda, sei certo di fare il tuo dovere, quello per cui ti pagano, e di metterci anche qualcosa in più. I colleghi oggi sono tutti simpatici. Pensandoci bene, chi più, chi meno, lo sono sempre. Hai già fatto pace con lei per un’inutile discussione, il telefono non basta a riempire la voglia che hai di rivederla dopo due settimane di lontananza ma sai che quel momento sta per arrivare. Approfitti della pausa pranzo per fare due cose abbastanza inutili che proprio per questo rimandavi da mesi: cambiare la batteria della bilancia pesapersone che non ti pesa mai e comprare la ricarica di quella penna elegante, regalo di natale di un paio di anni fa, che nemmeno ti serve perché preferisci la Bic con quattro colori. Con l’occasione, al centro commerciale prendi pure tre libri, di quelli a 0,99 euro che hai quasi tutti. Compri di nuovo i Lindt e pure i Kinder Sorpresa con i puffi. Apri subito un ovetto e ci trovi Grande Puffo, il tuo preferito, quello con la barba che avresti sempre voluto avere. Torni in ufficio, vai su Anobii per aggiornare la libreria e ti accorgi che uno di quei volumetti lo avevi già. Noti anche che hai ottantacinque, e ripeti ottantacinque, libri da leggere. Ripeti ancora ottantacinque quasi con soddisfazione perché vuol dire che potrai contare su un’ampia scelta di titoli prima di iniziare la prossima lettura. Continui il tuo lavoro e aspetti che i colleghi vadano via perché il pomeriggio, nel silenzio della stanza, ti concentri meglio e ingrani la marcia giusta per finire di scrivere. Aspetti anche che faccia buio perché poi, a ora di cena, devi andare a nuotare. I compagni di squadra sono lì, pronti come te ad affrontare i quattromila metri quotidiani. L’allenamento stasera è pesante ma esci dalla vasca soddisfatto e senza alcun cattivo pensiero in testa, ammesso che ne avessi avuto uno. Hai perso le pinne, forse qualcuno le ha prese per sbaglio, forse no. Poco importa, le ritroverai. La doccia sembra durare più del solito, l’atmosfera nello spogliatoio maschile è simpatica come sempre, forse perché è l’unico al mondo in cui non si parla di donne e motori. Del calcio sì però, ogni tanto. Ci ritroviamo fuori e andiamo a cena insieme. Sono le undici di sera e Giancarlone e la sua trattoria ci aspettano. A tavola gli aneddoti si moltiplicano nel vino, le chiacchere si perdono nei piatti tipici. Torni a casa dopo aver viaggiato non solo sull’asfalto e, parcheggiando, casualmente due pietre miliari della musica ti bloccano nell’abitacolo, una dopo l’altra: Comfortably Numb dei Pink Floyd e la versione breve di I Heard It Through The Grapevine dei Creedence. E’ notte, non c’è nessuno fuori e rimani immobile come se non ci fosse nessuno neppure dentro. Stanco solo fisicamente, con gli occhi in fondo alla via, rivedi la giornata assolutamente normale appena trascorsa e ti rendi conto che ci vuole così poco per essere felici.