La sottile linea scura

Non è il miglior romanzo di Lansdale, almeno non tra quelli che ho letto, ma lo stile è sempre il suo e resta affascinante. Qui non c’è una storia che si dipana attraverso i protagonisti, c’è un protagonista che cresce attraverso una storia, un ragazzino non abbastanza grande da capire come funziona il mondo, nello specifico quello del Texas degli anni ’50 dove il razzismo è piuttosto radicato e la violenza di Lansdale piuttosto plausibile. Ho avvertito la mancanza di un vero cattivo cui tifare contro mentre invece resta una costante la presenza di una bellezza femminile a cui vorrei dare un volto. La trama incespica in qualche escamotage di troppo per giustificare certi eventi, tutto sommato però fila liscia in modo soddisfacente.

Quando una lettura è così potente da isolarmi dalla gente che in metro non smette di parlare e di sfiorarmi, vuol dire che ha funzionato e che l’ho scelta bene. E con Lansdale è davvero facile.

Joe R. Lansdale – La sottile linea scura

Kobane calling

In assoluto, l’opera migliore di Zerocalcare. OK, ne ho lette solo due. Ma questa supera pure l’acclamatissima La profezia dell’armadillo, l’altra che ho letto (e persino comprato) e che, con anni di ritardo, mi ha permesso di capire perché l’autore è tanto, giustamente, apprezzato. Sono più bravo a criticare che ad elogiare e non trovo le parole adatte a scrivere di un volume senza pecche. Adoro i reportage se non sono lunghi e pesanti e questo, pur essendo un fumetto, non perde nulla rispetto ad una narrazione, anzi è capace di raccontare con disegni, espressioni e battute azzeccate ciò che migliaia di parole e decine di fotografie non potrebbero fare. C’è l’ironia tipica di Zerocalcare, c’è la sua umanità e c’è l’enorme intelligenza di riportare fatti e persone così come sono, con il risultato di rendere accessibile a chiunque una storia e degli avvenimenti che personalmente conoscevo poco. O meglio, conoscevo per via di notizie non sempre esaustive e neutrali. Oltretutto si tratta di temi attuali, benché il diario di viaggio risalga al 2016. Ad oggi, Kobane resiste ancora nonostante la recente offensiva turca.

Questa lettura è andata oltre le pagine che ho sfogliato. Mi ha illuminato sulla guerra che si sta combattendo tra quei confini (non solo con le armi) e sui principi alla base del modello Rojava (il Contratto Sociale del Rojava), il quale spero riesca ad affermarsi: sono di parte e sostengo il popolo curdo.

Piccola nota inutile. Credo da sempre che esista un filo sottile tra il libro che finiamo di leggere e quello che stiamo per cominciare. Non mi riferisco al gusto personale per un genere o un autore, parlo di un collegamento, un aneddoto, una citazione presente nell’uno e nell’altro. Ho trovato quel filo anche qui. Avevo iniziato Kobane calling mentre stavo terminando un romanzo di Joe R. Lansdale e mi ha sorpreso che proprio Zerocalcare, nel suo racconto, citasse Lansdale: lo stava leggendo una notte a Kobane.

Zerocalcare – Kobane calling

Tramonto e polvere

Lansdale è diventato in pochi mesi uno dei miei scrittori preferiti e questo Tramonto e polvere, pur non essendo un capolavoro, lo conferma. Già dalle prime pagine mi ha fatto infatuare di Sunset, la bella protagonista dai capelli rosso fuoco, e mi ha poi incuriosito con personaggi che lottano continuamente per apparire e primeggiare all’interno di vicende non sensazionali eppure avvincenti.

Sunset è il filo conduttore della trama e l’autore fa in modo che il lettore, o forse io soltanto, preghi affinché non le accada niente di brutto tenendola al centro dell’attenzione. Questo sin dal titolo (“sunset”, tramonto) che, nella versione originale sarebbe Sunset e sawdust, dove “sawdust” (segatura) avrebbe assolutamente senso, essendo la storia ambientata nei pressi di una segheria. Ma in Italia ci piace sistemare le cose a cazzo e Tramonto e polvere infatti non suggerisce una beneamata mazza.

Ci vedrei comunque un film perfetto con Julianne Moore se non avesse quasi 60 anni. Il tempo passa per tutti e probabilmente è meglio che Sunset resti bella e cazzuta come l’ho immaginata. E soprattutto viva, dato che alla fine muoiono praticamente tutti.

Joe R. Lansdale – Tramonto e polvere

Mucho mojo

Sull’onda dell’entusiasmo di aver scoperto Lansdale, sono al suo terzo romanzo consecutivo che leggo in pochi giorni, il secondo della saga di Hap e Leonard. Mucho mojo sembra decisamente superiore a Una stagione selvaggia, almeno per gli amanti del genere (un thriller a tutti gli effetti): è più intrigante, più macabro, più avvincente e inoltre approfondisce il rapporto tra i due protagonisti sottolineandone da un lato le differenze, dall’altro il forte legame. La narrazione è del tipo che non vuoi fermarti e non sono poche le frasi da appuntare; gli scenari poi, così come le caratteristiche dei vari personaggi, restano un punto di forza. Per il momento mi fermo qui, ma leggerò senza dubbio sia il prossimo capitolo che riguarda questi due tizi sia altri romanzi dell’autore.

Joe R. Lansdale – Mucho mojo

Una stagione selvaggia

Dopo aver finito in poche ore Io sono Dot e aver scoperto Lansdale, non ho potuto non iniziare a leggere immediatamente questa prima avventura di Hap e Leonard. E’ un buon noir, abbastanza scontato ma intrigante e scorrevole per la sintonia tra i due protagonisti, l’ambientazione perfetta per il genere (mi ha riportato alla prima stagione di True Detective, forse la migliore serie TV che abbia visto) e la scrittura di Lansdale del quale, a questo punto, andrò a cercare l’intera produzione. Ho infatti già cominciato Mucho mojo.

Joe R. Lansdale – Una stagione selvaggia

Io sono Dot

Mea culpa, non conoscevo Lansdale. Cioè, non è che lo conoscessi di nome e aspettassi di leggerlo, non sapevo proprio chi fosse. Né quindi potevo sapere della varietà di generi dei romanzi che ha scritto né, soprattutto, della serie di Hap e Leonard che adesso andrò subito a cercare. Perché Dot mi ha aperto un mondo e leggo in giro che si tratta addirittura di un’opera minore di Lansdale. A me è piaciuta molto, indubbiamente per lo stile dell’autore ma anche per la trama, semplice e forse senza pepe, tuttavia coinvolgente. E’ uno di quei libri che ti cattura dall’inizio alla fine e lo fa – qui sta il trucco – senza grossi colpi di scena o escamotage, solo con la narrazione. E poi Dot è un personaggio che non si può non amare anche se, a differenza di Hap e Leonard, passerà nel dimenticatoio.

Joe R. Lansdale – Io sono Dot