Inferno sulla Terra

Leggi il titolo e ti aspetti un’apocalisse o chissà quale cataclisma. Conoscendo l’autore però sai che il suo genere è il noir, lo hai cercato apposta e allora immagini una trama con personaggi capaci di compiere i peggiori casini. Poi inizi a leggere e la monotonia del protagonista, scrittore fallito e mezzo alcolizzato che lavora in una fabbrica di aerei e cerca di districarsi quotidianamente dai problemi economici e di famiglia, ti fa intuire che forse l’inferno è proprio questo, la sua vita. Fai qualche ricerca, evitando gli spoiler, sperando che la storia prenda quota magari con un omicidio e invece scopri che si tratta del primo romanzo di Thompson, in gran parte autobiografico e che non è un noir. Però continui a leggere, superando la noia delle descrizioni esasperatamente dettagliate del lavoro in fabbrica, dei calcoli al centesimo su ogni spesa, dei dialoghi scadenti, degli eventi, inutili, che devi sforzarti di capire perché non vengono spiegati, con l’unica gioia di vedere le pagine che scorrono tutto sommato in fretta. L’ultima è quella che ti dà sollievo, il libro è finito, vai in pace a cercare il prossimo libro da leggere sapendo che non potrà essere peggiore.

Jim Thompson – Inferno sulla Terra

Colpo di spugna

Jim Thompson è un maestro del noir, tantissimi scrittori sono in debito con lui e sicuramente anche non pochi registi e sceneggiatori. Probabilmente pure qualche assassino. Sono certo che, prima di morire (a meno che questo non succeda entro pochi giorni), leggerò tutti i suoi libri, così come quelli di Lansdale, uno dei miei autori preferiti, che a Thompson deve tanto. Lo sceriffo protagonista di questa storia, con il suo linguaggio e la sua logica soprattutto, è una di quelle figure abili a conquistare la fiducia sia degli altri personaggi sia del lettore. E il lettore, esattamente come avviene dentro il romanzo, fa fatica ad abbandonare l’idea che si è fatto di lui, continua ad apprezzarlo perfino quando si scopre essere un bastardo. Questa è l’abilità di Thompson. Lo scrittore che riesce a fregare il lettore è un ottimo scrittore. Peccato che il finale sembri un po’ lasciato in sospeso o forse sono io a non essere un ottimo lettore ed a non averlo apprezzato.

Jim Thompson – Colpo di spugna

L’assassino che è in me

“Leggi Jim Thompson: L’assassino che è in me è un fottuto capolavoro!” e io l’ho fatto. Avevo chiesto consigli su autori alla stregua di Lansdale o Winslow, per il genere e anche per lo stile e questo Thompson, che non conoscevo, è risultato gettonatissimo. “L’assassino che è in me” è forse il suo romanzo più noto, Stephen King nella prefazione ne parla come io parlo delle arancine, con la bava alla bocca. Non si tratta di un thriller e non racconta una storia cruda e violenta, è un viaggio nella mente – o forse sarebbe meglio dire attraverso la mente – di un poliziotto psicopatico che uccide non per piacere, non per denaro o vendetta ma semplicemente senza motivo, raccontando in prima persona il susseguirsi di eventi con disarmante tranquillità, fino alla sorprendente conclusione. Di romanzi di questo tipo ne sono stati scritti tanti, questo però credo sia tra i precursori: a Thompson, autori come Lansdale devono molto e Lansdale è tra i miei preferiti.

Jim Thompson – L’assassino che è in me