Quella volta che ho visto Nemo

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Questa maledetta attesa

Le mie vacanze sono praticamente finite. L’estate invece no ed agosto deve ancora cominciare. Nonostante il caldo e tutti coloro che si lamentano del caldo, che forse sono peggio del caldo stesso, per me questa stagione potrebbe durare un anno intero, ne sarei felice. Anzi un anno meno due o tre settimane, quelle in cui vado in Africa: il gelo qui, io lì e vissero felici e contenti.

Avrei tanto da raccontare sull’ultimo mese se non fosse che oggi, al rientro in ufficio, di venerdì tra l’altro, non abbia la testa per farlo. Ogni singolo giorno trascorso altrove, nella meravigliosa Sicilia soprattutto, è una storia da rivivere attraverso parole e immagini e chissà che non mi decida a parlarne nei prossimi giorni. Il fatto è che, per mia natura, non appena termina un’esperienza inizio subito a concepire e organizzare la successiva, rischiando sempre di non godermi i ricordi e non gustarmi il sapore di quello che ho appena vissuto.

Così sto già guardando avanti. Penso al prossimo weekend quando, finalmente, potrò dedicarmi ad un paio di immersioni in fondali marini decenti. Attendo, allenandomi, la mezza maratona di fine agosto – prima volta nella mia vita – a cui mi sono iscritto. Immagino la gara di nuoto in acque libere di un fine settimana di settembre. Sogno gli Europei di Londra di maggio 2016. Questo solo per parlare dell’attività sportiva. Ci sarebbero anche un paio di viaggi, tra dicembre e marzo e un traguardo importante da raggiungere e superare a febbraio, nonché una nuova missione da affrontare in Africa che richiederà, come tutto il resto, impegno e passione. Poi non vanno esclusi gli imprevisti e le sorprese.

Io però non sono uno che programma, non ne sono capace. Ho delle tappe a cui, in un calendario tutt’altro che ordinato, so di dover mettere la spunta e nulla più. Non è raro infatti che qualcuna me la perda proprio perché la dimentichi o non faccia in tempo a prepararla. Quel che conta davvero per me è l’adesso. E adesso. in questo momento, io ho solo una cosa che mi prende e occupa tutte le mie proiezioni mentali (leggi pippe) sul futuro: è una notizia che tarda ad arrivare, un fottuto aggiornamento che coinvolge più persone prima di me e che per giunta ha un esito totalmente aperto. Croce e delizia, bene e male, vita o morte. Si fa per dire. Se buona, cambierà nel tempo a catena tanti aspetti della mia vita. Se cattiva, lascerà tutto com’è e non sarebbe una tragedia. O forse sì, devo ancora capirlo perché io, il cambiamento, lo voglio e nei limiti del possibile lo sto già perseguendo.

Ora, l’attesa. Snervante per definizione, ansiogena per dispetto. Merita tutta la disattenzione possibile. Per combatterla mi sono persino messo a scriverne. Qualche dettaglio potrebbe anche giungere stasera. In caso contrario, tutto il mese prossimo scivolerebbe via senza aggiornamenti, graffiandomi però la pelle o scorticandomela, nel peggiore dei casi. Sarebbe difficile distrarmi a quel punto, visto che si tratta di una cosa a cui tengo molto e che verrà intaccata e attaccata da miriadi di fattori. Ogni piccolo soffio di vento, ogni voce di corridoio, ogni faccetta in più o in meno in un messaggio, influenzerà e avrà il proprio peso sul risultato finale. Di mio, non posso sbagliare, non devo ascoltare né guardarmi intorno. E’ sufficiente – e non è affatto poco – tapparmi le orecchie e il naso, chiudere gli occhi e concentrarmi sull’obiettivo, un puntino in fondo all’angolo in cui convergono tre facce granitiche di un cubo: passato, presente e futuro. Il passato è alle spalle, il futuro non esiste, il presente deve vincere facile. In ogni istante.

Immersioni in Mar Rosso

Campanella. E’ il briefing dell’atto primo. Sono le 7.10 del mattino e fino a dieci minuti fa stavo sognando Charlize Theron che faceva sesso con Keanu Reeves. Io ero Keanu Reeves. La campanella mi riporta alla realtà. Siamo arrivati a Marsa Alam ieri, siamo in barca da ieri e da ieri aspettiamo questa immersione.
Si scende. Shaab Marsa Alam, 16 metri, 55 minuti. Buona la prima. Tutti contenti.
Campanella. E’ la colazione. Si naviga. Un po’ di sole, poco perché la mia pelle ha già un colore rosso Ferrari macchiata di sangue.
Campanella. Pranzo. Si naviga ancora.
Campanella. Briefing. Immersione a Gota Sharm, 33 metri, 44 minuti. I fondali e i pesci cominciano a diventare sempre più interessanti e colorati. Se sapessi anche far funzionare a dovere la mia fotocamera digitale sarebbe perfetto. Ma lì sotto è un altro mondo e tutto un altro colore.
Campanella. Cena. Stanchi morti ed è solo il primo giorno. La bottiglia di vodka che ho imboscato in cabina all’insaputa dell’equipaggio, rigorosamente musulmano e quindi non dedito ai piaceri dell’alcool, resta in frigo.
Campanella. Briefing. Sono sempre le 7.10 ma è un altro giorno. Dieci minuti fa sognavo Charlize e Keanu che facevano sesso sott’acqua. Non ero Keanu, cazzo, ma un pesce pagliaccio che gli nuotava intorno. Immersione a Ras Sataya, 36 metri, 55 minuti.
Campanella. Colazione. Si va a Dolphin Reef, dove speriamo di trovare i delfini e, ricazzo, li troviamo. Mi butto in acqua ancora prima di capire che, a nuoto, col cacchio che riesco a stargli dietro. Idea geniale. Mi faccio trainare dal gommone aggrappandomi ad una corda. Seguiamo i delfini tutta la mattina, sono fantastici. Prima d’ora li avevo visto solo in un parco acquatico. Loro invece non mi avevano mai visto. Per ore nuoto e gioco con loro a pochi centimetri senza mai riuscire a sfiorarne uno. Quando finalmente ci riesco, il delfino mi guarda, mi dice qualcosa nella sua lingua e io ricambio. Siamo amici. Gli chiedo l’email ma lui non ce l’ha, non usa internet, non naviga, nuota. Risalgo in barca stanco morto ma morto felice. Non vedo l’ora di sdraiarmi un po’ per riprendermi. Non so ancora che la campana maledetta sta per suonare ancora.
Campanella. Briefing. Si scende a Shaab Malahy, 24 metri, 60 minuti. Risalgo che non ho praticamente aria nella bombola. Devo riposare ma…
Campanella. Pranzo. Mangio con una mano che alza l’altra per imboccarmi. Si naviga.
Campanella. Briefing. Immersione notturna a Sataya West, 10 metri, 47 minuti. La torcia si spegne dopo pochi minuti. Devo seguire gli altri. Per fortuna uno di noi ha pensato bene di portare l’impianto dello stadio Olimpico, sembra giorno, quasi mi abbronzo nonostante la muta.
Campanella. Cena. Sembra notte, lo è. Bevo vodka e coca. Guardo le stelle e le costellazioni dello Stambecco e del Rodeo. Bevo vodka, decisamente.
Campanella. Briefing. Altro posto, stessa ora. Charlize gioca nuda in mezzo ai delfini, Keanu li guarda divertito facendo snorkeling, io sono un pesce napoleone. Comincio a temere di svegliarmi domani ed essere Charlize. Non sarebbe bello fare sesso con Keanu Reeves. Shaab Maksur “punta nord”, 34 metri, 48 minuti.
Campanella. Colazione. Si naviga.
Campanella. Pranzo.
Campanella. Briefing. Shaab Claudio, 19 metri, 74 minuti. Nuovo record mondiale. Mai stato tanto tempo sott’acqua. Acqua del mare intendo, perché sotto la doccia il record è 8 ore e 31 minuti. Navighiamo.
Campanella. Briefing. Notturna a Abu Galawa “Tienstin”, dal nome della nave giapponese, ora relitto, che andiamo ad esplorare. 15 metri, 38 minuti. Ho un’altra torcia ma dura meno della precedente. Per fortuna c’è lo stadio Olimpico.
Campanella. Cena. Ancora vodka. Per poco commetto un errore. Per poco. Fortunatamente non sbaglio mai quando bevo. Notte.
Campanella. Ancora le 7.10. Charlize ha mal di testa, Keanu guarda un film porno. Nel sogno io non esisto, il sesso è ormai un lontano ricordo. Shaab Maksur “punta sud”, 40 metri, 51 minuti.
Campanella. Colazione. Navighiamo in direzione di un piccolo un atollo su cui poter finalmente poggiare i miei piedi palmati. E’ un posto da sogno, sembra Fantasilandia. Cerco Tattoo e sono già pronto ad esprimere un desiderio (sesso con Charlize Theron) ma l’isolotto è deserto.
Campanella. Pranzo.
Campanella. Briefing. Erg Wadi Gimal, 18 metri, 54 minuti.
Campanella. Cena. Notte. La vodka sembra non finire. Domani si scende a Elphinstone, il vero obiettivo di questa missione.
Campanella. Briefing. Sempre le 7.10. Charlize e Keanu fanno sempre sesso, ormai vivono insieme, hanno formato una famiglia. Io sono sempre più lontano da lei. Elphinstone “punta nord”, 41 metri, 64 minuti. E’ il gran giorno del Carcharhinus Longimanus, lo squalo protagonista dell’avventura. Ne vedo due. Sono abbastanza distanti ma riesco a fotografarli.
Campanella. Colazione. Si parla solo di squali.
Campanella. Briefing. Elphinstone “punta sud”, 34 metri, 49 minuti. Ancora i due Longimanus.
Campanella. Pranzo.
Campanella. Briefing. Elphinstone “punta ovest”, 15 metri, 50 minuti.
Campanella. Cena. Poca vodka, molto sonno.
Campanella. Briefing. Charlize è incinta, Keanu è fregato, dice di non essere lui il padre e accusa me. Forse sono stato io quando ero lui, il primo giorno. Ma è un sogno e io lo so. Di nuovo Elphinstone “punta nord”, 41 metri, 65 minuti. Incontro ravvicinato del terzo tipo con il Longimanus. La regola è di nuotargli sotto, mai a pelo d’acqua. Lo fotografo, lo filmo, gli chiedo un autografo. Mi sfiora, divento autore di uno scatto memorabile. Jaques Cousteau sarebbe stato fiero di me.
Campanella. Colazione.
Campanella. Briefing. Elphinstone “punta ovest”, 42 metri, 60 minuti. Ultimo atto. Ancora Longimanus.
Campanella. Pranzo. Si torna indietro. In barca fino a domani. Passeremo tutta la giornata in un resort prima di riprendere il volo la sera. Di Charlize non avrò più notizie e mai saprò se il figlio che porta in grembo è mio, di Keanu o di me quando ero Keanu.
E’ stata una grande esperienza. Ho giocato con i delfini. Ho visto pesci pagliaccio, farfalla, napoleone, tonni, barracuda, pesci leone, palla, angelo, pappagallo, ago, trombetta, razze, gorgonie e coralli e chissà cos’altro. Sono stato su un atollo. Ho nuotato con gli squali. Vacanza memorabile. Su tutto, quello che mai dimenticherò sarà però la campanella.