Il Nao di Brown

Il volume mi ha chiamato dallo scaffale della libreria mostrandomi prima il contrasto molto bello tra il bianco della copertina e il bordo rosso delle pagine; poi, una volta aperto, i magnifici disegni che da ignorante non ho capito se si trattasse di acquerelli, matita o entrambi; infine il risvolto di copertina che presenta Nao Brown: una ragazza metà inglese e metà giapponese con un disturbo ossessivo compulsivo che la porta ad avere fantasie terribili e violente verso chi la circonda. Insomma, l’ho portato a casa. Sfogliandolo meglio mi sono reso conto di avere in mano una piccola opera d’arte, esteticamente inappuntabile. La storia è semplice, realistica, forse scontata ma ricca di citazioni, particolari e sentimenti in cui ritrovarsi con Nao che riesce a tenere a bada i suoi scatti senza purtroppo uccidere nessuno. Purtroppo, perché tutti i personaggi sono belle anime, persone da cui vorremmo essere circondati, nessuno stronzo da eliminare. Una storia nella storia (un racconto parallelo citato da Nao) aumenta lo spessore del volume, non solo quantitativamente. La narrazione ha qualche pecca, a volte non è chiarissima e il finale appare sbrigativo, nel complesso però parliamo di un signor fumetto, un’opera di qualche anno fa che forse hanno conosciuto in pochi ma che spero abbia trovato posto negli scaffali giusti. Anche di qualche psicoterapeuta.

Glyn Dillon – Il Nao di Brown