Il mio primo gunpla

Pur essendo cresciuto a pane e Mazinga, riconosco che Gundam da piccolo non mi ha appassionato particolarmente, anche perché in Italia si è fatto conoscere quando il mio calendario biologico aveva già fatto l’upgrade, passando dai cartoni animati ai telefilm che, da Automan a Manimal o da Supercar a Starsky & Hutch, credo di aver visto tutti dalla prima all’ultima puntata. Crescendo o forse dovrei dire invecchiando, ho però recuperato alcune perle perdute e tuttora mi capita di dare un’occhiata agli anime di quegli anni. Gundam è uno di questi, su Prime Video e Netflix c’è un sacco di roba, anche se non copre la vastità di titoli prodotti: tra serie TV e film, Gundam ne avrà almeno una quarantina, se la gioca con Mazinga e Lupin III per intenderci. A differenza degli altri però, Gundam ha un merchandising da far invidia alla Disney e il prodotto di punta è rappresentato dai gunpla, modellini in scala assemblabili, generalmente di plastica (gunpla = Gundam plastic model) creati da Bandai, la terza azienda di giocattoli al mondo, nonché la più bella. Dico modellini perché i Gundam non sono robottoni unici, indistruttibili e dalle risorse illimitate come appunto Mazinga, Goldrake o Daitarn 3: i Gundam sono macchine, armi create in serie che vengono utilizzate nelle guerre, che necessitano di energia e manutenzione e che possono essere danneggiate o distrutte e quindi sostituite, anche da modelli più avanzati. I Gundam più famosi sono quelli della serie RX-78 e quello più conosciuto in assoluto è l’RX-78-2, il gunpla che mi appresto a costruire.