Kafka. Diario di un disperso

Il volume, oltre che per il titolo, mi ha incuriosito per i disegni eleganti, originali e vagamente somiglianti alle opere di Egon Schiele. Leggendo, non mi è sembrato inizialmente di aver fatto un grande acquisto ma mi sono ricreduto andando avanti e osservando i particolari. Racconta le tappe fondamentali della vita di Franz Kafka accostandole alle sue opere più note, dando forma alle sue paranoie ed utilizzando un fantastico contrasto di luci ed ombre con colori luminosi e cupi a seconda del suo stato mentale e di salute. Essendo io limitato, ho avuto l’impressione che mancassero dei pezzi e non ho trovato scorrevole la lettura in certi punti ma riconosco che strutturalmente è perfetta, i due autori sono riusciti a creare un’opera kafkiana su Kafka. Alla fine, una biografia essenziale utilissima mi ha aiutato a chiarire alcuni momenti delle esperienze del protagonista che non conoscevo e che ho potuto collegare alle pagine e ai disegni lì dove non avevo colto. L’ultima pagina poi mi è piaciuta molto, chiude alla grande un cerchio e un graphic novel che ho solo elogiato ma che tuttavia non è riuscito a collocarsi tra i preferiti della mia libreria. Sono davvero limitato.

Mauro Falchetti, Luca Albanese – Kafka. Diario di un disperso

Old

A me M. Night Shyamalan è sempre piaciuto, sin dai tempi de Il sesto senso per arrivare ai più recenti Split e Glass. Per me è un regista a cui come minimo va dato il beneficio del dubbio, perché con lui è sicuro che qualcosa di originale sullo schermo si riesce sempre a vedere. Quel qualcosa poi può deludere ed è il caso di Old, film su cui forse riponevo troppe aspettative. E’ la storia di un gruppo di famiglie, in vacanza in un resort, che si ritrovano intrappolate in una spiaggia in cui il tempo scorre tanto in fretta che gli anni passano nel giro di qualche ora, facendo precocemente crescere ed invecchiare o ammalare gli sventurati. Ora, con una trama del genere, libero adattamento tra l’altro di un graphic novel, tutto sarebbe concesso. Ma le cazzate nelle cazzate no: i genitori pressoché tranquilli quando di colpo si ritrovano i figli adulti; il tumore che, mentre viene estratto a mani nude senza anestesia (e senza un grido di dolore), diventa un pallone da basket; la via di fuga impossibile per il mare agitato che però sullo sfondo è sempre piatto; la bambina che diventa donna e resta incinta e partorisce senza sangue e perde il bambino che diventa polvere; i sopravvissuti che intuiscono come scappare manco fossero Einstein e, sorpresa, scoprono che la via d’uscita è per mare (ma non era agitato?) e poi si ritrovano felici a mollo a cento metri dalla spiaggia maledetta senza che si capisca come facciano a sapere che sono salvi visto che si ritrovano solo un po’ più in là… sono solo alcune delle “leggerezze” che da subito mi hanno colpito negativamente. Forse sono troppo attento io o forse sto invecchiando e divento rompiscatole. Prima di vedere queste due orette di film però ero molto più giovane.