Il libro della terra di mezzo

Il problema sono i casi limite. Quando un libro piace, ogni occasione è buona per continuare a leggerlo. Si riesce a stare svegli fino a notte fonda o seduti sulla tazza del water fino a che le gambe si addormentano o anche a pranzare con una forchetta in una mano e un romanzo nell’altra, sperando di non sbagliare come quel Goldrake che mangiava libri di cibernetica. Io leggo mentre mi asciugo i capelli dopo la doccia e, a volte, la mattina prima di alzarmi. Al contrario, se il libro proprio non prende, non è difficile ricorrere ai diritti del lettore e mollarlo, pensando che forse un giorno avrà una seconda possibilità. Tutti ne abbiamo una e tutti abbiamo mollato qualcosa. Ricordo di aver abbandonato “quasi” capolavori come Comma 22 e La versione di Barney e perfino un romanzo di Saramago, tra i miei scrittori preferiti, Memoriale del convento. Non ho avuto dubbi su questi, ho tirato un bel po’ prima di arrendermi, poi stop, senza rimpianti né rimorsi.

Quello subdolo piuttosto è il libro della terra di mezzo, quello che si voleva leggere da tempo e che finalmente eccolo lì ma, non si capisce perché, non rapisce completamente, esita e scorre senza anima. Non è pesante, non è nemmeno brutto, ha anzi dei passaggi che inconsciamente obbligano a proseguire illudendo di poter scalare le classifiche delle letture preferite di sempre. Tuttavia la sintonia non sembra costante, è un misto di alti, anche molto alti e di bassi che, quando si attraversano, si spera siano solo parentesi e invece continuano, salvo risollevarsi quando il piattume diventa evidente. Forse dipende dall’umore di chi legge, dall’età, dal tempo, chi lo sa. Fatto sta che io questi libri non riesco a lasciarli andare, spinto nel peggiore dei casi dalla voglia di arrivare alla fine per poi stroncarli, come se fossi un critico letterario. Oppure di urlare al capolavoro qualora mi dovessero sorprendere con un colpo di reni prima del finale. E’ successo, recentemente pure con Trilogia della città di K.

Comunque non diventano mai dei capolavori. I libri migliori sono quelli da leggere senza pensare ad altro che al libro. Dopo possono anche non rivelarsi un granché ma gli va dato atto che, durante la lettura, c’è stata solo la lettura. Il romanzo che sto leggendo in questi giorni appartiene alla terra di mezzo, ormai ha superato il punto di non ritorno. Lo finirò pensando già al prossimo, probabilmente qualcosa di Sepúlveda, scrittore non presente nel mio curriculum, che ha voluto ricordarmi di questa mancanza morendo. Ciò non toglie che continuo tuttora a chiedere e ad accettare consigli alla ricerca delle letture preferite di sempre, fiducioso di non arrivare a conoscerle solo perché è scomparso l’autore.