Mostri

Un’opera mostruosa in tutti i sensi, sia per la lunghezza (oltre 350 pagine difficili da leggere nonostante si tratti di un graphic novel) sia per la complessità di certi dettagli nei dialoghi e nei disegni, non certo facilitati dalla tecnica con pennino e china, comunque magistrale. La trama, che spazia dal dramma familiare alle atrocità naziste e dal thriller al paranormale, non sarebbe nemmeno troppo intricata se l’autore non avesse deciso di farla muovere su linee temporali che a tratti si accavallano, con un eccesso di parole e frasi spesso noiose e ridondanti. Per non parlare della violenza esagerata e inutile, ai fini del racconto, di alcune scene marginali. Una violenza che generalmente mi piace e fa effetto ma che qui si autocompiace senza senso. Ci sono momenti toccanti, momenti drammatici e momenti in cui abbandonare la lettura sembra un’ottima idea. Questo alternarsi di emozioni tuttavia riesce a tenere in piedi un mattone che altrimenti avrebbe tenuto in piedi il tavolino del soggiorno e che regala l’emozione più grande quando l’ultima pagina ne suggella la fine.

Barry Windsor-Smith – Mostri

Django unchained

Non è il film. Perché Django unchained è un gran film e io sul blog al massimo scrivo di film brutti. E’ il (o la) graphic novel realizzato da Tarantino dalla sceneggiatura originale, insieme ad una squadra di bravi disegnatori. Per certi aspetti è pure meglio del film perché, come afferma lo stesso regista nella prefazione, qui non ha dovuto fare tagli al montaggio come per la pellicola (che altrimenti sarebbe durata quattro ore) ed in effetti ci sono dettagli in più che raccontano meglio i personaggi e la storia. L’ho letto senza pause aspettando un maledetto aereo in ritardo e mi ha aiutato a non inveire contro i poveri assistenti di volo anche se, immerso com’ero nell’atmosfera western e sanguinaria, la tentazione di tirare la fuori la pistola e sparargli in testa è stata forte. Si legge tutto d’un fiato, i dialoghi – stupendi – sono gli stessi che ricordavo e, pur conoscendo l’intera trama, ogni pagina mi ha appassionato perché anche i disegni sono fantastici. In appendice, tavole, bozzetti e copertine alternative completano l’opera, imperdibile per gli amanti di Tarantino.

Quentin Tarantino e altri – Django Unchained

Visione d’inferno

Potrebbe sembrare un fumetto per adolescenti e fanatici, visto il tratto apparentemente semplice e il genere horror, abbastanza grottesco e molto splatter. Io stesso non lo avrei letto se non fosse stato per le recensioni, tutte positive, che ne parlano. La storia è quella di un pittore folle il quale, attraverso opere che dipinge con il suo sangue, si rivolge direttamente al lettore per raccontare la propria vita e la propria famiglia in un susseguirsi di scene inquietanti e allucinanti. Scavando un po’ più a fondo, cioè semplicemente scorrendo le pagine, ci si accorge tuttavia che Hideshi Hino, maestro dell’horror giapponese, ha usato una metafora per metà autobiografica per denunciare gli orrori in cui è sprofondato il Giappone durante e dopo la seconda guerra mondiale, dai crimini di guerra giapponesi alla bomba atomica. Orrori che in parte ha vissuto lo stesso Hino e che ha potuto rappresentare in modo efficace attraverso la figura di un artista pazzo perché solo una forma di pazzia può descrivere esperienze di questo tipo. Anche le scene più assurde e macabre trovano una loro collocazione nella realtà storica: l’aspetto agghiacciante è infatti il dover pensare che tutto ciò, da una corretta prospettiva, è potuto accadere davvero.

Hideshi Hino – Visione d’inferno

Noumeno – Un thriller quantistico

Ho scelto di leggere questo fumetto fondamentalmente per due motivi: uno, la matita di Giulio Rincione, fumettista palermitano che ammiro parecchio e, due, la quarta di copertina che cita “Uno, nessuno e centomila” di Pirandello. Non a caso, il mio blog ha come sottotitolo “Uno, nessuno e ventitré”. Un terzo motivo potrebbe essere la casualità, a volte semplicemente una cosa capita. Si tratta un volume che raccoglie quattro albi pubblicati in precedenza più uno aggiuntivo, le cui sceneggiature e disegni quindi sono curate da autori e disegnatori diversi. Il progetto è ambizioso. Così ambizioso che si basa sui concetti di noumeno e fenomeno della filosofia di Kant. Tanto ambizioso che, in funzione di questi concetti, narra due realtà parallele che si intersecano in una storia di politica e intrighi con risvolti da thriller, molto interessante per i miei gusti. Talmente ambizioso però che non ci ho capito un cazzo. Il fumetto è stupendo per quanto riguarda la parte grafica, che include vere e proprie opere d’arte ma pecca nei testi che o spiegano troppo o non spiegano niente e appaiono pertanto slegati dai disegni. Tant’è vero che l’autore principale, Lucio Staiano, nonché ideatore dell’opera e fondatore della casa editrice che l’ha pubblicata (Shockdom), ha pensato bene di alleggerirla – si fa per dire – aggiungendo popò di spiegazioni extra-fumetto su quello che voleva rappresentare. Il capolavoro è il paragrafo finale sugli elementi della meccanica umanistica con tanto di formule matematiche e palle varie che sono certo non ha letto mai nessuno. Nella realtà parallela nella testa di Staiano però sicuramente lo hanno letto tutti.

Lucio Staiano, Giulio Rincione e altri – Noumeno _ Un thriller quantistico

Batman. Anno uno

Non sono (ancora) un esperto di fumetti ma da sempre amo Batman e so che questa è una pietra miliare della sua storia, non a caso ha ispirato il primo Batman di Chistopher Nolan al cinema, uno dei migliori. Frank Miller non ha bisogno di presentazioni: fumettista tra i più importanti al mondo, è il papà, tra gli altri, di Sin City e 300Anno uno racconta le origini dell’uomo pipistrello: di quando Bruce Wayne torna a Gotham dopo aver girato il mondo per addestrarsi, di come sceglie il costume per mettere paura ai cattivi, dei primi fallimenti, dei primi nemici. Protagonista è anche Gordon che, arrivato in città, cerca di combattere la corruzione dei colleghi oltre che la criminalità. L’opera è del 1987 e, nonostante l’età, mostra disegni vivi, soprattutto nelle espressioni dei volti e nei movimenti dei corpi, merito della mano di David Mazzucchelli di cui ignoravo l’esistenza prima e dopo questo lavoro. Ma la bellezza per me sta nella narrazione, tra il timore e il coraggio, le azioni e le imperfezioni dei due eroi che si confrontano praticamente con tutti i personaggi più noti del mondo di Batman prima di Joker, preannunciato come nuovo nemico da combattere nell’ultima pagina. Unico difetto, credo, sono certe espressioni (pensieri nella testa di Bruce e Gordon) non proprio cristalline, problema che potrebbe dipendere dalla traduzione italiana ma che non approfondirò mai perché non mi interessa, il fumetto resta spettacolare.

Frank Miller, David Mazzucchelli – Batman. Anno uno

Kafka. Diario di un disperso

Il volume, oltre che per il titolo, mi ha incuriosito per i disegni eleganti, originali e vagamente somiglianti alle opere di Egon Schiele. Leggendo, non mi è sembrato inizialmente di aver fatto un grande acquisto ma mi sono ricreduto andando avanti e osservando i particolari. Racconta le tappe fondamentali della vita di Franz Kafka accostandole alle sue opere più note, dando forma alle sue paranoie ed utilizzando un fantastico contrasto di luci ed ombre con colori luminosi e cupi a seconda del suo stato mentale e di salute. Essendo io limitato, ho avuto l’impressione che mancassero dei pezzi e non ho trovato scorrevole la lettura in certi punti ma riconosco che strutturalmente è perfetta, i due autori sono riusciti a creare un’opera kafkiana su Kafka. Alla fine, una biografia essenziale utilissima mi ha aiutato a chiarire alcuni momenti delle esperienze del protagonista che non conoscevo e che ho potuto collegare alle pagine e ai disegni lì dove non avevo colto. L’ultima pagina poi mi è piaciuta molto, chiude alla grande un cerchio e un graphic novel che ho solo elogiato ma che tuttavia non è riuscito a collocarsi tra i preferiti della mia libreria. Sono davvero limitato.

Mauro Falchetti, Luca Albanese – Kafka. Diario di un disperso

Il suo nome è Banksy

Il fumetto è un pretesto per raccontare la street art attraverso il suo rappresentante più noto che, paradossalmente, è sconosciuto. Tra le pagine non c’è una storia vera e propria infatti: un writer ed una giornalista parlano, attraverso dialoghi improbabili e privi di un filo logico, delle opere di Banksy e del loro impatto sull’arte urbana, sviscerando date ed eventi come fosse un elenco cronologico più che un racconto o una chiacchierata. Il che ha pure la sua utilità, se si vuole approfondire il tema in pochi semplici passi e questo in effetti l’ho apprezzato. I disegni sono ininfluenti allo scopo, oltre che monotoni e statici ma tutto sommato il volumetto non è da buttare, la copertina con il nome di Banksy in bella mostra dà un tocco di originalità alla mia libreria.

Francesco Matteuzzi, Marco Maraggi – Il suo nome è Banksy

Il Nao di Brown

Il volume mi ha chiamato dallo scaffale della libreria mostrandomi prima il contrasto molto bello tra il bianco della copertina e il bordo rosso delle pagine; poi, una volta aperto, i magnifici disegni che da ignorante non ho capito se si trattasse di acquerelli, matita o entrambi; infine il risvolto di copertina che presenta Nao Brown: una ragazza metà inglese e metà giapponese con un disturbo ossessivo compulsivo che la porta ad avere fantasie terribili e violente verso chi la circonda. Insomma, l’ho portato a casa. Sfogliandolo meglio mi sono reso conto di avere in mano una piccola opera d’arte, esteticamente inappuntabile. La storia è semplice, realistica, forse scontata ma ricca di citazioni, particolari e sentimenti in cui ritrovarsi con Nao che riesce a tenere a bada i suoi scatti senza purtroppo uccidere nessuno. Purtroppo, perché tutti i personaggi sono belle anime, persone da cui vorremmo essere circondati, nessuno stronzo da eliminare. Una storia nella storia (un racconto parallelo citato da Nao) aumenta lo spessore del volume, non solo quantitativamente. La narrazione ha qualche pecca, a volte non è chiarissima e il finale appare sbrigativo, nel complesso però parliamo di un signor fumetto, un’opera di qualche anno fa che forse hanno conosciuto in pochi ma che spero abbia trovato posto negli scaffali giusti. Anche di qualche psicoterapeuta.

Glyn Dillon – Il Nao di Brown

Posaman & friends

Lillo mi ha sempre fatto ridere e Posaman, diventato famoso con LOL – Chi ride è fuori, è un personaggio riuscito, un vero supereroe della comicità. Il libro/fumetto/non-so-cosa con cui si è cercato di cavalcare l’onda del successo è però una mezza schifezza, una mera operazione commerciale che non fa ridere nemmeno sotto tortura, una raccolta interminabile di supereroi, ognuno accompagnato da un disegnino stupido e una descrizione che non riempie nemmeno mezza pagina. Sono sicuro che le stesse identiche parole otterrebbero il giusto effetto se usate da Lillo, con la sua faccia e le sue espressioni ma leggerle così, con la mia faccia e la mia unica espressione, mi hanno fatto solo annoiare. Libro da posare e mai più riaprire.

Lillo – Posaman & friends

Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia

L’ultimo lavoro di Zerocalcare è un insieme di storie che raccontano il suo punto di vista su temi a cui si è dedicato nel periodo della pandemia, quali la condizione dei carcerati di Rebibbia, la gestione della sanità territoriale, il fenomeno della cancel culture, le condizioni del campo profughi di Makhmour, in Iraq. Roba che, se non la trattasse Zerocalcare con matita, pennarelli e ironia, non interesserebbe a nessuno e che invece arriva a toccare la sensibilità e la coscienza critica di tutti noi. Poi c’è l’ultima storia, onestamente la più bella, che racconta la genesi della serie Strappare lungo i bordi: come è nata, come è stata sviluppata e con quali mostri si è dovuto confrontare per realizzarla. Qui Zerocalcare è perfino riuscito a prevedere le poche sterili polemiche che ne hanno accompagnato il successo, spegnendole sul nascere con grande intelligenza. Un motivo in più per leggere il volume e (ri)guardare la serie.

Zerocalcare – Niente di nuovo sul fronte di Rebibbia

Strappare lungo i bordi

Arrivo tardi come al solito, della serie Netflix di Zerocalcare tutti hanno già scritto e detto tutto e nessuno ha fatto un solo appunto negativo. Zerocalcare è un genio, non esagero. A meno che tu non appartenga ad un’altra generazione, è impossibile non ritrovarsi nelle sue storie, sia quando ti strappa una fragorosa risata sia quando ti fa scendere la lacrimuccia, perché poi non colpisce tanto cosa racconta ma come ci riesce e quasi sempre, almeno per quanto mi riguarda, è esattamente quello che avrei voluto dire oppure ho pensato vivendo le stesse identiche situazioni. A differenza del fumetto, su cui ci si può soffermare senza voltare pagina, la serie scorre veloce per gustarsela e infatti non si contano i momenti in cui ho premuto stop per osservare meglio i particolari o rivedere le scene. La parte finale mi ha sinceramente commosso e sono certo che presto rivedrò tutti i sei episodi senza pausa. Durano poco, sono come un film che, a per lunghi tratti, può essere quello della tua vita.

Niente da perdere

Jeff Lemire è un bravo fumettista, lo avevo conosciuto con Il saldatore subacqueo che però, nonostante qualche buono spunto ed i bei disegni, non mi aveva cambiato la vita né la giornata. Su Netflix tra l’altro è appena uscita una serie, Sweet Tooth, tratta da una collana di fumetti da lui realizzata: insomma non è l’ultimo arrivato. Ho comprato e letto questo Niente da perdere proprio perché non avevo niente da perdere, avendolo preso in offerta. Non mi è dispiaciuto, la storia ruota attorno ad un fratello ed una sorella, derelitti e distanti, che finiscono col ritrovarsi. Usando sapientemente i colori, Lemire crea un’ambientazione fredda in un contesto glaciale ma pieno di buoni sentimenti, peccato sia tutto un po’ prevedibile, la sorpresa non deve essere il suo forte. Semmai mi sorprende scrivere di questi fumetti sapendo che nessuno che conosco li leggerà né leggerà questo post.

Jeff Lemire – Niente da perdere

LMVDM – La mia vita disegnata male

Quando un paio di anni fa, allegati a Repubblica, sono usciti i volumi delle opere di Gipi, ho comprato solo i primi tre pensando che fossero sufficienti, soprattutto perché lui stesso aveva selezionato le uscite in base alle sue preferenze, partendo dalla migliore. Me ne sono pentito. Sia le storie sia i disegni, qualsiasi tecnica utilizzi, colpiscono per la facilità con cui riescono ad entrarti dentro. Una parola in più in una frase o un occhietto disegnato di traverso o un colore più cupo sembrano sempre essere messi lì con l’intento di provocare una reazione, un sorriso, una smorfia di dispiacere, un oh di stupore. In LMVDM questo aspetto è accentuato dal fatto che la storia racconta la sua vita e, nonostante l’abbia disegnata male, l’ha rappresentata egregiamente.

Gipi – LMVDM – La mia vita disegnata male

Venerdì 12

Una raccolta di strisce pubblicate qualche anno fa con l’aggiunta di un finale che chiude definitivamente la storia e che a mio avviso rispecchia meglio l’ironia sottile dell’Ortolani di oggi. Tante battute, a tratti ripetitive, sui drammi d’amore del protagonista ma anche tanti momenti di tenerezza e malinconia che, seppur all’interno del contesto estremamente comico, si fanno apprezzare vissuti da ognuno di noi, c’è poco da fare. Niente di eccezionale, la lettura è piacevole e vuole il tuo tempo, uno o due capitoli al giorno sono l’ideale per farsi una risata e per rendersi conto di quanto noi uomini (perché di questo si tratta) possiamo autodistruggerci per una donna prima di aprire gli occhi ed arrivare a sabato 13.

Leo Ortolani – Venerdì 12

A Babbo morto

Non avevo grandi aspettative e ho comprato il volume, tra l’altro uscito ad un mese di distanza da Scheletri, solo perché Zerocalcare è una forma di garanzia. Non è una storia natalizia né una mera operazione commerciale ma un’opera di denuncia sociale e politica raccontata attraverso una serie di metafore che partono dalla morte di Babbo Natale. Ci sono diverse chicche e numerosi riferimenti a fatti di cronaca. Occhio alle date, mai messe a caso, come quella del 20 luglio in cui un folletto viene ucciso, stesso giorno della morte di Carlo Giuliani. Il tutto forse poteva essere impaginato e presentato meglio: nonostante l’attenzione dell’autore, l’idea che mi sono fatto è quella di una realizzazione sbrigativa e un po’ gonfiata nei contenuti.

Zerocalcare – A Babbo morto

Aldobrando

Splendida opera. Una storia fantastica, una favola avventurosa e poetica adatta a qualsiasi età e a qualsiasi lettore. Si può finire in poco tempo ma se si vuole gustarla, sfogliandola pagina dopo pagina, ammirando i magnifici disegni di Luigi Critone e leggendo i testi magistralmente scritti da Gipi, bisognerebbe prendersi una mezza giornata libera da impegni e godersi la lettura come fosse una visita ad un museo. Un volume che tutti gli appassionati di fumetti dovrebbero avere. Io ce l’ho.

Gipi, Luigi Critone – Aldobrando

Ballata per un traditore

Le premesse in libreria erano buone. Mi incuriosivano il genere (il noir) e il nome sulla copertina di Massimo Carlotto, autore interessante di cui però non avevo mai letto nulla. I disegni in bianco e nero sembravano curati e così ho comprato questa graphic novel con discrete aspettative. Oggi me ne sono un po’ pentito. Non è un’opera orribile ma è chiaramente una sintesi della sintesi, a fumetti, di quello che è stato pensato come un romanzo e che in questa forma rende poco e niente. La storia è ambientata a Milano, con flashback che riportano agli anni ’80, alla Milano da bere in cui giravano tanti soldi non sempre puliti e in cui i giochi di potere facevano la differenza. C’è anche un cameo di Berlusconi con le sue donnine nude che inquadra perfettamente il momento. Poi intrighi, omicidi, vendetta. Nel complesso è un racconto banale, infarcito di nomi e fatti che non trovano la giusta dimensione e in cui abbonda quel dialetto milanese che mi sta sulle palle. Peccato per Massimo Carlotto, autore interessante di cui però non leggerò mai più nulla.

Massimo Carlotto, Pasquale Ruju, David Ferracci – Ballata per un traditore

Scheletri

Ciò che mi piace di Zerocalcare, almeno per quanto mi riguarda, è il potermi identificare con la maggior parte delle situazioni e degli stati d’animo che rappresenta sia con i disegni sia con le parole. I grandi autori ci riescono portando il lettore lì dove vogliono loro, Zerocalcare dà invece la sensazione di essere lui ad andare dal lettore e lo fa alla sua maniera, con ironia e consapevolezza. Anche stavolta costruisce una storia, quanto reale o autobiografica non so e non mi interessa, capace di coinvolgere fino alla fine con il solito stile delle sue battute e piccoli colpi di scena che culminano nelle ultimissime pagine. Non è la sua opera migliore ma è pur sempre una sua opera e difficilmente delude.

Zerocalcare – Scheletri

Joe Shuster

E’ la storia a fumetti dei creatori di Superman, Jerry Siegel e Joe Shuster, raccontata in prima persona da quest’ultimo. Tanto talentuosi quanto sfigati e ingenui, i due non ebbero mai il giusto riconoscimento, economico soprattutto, per aver inventato il supereroe più forte e famoso di tutti, anche se non il più fico. Siegel addirittura odiava Batman. Shuster, ormai anziano, racconta qui la loro vita e le vicissitudini che hanno dovuto affrontare per far valere le proprie idee in un settore, negli anni ’30, sicuramente non prospero come lo è oggi. Anzi sono stati dei precursori, contribuendo alla diffusione del fumetto come opera, superando la sua dimensione originaria di breve striscia su una rivista. E’ sicuramente per merito di Siegel e Shuster che anche io sia arrivato ad apprezzare i fumetti e che abbia letto questo, pur non essendo un granché in termini sia di disegni sia di narrazione. In fondo non è stato scritto da loro.

Julian Voloj, Thomas Campi – Joe Shuster

Nick Cave: mercy on me

Volevo conoscere meglio Nick Cave e il suo genio e, oltre ad ascoltarlo, ho scelto quest’opera da leggere pensando che un fumetto mi avrebbe appassionato più di una biografia. Purtroppo, nonostante i bei disegni, il volume è un mezzo delirio che può piacere solo a chi conosce già molto bene Nick Cave e le sue canzoni. C’è ben poco della sua vita. Ci sono i suoi pezzi, trascritti giustamente tutti in inglese, che canta in continuazione per pagine e pagine ma che è difficile seguire se non se ne conosce la musica. Ci sono le infinite parole che batte a macchina per costruire storie, riportate però un po’ ad minchiam. Soprattutto c’è il confronto, onirico e folle, tra Nick e i suoi personaggi, figure che vivono grazie a lui e che soffrono e muoiono in funzione di un finale da raccontare e che, per questo, si ribellano al loro creatore. Insomma, Nick Cave proprio non riesco ad afferrarlo. Anche al suo ultimo concerto in Italia, sono riuscito solo a vederlo salire sul palco, costretto poi ad andarmene per un imprevisto. Forse sono io stesso un suo personaggio e lui ha voluto così, spero non mi faccia morire male.

Reinhard Kleist – Nick Cave: mercy on me

RSDIUG. Roma sarà distrutta in un giorno

Mi è passato sotto mano tante volte in libreria e sono stato indeciso fino all’ultimo se comprarlo o no, sia per le recensioni non proprio entusiastiche sia perché Recchioni per me è il Baricco del fumetto, bravissimo ma paraculo e troppo autoreferenziale, aspetto che me lo ha fatto sempre apprezzare un po’ di meno. Poi, complice un buono spesa, ho preso il libro gratis e questo me lo ha fatto apprezzare un po’ di più. Alla fine mi ha pure soddisfatto. Mai leggere le recensioni: le opinioni, specie sui libri, sono assolutamente soggettive. Non è un grande storia, i disegni però mi sono piaciuti e i versi de Il muro del canto, gruppo folk rock romano, per descrivere alcune scene sono azzeccati. Soprattutto si parla di Roma (o meglio della sua distruzione ad opera di una creatura palesemente ispirata all’Evangelion) e racconta con immagini efficaci, attraverso gli occhi di chi ci vive, zone della città che conosco bene. Il finale è affrettato, Recchioni poteva far meglio e fornire qualche spiegazione sul seguito o sulle origini piuttosto che mostrarci la sua faccia beffarda mentre mangia, beve e fuma. Ma, come ho detto, è un bravissimo paraculo.

Roberto Recchioni – RSDIUG. Roma sarà distrutta in un giorno

Souvenir dell’impero dell’atomo

Opera sicuramente originale che omaggia la fantascienza degli anni ’50, tra l’altro con uno stile grafico impeccabile. E simpatico, direi. Solo che, pur essendo la storia abbastanza semplice, è raccontata (volutamente dall’autore) in maniera troppo intricata con continui salti temporali e intermezzi a volte difficili da collocare nel puzzle della trama. In sostanza, non ci ho capito granché e non mi ha appassionato. Magari cambierò giudizio con una rilettura in futuro. O nel passato.

Thierry Smolderen, Alexandre Clerisse – Souvenir dell’impero dell’atomo