Unastoria

L’ho letto? No, ho guardato solo le figure. Perché è stato difficile sfogliare questo volume e leggere “lastoria”. Dialoghi essenziali, spesso all’apparenza slegati tra loro e soprattutto immagini, splendide immagini che l’autore ha creato con l’acquarello, molte delle quali potrebbero essere esposte singolarmente in una galleria d’arte. Ritrovo Gipi grazie alle uscite di Repubblica, a suo tempo avevo acquistato le prime tre ma questa è molto differente dalla precedente, La terra dei figli. E’ come un lungo sogno, un viaggio onirico attraverso le visioni di due personaggi le cui storie confluiscono in una. Poi, dopo l’ultima pagina, ci si sveglia e si resta un po’ storditi, incapaci sul momento di realizzare quanto e se quella storia, così rappresentata, ci sia piaciuta. Direi di sì per quanto mi riguarda. Ma sto ancora dormendo.

Gipi – Unastoria

Basilicò

Tra un romanzo e l’altro, un fumetto da sfogliare in poche ore ce lo metto sempre. Questo lo volevo leggere da tempo, perché è ambientato a Palermo, i cui scorci caratteristici sono disegnati a meraviglia, e perché da qualche recensione avevo intuito che la storia era sorprendente. Lo è per quello che racconta, per le ricette culinarie, naturalmente non prive di basilico, mai fuori contesto, per la scelta cromatica degli eventi del passato in alternanza al bianco e nero del presente, per i colpi di scena del finale, per il grande colpo di scena dell’ultimissima pagina. E per il basilico stesso, protagonista assoluto, non solo come ingrediente in cucina. Esagero? Non lo so. I fumetti a volte mi soddisfano più di un buon romanzo (del resto, perché non dovrebbero?) e questo ne è esempio lampante.

Giulio Macaione – Basilicò

Mercedes

La mia crescente passione per i fumetti e le graphic novel si arricchisce di un pezzo da novanta. Perché Mercedes è un pezzo da novanta. Non tanto l’opera in sé, comunque ben scritta ed egregiamente “montata” (esiste il montaggio nei fumetti?), quanto il personaggio Mercedes, una figura potente, vincente e spietata che “non è una persona” ma un insieme dei più cinici e comuni pensieri umani. Pensieri che in lei diventano parole, fatti, azioni dalle conseguenze catastrofiche, senza redenzione, senza la morale a mettere un freno. E infatti, pur essendo viscida, Mercedes sviluppa empatia mentre i personaggi di contorno, ognuno dei quali rappresenta un preciso riferimento sociale, appaiono come sfigati qualsiasi sia il loro ideale. Fosse stata bona, tipo che so… Jessica Rabbit, Mercedes avrebbe sviluppato anche altro e, sono sicuro, tutto le sarebbe stato giustificato.

Daniel Cuello – Mercedes

La fine della ragione

Recchioni è un grande e anche un po’ paraculo. Poteva essere una grandissima opera, i presupposti c’erano tutti, a cominciare dai disegni veramente magnifici, efficaci, al punto da renderlo più un libro di illustrazioni che un “semplice” fumetto. Il tema di fondo è attuale, ben rappresentato dal titolo e arriva dritto al punto. Ma ci arriva troppo presto. Dialoghi essenziali, scarni e un finale che sembra deciso in fretta e furia rispetto alle promettenti aspettative della prime pagine. Pagine tra l’altro piuttosto spesse. Si legge e si sfoglia in poco tempo e non vale il prezzo, riducendosi purtroppo ad un’ottima operazione commerciale. Recchioni è fatto così, può permetterselo. Un altro autore non sarebbe nemmeno arrivato alla pubblicazione.

Roberto Recchioni – La fine della ragione

Rughe

Meraviglioso. L’ho comprato casualmente tre ore fa perché non avevo niente da leggere in metro e l’ho finito appena arrivato a casa, non volevo interromperlo. Tratta un tema che non ho mai considerato, l’Alzheimer, e che invece dovrei considerare già da molti anni, almeno così dice chi mi conosce e sa quanto io sia rincoglionito. Questo racconto però non lo dimenticherò, sia per la storia commovente e avvincente al tempo stesso (possono essere avvincenti le giornate di un gruppo di anziani in una casa di riposo? Sì) sia per gli aneddoti che riguardano i protagonisti (quello dell’imbroglione è semplicemente una favola) sia per i personaggi i cui volti ben disegnati trasmettono, spesso contemporaneamente, sentimenti diversi come tenerezza, tristezza, rassegnazione, simpatia, empatia, pena, rabbia. E soddisfazione, per aver scovato un’opera sorprendente.

Paco Roca – Rughe

Cinzia

Una storia ben trattata che fa ridere e piangere al tempo stesso, anche se leggendola non ho né riso né pianto. All’umorismo tipico di Ortolani e alle situazioni grottesche si alternano riflessioni di grande profondità, citazioni adatte a chiunque, da riciclare nelle bacheche dei profili social a prescindere dal tema LGBT che sta sullo sfondo. Purtroppo ci sono anche pagine utili soltanto a dare spessore (in senso di quantità e non qualità) al volume e giustificare i 20 euro del prezzo: quelle con le vignette in cui i protagonisti danzano e cantano e le parole in inglese sono scritte come si pronunciano in italiano. Fastidiose da leggere e troppo lunghe, infatti le ho letteralmente saltate. A parte questo è un libro che consiglierei assolutamente (meglio però farselo regalare, visto quanto costa): c’è un po’ tutto l’Ortolani che conosco, qui con un tocco di delicatezza in più davvero apprezzabile.

Leo Ortolani – Cinzia

Kobane calling

In assoluto, l’opera migliore di Zerocalcare. OK, ne ho lette solo due. Ma questa supera pure l’acclamatissima La profezia dell’armadillo, l’altra che ho letto (e persino comprato) e che, con anni di ritardo, mi ha permesso di capire perché l’autore è tanto, giustamente, apprezzato. Sono più bravo a criticare che ad elogiare e non trovo le parole adatte a scrivere di un volume senza pecche. Adoro i reportage se non sono lunghi e pesanti e questo, pur essendo un fumetto, non perde nulla rispetto ad una narrazione, anzi è capace di raccontare con disegni, espressioni e battute azzeccate ciò che migliaia di parole e decine di fotografie non potrebbero fare. C’è l’ironia tipica di Zerocalcare, c’è la sua umanità e c’è l’enorme intelligenza di riportare fatti e persone così come sono, con il risultato di rendere accessibile a chiunque una storia e degli avvenimenti che personalmente conoscevo poco. O meglio, conoscevo per via di notizie non sempre esaustive e neutrali. Oltretutto si tratta di temi attuali, benché il diario di viaggio risalga al 2016. Ad oggi, Kobane resiste ancora nonostante la recente offensiva turca.

Questa lettura è andata oltre le pagine che ho sfogliato. Mi ha illuminato sulla guerra che si sta combattendo tra quei confini (non solo con le armi) e sui principi alla base del modello Rojava (il Contratto Sociale del Rojava), il quale spero riesca ad affermarsi: sono di parte e sostengo il popolo curdo.

Piccola nota inutile. Credo da sempre che esista un filo sottile tra il libro che finiamo di leggere e quello che stiamo per cominciare. Non mi riferisco al gusto personale per un genere o un autore, parlo di un collegamento, un aneddoto, una citazione presente nell’uno e nell’altro. Ho trovato quel filo anche qui. Avevo iniziato Kobane calling mentre stavo terminando un romanzo di Joe R. Lansdale e mi ha sorpreso che proprio Zerocalcare, nel suo racconto, citasse Lansdale: lo stava leggendo una notte a Kobane.

Zerocalcare – Kobane calling