Venerdì 12

Una raccolta di strisce pubblicate qualche anno fa con l’aggiunta di un finale che chiude definitivamente la storia e che a mio avviso rispecchia meglio l’ironia sottile dell’Ortolani di oggi. Tante battute, a tratti ripetitive, sui drammi d’amore del protagonista ma anche tanti momenti di tenerezza e malinconia che, seppur all’interno del contesto estremamente comico, si fanno apprezzare vissuti da ognuno di noi, c’è poco da fare. Niente di eccezionale, la lettura è piacevole e vuole il tuo tempo, uno o due capitoli al giorno sono l’ideale per farsi una risata e per rendersi conto di quanto noi uomini (perché di questo si tratta) possiamo autodistruggerci per una donna prima di aprire gli occhi ed arrivare a sabato 13.

Leo Ortolani – Venerdì 12

A Babbo morto

Non avevo grandi aspettative e ho comprato il volume, tra l’altro uscito ad un mese di distanza da Scheletri, solo perché Zerocalcare è una forma di garanzia. Non è una storia natalizia né una mera operazione commerciale ma un’opera di denuncia sociale e politica raccontata attraverso una serie di metafore che partono dalla morte di Babbo Natale. Ci sono diverse chicche e numerosi riferimenti a fatti di cronaca. Occhio alle date, mai messe a caso, come quella del 20 luglio in cui un folletto viene ucciso, stesso giorno della morte di Carlo Giuliani. Il tutto forse poteva essere impaginato e presentato meglio: nonostante l’attenzione dell’autore, l’idea che mi sono fatto è quella di una realizzazione sbrigativa e un po’ gonfiata nei contenuti.

Zerocalcare – A Babbo morto

Aldobrando

Splendida opera. Una storia fantastica, una favola avventurosa e poetica adatta a qualsiasi età e a qualsiasi lettore. Si può finire in poco tempo ma se si vuole gustarla, sfogliandola pagina dopo pagina, ammirando i magnifici disegni di Luigi Critone e leggendo i testi magistralmente scritti da Gipi, bisognerebbe prendersi una mezza giornata libera da impegni e godersi la lettura come fosse una visita ad un museo. Un volume che tutti gli appassionati di fumetti dovrebbero avere. Io ce l’ho.

Gipi, Luigi Critone – Aldobrando

Ballata per un traditore

Le premesse in libreria erano buone. Mi incuriosivano il genere (il noir) e il nome sulla copertina di Massimo Carlotto, autore interessante di cui però non avevo mai letto nulla. I disegni in bianco e nero sembravano curati e così ho comprato questa graphic novel con discrete aspettative. Oggi me ne sono un po’ pentito. Non è un’opera orribile ma è chiaramente una sintesi della sintesi, a fumetti, di quello che è stato pensato come un romanzo e che in questa forma rende poco e niente. La storia è ambientata a Milano, con flashback che riportano agli anni ’80, alla Milano da bere in cui giravano tanti soldi non sempre puliti e in cui i giochi di potere facevano la differenza. C’è anche un cameo di Berlusconi con le sue donnine nude che inquadra perfettamente il momento. Poi intrighi, omicidi, vendetta. Nel complesso è un racconto banale, infarcito di nomi e fatti che non trovano la giusta dimensione e in cui abbonda quel dialetto milanese che mi sta sulle palle. Peccato per Massimo Carlotto, autore interessante di cui però non leggerò mai più nulla.

Massimo Carlotto, Pasquale Ruju, David Ferracci – Ballata per un traditore

Scheletri

Ciò che mi piace di Zerocalcare, almeno per quanto mi riguarda, è il potermi identificare con la maggior parte delle situazioni e degli stati d’animo che rappresenta sia con i disegni sia con le parole. I grandi autori ci riescono portando il lettore lì dove vogliono loro, Zerocalcare dà invece la sensazione di essere lui ad andare dal lettore e lo fa alla sua maniera, con ironia e consapevolezza. Anche stavolta costruisce una storia, quanto reale o autobiografica non so e non mi interessa, capace di coinvolgere fino alla fine con il solito stile delle sue battute e piccoli colpi di scena che culminano nelle ultimissime pagine. Non è la sua opera migliore ma è pur sempre una sua opera e difficilmente delude.

Zerocalcare – Scheletri

Joe Shuster

E’ la storia a fumetti dei creatori di Superman, Jerry Siegel e Joe Shuster, raccontata in prima persona da quest’ultimo. Tanto talentuosi quanto sfigati e ingenui, i due non ebbero mai il giusto riconoscimento, economico soprattutto, per aver inventato il supereroe più forte e famoso di tutti, anche se non il più fico. Siegel addirittura odiava Batman. Shuster, ormai anziano, racconta qui la loro vita e le vicissitudini che hanno dovuto affrontare per far valere le proprie idee in un settore, negli anni ’30, sicuramente non prospero come lo è oggi. Anzi sono stati dei precursori, contribuendo alla diffusione del fumetto come opera, superando la sua dimensione originaria di breve striscia su una rivista. E’ sicuramente per merito di Siegel e Shuster che anche io sia arrivato ad apprezzare i fumetti e che abbia letto questo, pur non essendo un granché in termini sia di disegni sia di narrazione. In fondo non è stato scritto da loro.

Julian Voloj, Thomas Campi – Joe Shuster

Nick Cave: mercy on me

Volevo conoscere meglio Nick Cave e il suo genio e, oltre ad ascoltarlo, ho scelto quest’opera da leggere pensando che un fumetto mi avrebbe appassionato più di una biografia. Purtroppo, nonostante i bei disegni, il volume è un mezzo delirio che può piacere solo a chi conosce già molto bene Nick Cave e le sue canzoni. C’è ben poco della sua vita. Ci sono i suoi pezzi, trascritti giustamente tutti in inglese, che canta in continuazione per pagine e pagine ma che è difficile seguire se non se ne conosce la musica. Ci sono le infinite parole che batte a macchina per costruire storie, riportate però un po’ ad minchiam. Soprattutto c’è il confronto, onirico e folle, tra Nick e i suoi personaggi, figure che vivono grazie a lui e che soffrono e muoiono in funzione di un finale da raccontare e che, per questo, si ribellano al loro creatore. Insomma, Nick Cave proprio non riesco ad afferrarlo. Anche al suo ultimo concerto in Italia, sono riuscito solo a vederlo salire sul palco, costretto poi ad andarmene per un imprevisto. Forse sono io stesso un suo personaggio e lui ha voluto così, spero non mi faccia morire male.

Reinhard Kleist – Nick Cave: mercy on me

RSDIUG. Roma sarà distrutta in un giorno

Mi è passato sotto mano tante volte in libreria e sono stato indeciso fino all’ultimo se comprarlo o no, sia per le recensioni non proprio entusiastiche sia perché Recchioni per me è il Baricco del fumetto, bravissimo ma paraculo e troppo autoreferenziale, aspetto che me lo ha fatto sempre apprezzare un po’ di meno. Poi, complice un buono spesa, ho preso il libro gratis e questo me lo ha fatto apprezzare un po’ di più. Alla fine mi ha pure soddisfatto. Mai leggere le recensioni: le opinioni, specie sui libri, sono assolutamente soggettive. Non è un grande storia, i disegni però mi sono piaciuti e i versi de Il muro del canto, gruppo folk rock romano, per descrivere alcune scene sono azzeccati. Soprattutto si parla di Roma (o meglio della sua distruzione ad opera di una creatura palesemente ispirata all’Evangelion) e racconta con immagini efficaci, attraverso gli occhi di chi ci vive, zone della città che conosco bene. Il finale è affrettato, Recchioni poteva far meglio e fornire qualche spiegazione sul seguito o sulle origini piuttosto che mostrarci la sua faccia beffarda mentre mangia, beve e fuma. Ma, come ho detto, è un bravissimo paraculo.

Roberto Recchioni – RSDIUG. Roma sarà distrutta in un giorno

Souvenir dell’impero dell’atomo

Opera sicuramente originale che omaggia la fantascienza degli anni ’50, tra l’altro con uno stile grafico impeccabile. E simpatico, direi. Solo che, pur essendo la storia abbastanza semplice, è raccontata (volutamente dall’autore) in maniera troppo intricata con continui salti temporali e intermezzi a volte difficili da collocare nel puzzle della trama. In sostanza, non ci ho capito granché e non mi ha appassionato. Magari cambierò giudizio con una rilettura in futuro. O nel passato.

Thierry Smolderen, Alexandre Clerisse – Souvenir dell’impero dell’atomo

I kill giants

Quello che mi fotte sempre è la curiosità. Già dalla copertina avrei dovuto capire che non si trattava di un fumetto per me. Lo sarebbe stato forse quando avevo quindici anni ma non ne sono sicuro, non leggevo nemmeno Topolino, sicuramente più interessante. E’ che ne parlano come una pietra miliare, ha avuto premi e riconoscimenti, ne è stato tratto un film e soprattutto era gratis, motivo per cui l’ho letto. Peccato mi fosse sfuggito un dettaglio: è un’opera per ragazzi e io, che sono nato vecchio, non avrei mai potuto apprezzarla. La storia è banale come un qualsiasi accordo di Ligabue, anche se va riconosciuta una certa profondità e tanta fantasia. Le vignette sono un tormento, sempre in movimento, una confusione continua, probabilmente voluta, per rendere l’idea dell’irrequietezza della protagonista. Il peggio tuttavia è la sceneggiatura: nelle prime pagine, complici le vignette, non si capisce una mazza e, quando poi si riesce a prendere il filo, è ormai tardi per salvare l’intero volume dalla spazzatura. Il problema adesso è che la curiosità, quella che mi fotte sempre, mi spingerà a dare un’occhiata al film.

Joe Kelly, JM Ken Niimura – I kill giants

Midnight nation

La sensazione, mentre lo leggevo, era quella di guardare un film anziché sfogliare un fumetto. Merito dei disegni perfetti e della trama accattivante. I personaggi intrigano sin dalle prime pagine: lui perché è affascinante e tormentato, lei perché è gnocca e misteriosa, i cattivi perché sono brutti e malvagi e Lazzaro perché è proprio Lazzaro, quello originale. La storia è un viaggio a cui restare attaccati fino alla fine soprattutto per trovare le risposte che lo stesso protagonista si pone e che verranno soddisfatte solo in parte. In effetti è questa l’unica grossa pecca: il racconto scorre ma certe questioni non vengono approfondite e, quando arriva il perfido antagonista a rispondere e filosofeggiare, non lo fa in maniera esaustiva, dicendo tutto e niente con metafore impeccabili e un po’ noiose. Nell’insieme è un’ottima lettura, arricchita dalla meravigliosa postfazione dell’autore che le fa recuperare qualche punto perduto lungo la strada.

J. Michael Straczynski, Gary Frank – Midnight nation

Il quinto Beatle

Il quinto Beatle non è Pete Best, il batterista tristemente sostituito da Ringo Starr ma Brian Epstein, l’improvvisato manager che prese per mano il gruppo quando ancora si esibiva nei locali di Liverpool e lo portò al successo planetario in pochi anni. La sua vita, peraltro breve, è indubbiamente legata ai Fab Four e quest’opera, che definire fumetto è riduttivo, la racconta attraverso bellissime illustrazioni, metafore e aneddoti frutto di un lavoro enorme svolto dagli autori, come si legge in particolare nella postfazione. Forse è tutto un po’ frettoloso, del resto non si tratta di una biografia, nel complesso però è una storia mai noiosa che merita di essere sfogliata.

Vivek J. Tiwary, Andrew C. Robinson, Kyle Baker – Il quinto Beatle

Il saldatore subacqueo

Si dice che ci faranno un film con Ryan Gosling e si dice che l’autore sia talentuoso e in effetti non è un fumetto da buttare. Parte bene, con disegni semplici ed efficaci e una trama accattivante. Essendo io stesso un sub amante del mare, mi aveva incuriosito. Poi però la storia si perde un po’ e lo stesso fa il protagonista che, sott’acqua, si smarrisce in un limbo prima di ritrovarsi. Il lettore invece si perde e basta, almeno per me è stato così. Spero di ritrovarmi ma purtroppo ho già sfogliato l’ultima pagina e non tornerò indietro.

Jeff Lemire – Il saldatore subacqueo

Astrogamma

L’unico momento di attenzione l’ho avuto quando, attraverso il notiziario, i cittadini sono stati invitati a restare a casa per la propria sicurezza. Un parallelismo con i giorni che stiamo vivendo. Ma è durato due secondi, giusto il tempo di spostare gli occhi sulla vignetta successiva, voltare pagina e riprendere ad annoiarmi. Perché questo fumetto è insulso. I disegni sono confusionari sia presi singolarmente, dato che spesso non si capiscono affatto, sia nell’insieme perché invece di rappresentare una storia creano solo caos, tra l’altro amplificato dai rumori riprodotti all’infinito con serie lunghissime di “vrooom!” e “splash!” e “thump!”, solo per citarne alcuni, che manco Batman degli anni ’60 gli si avvicina. La trama, pressoché inesistente, si sviluppa nel tentativo mal riuscito di ambientare a Ostia (sì, proprio lì inizia la storia) una lotta contro insetti giganti spuntati chissà come. Un richiamo ai kaijū, i mostri della fantascienza giapponese, attraverso un manga in salsa italiana che ha il solo pregio di finire rapidamente.

LRNZ, Alessandro Caroni – Astrogamma

La distanza

Esistono pure i fumetti brutti, eh. Ho letto questo un po’ per il titolo, che in un periodo di contatti a distanza e isolamento a casa mi sembrava evocativo, un po’ perché racconta un pezzo della Sicilia che amo, quella dell’estate, del mare e delle avventure in cui ogni meta è una scoperta. Ma la racconta male, attraverso personaggi stereotipati, dialoghi che spesso non hanno un filo conduttore e a volte nemmeno senso, oltre a tavole tagliate a metà e balloon disposti a cazzo. I disegni non mi fanno impazzire, anche se hanno il merito di restituire un’immagine pulita e solare dell’isola. Il protagonista ammorba con le sue riflessioni che sarebbero pure condivisibili se non fossero presentate come perle in discorsi sconnessi. Tuttavia, se con un piccolo sforzo faccio finta che protagonista è la Sicilia, tutte queste contraddizioni le perdono.

Colapesce, Alessandro Baronciani – La distanza

Il porto proibito

Già dalla prima pagina, a vedere il meraviglioso tratto a matita e senza china, sono rimasto affascinato dalla mano del disegnatore e ho pensato potesse essere una lettura da cinque stelline. L’ho pensato per buona parte dell’opera perché la storia regge e coinvolge. Fino ad un certo punto però. Andando avanti ci si rende conto di quanto i dialoghi siano stucchevoli, addirittura pesanti, con pagine per giunta piene di testi di canzoni che non ha senso leggere se non si conoscono. Tante, troppe. E quei pensieri, quelle conversazioni, talvolta assurde, stracolme di versi tradotti dagli autori originali e ricopiati per intero, oltre alle parole eccessivamente ricercate… beh, hanno rotto il cazzo. Probabilmente non rientro nel target (sedicenni in amore) a cui il libro mirava. Resta una grande opera e sono contento di averla fatta mia ma il merito è dei disegni che avrebbero funzionato anche senza testo e che appenderei sui muri di casa per quanto mi piacciono. La sceneggiatura o meglio i dialoghi, invece, li butterei nel cestino.

Teresa Radice, Stefano Turconi – Il porto proibito

Residenza Arcadia

Le recensioni di Mercedes presentavano Cuello come l’autore che con la sua prima opera, Residenza Arcadia, aveva stupito tutti. Mi è capitato di acquistarla in offerta e l’ho letta subito. In questi giorni di isolamento da coronavirus, il tempo è un bene su cui investire. Le vicende avvengono all’interno di un condominio che potrebbe essere il nostro paese e gli inquilini potremmo essere noi, qualora perdessimo l’umanità. Cuello è bravo a rappresentare con tratti semplici le espressioni e i sentimenti dei protagonisti in ogni circostanza e bravo a stupire, sia con un sorriso sia con una lacrima, chi legge. Sorprendente. Un fumetto che consiglierei agli amici ma soprattutto ai nemici.

Daniel Cuello – Residenza Arcadia

I giorni che scompaiono

In questi giorni che scompaiono per l’isolamento da coronavirus e per i lavori forzati da casa, riesco a leggere, contemporaneamente ad un romanzo, più fumetti e graphic novel, spesso terminandoli lo stesso giorno. Fioccano le offerte per libri ed ebook gratis o scontatissimi e questo è positivo per me, per i lettori e per l’umanità. Proprio attraverso un’offerta ho scoperto quest’opera dai disegni semplici e lineari che subito mi ha incuriosito dalla descrizione. La storia è geniale, il ritmo incalzante e il passare del tempo per il protagonista è un elemento che mette ansia insieme allo scorrere più o meno frenetico delle sequenze e delle pagine. Ha le sembianze di un thriller del quale si vuole conoscere la conclusione il più in fretta possibile e che quindi è difficile interrompere. E ci si potrebbe scrivere la sceneggiatura di un film da andare a vedere al cinema un giorno, se mai usciremo.

Timothé Le Boucher – I giorni che scompaiono

Don Zauker. Habemus papam + Venga il mio regno

Ho chiacchierato con I Paguri (Pagani e Caluri) qualche anno fa ad un festival del fumetto e mi sono divertito parecchio. Riconosco però di non aver mai letto niente di loro, me li avevano presentati e nulla più. Sapevo di Don Zauker, il cattivo di Daitarn 3 (tra l’altro il mio cartone animato preferito) da cui I Paguri hanno preso il nome per il loro personaggio e, quando casualmente me lo sono ritrovato davanti in libreria, l’ho preso. Soprattutto perché l’ho pagato con i buoni pasto, altrimenti non so se mi sarei lasciato convincere. Il volume mette insieme due albi già pubblicati in passato e descrive bene questo prete esorcista che incarna tutto l’opposto rispetto a quanto la Chiesa dovrebbe rappresentare. Quindi in teoria poteva piacermi molto. Solo che, a parte qualche battuta e i disegni curatissimi, non mi ha entusiasmato. I dialoghi sono minuziosi come i disegni ma troppo lunghi e non mi hanno fatto ridere granché. Le scene sono oltre, mai visto niente del genere in un fumetto satirico e quindi da applausi, però non so, forse gli è mancata la benedizione per farmi esaltare.

Emiliano Pagani, Daniele Caluri – Don Zauker. Habemus papam + Venga il mio regno

Senza sangue

Baricco, oltre al fardello della presunzione, possiede soprattutto il dono della parola. Riesce a disegnare luoghi, personaggi, dialoghi, situazioni, sogni con le parole. Qualsiasi scenario insomma. In quest’opera, che è pur sempre sua, accade il contrario: i disegni mostrano ciò che le parole non dicono, le sostituiscono, quasi non ce ne fosse bisogno e infatti i dialoghi sono ridotti al minimo. Si perde il dono di Baricco (il romanzo va assolutamente letto) e viene fuori quello degli autori del fumetto, sceneggiatore e disegnatore, che spesso negli adattamenti passano inosservati, come un sottotitolo. Senza cuore. Senza sangue.

Alessandro Baricco, Tito Faraci, Francesco Ripoli – Senza sangue

Quartieri lontani

Davanti allo scaffale dei fumetti non cercavo niente in particolare ma sapevo che non sarei uscito a mani vuote. Infatti tra le mani mi sono ritrovato questo “mattone”, che mi ha colpito perché uno, è un manga, non un fumetto; due, è ambientato in Giappone dove sono stato due volte e di cui quindi ho percepito l’odore; tre, l’autore, che non conoscevo, da una veloce ricerca sul cellulare è risultato essere un mangaka apprezzatissimo.

I disegni, dettagliati e puliti, descrivono bene la vita e la cultura del Giappone e la storia, che all’inizio sembra banale, diventa via via accattivante, curiosa, si mantiene profonda pur essendo narrata con uno stile leggero, quasi poetico. In pratica, conquista e quel mattone, che all’apparenza sembrava ci volesse chissà quanto per finirlo, improvvisamente, finisce. A conferma dell’ineluttabilità del tempo.

Jirō Taniguchi – Quartieri lontani

Unastoria

L’ho letto? No, ho guardato solo le figure. Perché è stato difficile sfogliare questo volume e leggere “lastoria”. Dialoghi essenziali, spesso all’apparenza slegati tra loro e soprattutto immagini, splendide immagini che l’autore ha creato con l’acquarello, molte delle quali potrebbero essere esposte singolarmente in una galleria d’arte. Ritrovo Gipi grazie alle uscite di Repubblica, a suo tempo avevo acquistato le prime tre ma questa è molto differente dalla precedente, La terra dei figli. E’ come un lungo sogno, un viaggio onirico attraverso le visioni di due personaggi le cui storie confluiscono in una. Poi, dopo l’ultima pagina, ci si sveglia e si resta un po’ storditi, incapaci sul momento di realizzare quanto e se quella storia, così rappresentata, ci sia piaciuta. Direi di sì per quanto mi riguarda. Ma sto ancora dormendo.

Gipi – Unastoria

Basilicò

Tra un romanzo e l’altro, un fumetto da sfogliare in poche ore ce lo metto sempre. Questo lo volevo leggere da tempo, perché è ambientato a Palermo, i cui scorci caratteristici sono disegnati a meraviglia, e perché da qualche recensione avevo intuito che la storia era sorprendente. Lo è per quello che racconta, per le ricette culinarie, naturalmente non prive di basilico, mai fuori contesto, per la scelta cromatica degli eventi del passato in alternanza al bianco e nero del presente, per i colpi di scena del finale, per il grande colpo di scena dell’ultimissima pagina. E per il basilico stesso, protagonista assoluto, non solo come ingrediente in cucina. Esagero? Non lo so. I fumetti a volte mi soddisfano più di un buon romanzo (del resto, perché non dovrebbero?) e questo ne è esempio lampante.

Giulio Macaione – Basilicò