Cinzia

Una storia ben trattata che fa ridere e piangere al tempo stesso, anche se leggendola non ho né riso né pianto. All’umorismo tipico di Ortolani e alle situazioni grottesche si alternano riflessioni di grande profondità, citazioni adatte a chiunque, da riciclare nelle bacheche dei profili social a prescindere dal tema LGBT che sta sullo sfondo. Purtroppo ci sono anche pagine utili soltanto a dare spessore (in senso di quantità e non qualità) al volume e giustificare i 20 euro del prezzo: quelle con le vignette in cui i protagonisti danzano e cantano e le parole in inglese sono scritte come si pronunciano in italiano. Fastidiose da leggere e troppo lunghe, infatti le ho letteralmente saltate. A parte questo è un libro che consiglierei assolutamente (meglio però farselo regalare, visto quanto costa): c’è un po’ tutto l’Ortolani che conosco, qui con un tocco di delicatezza in più davvero apprezzabile.

Leo Ortolani – Cinzia

Kobane calling

In assoluto, l’opera migliore di Zerocalcare. OK, ne ho lette solo due. Ma questa supera pure l’acclamatissima La profezia dell’armadillo, l’altra che ho letto (e persino comprato) e che, con anni di ritardo, mi ha permesso di capire perché l’autore è tanto, giustamente, apprezzato. Sono più bravo a criticare che ad elogiare e non trovo le parole adatte a scrivere di un volume senza pecche. Adoro i reportage se non sono lunghi e pesanti e questo, pur essendo un fumetto, non perde nulla rispetto ad una narrazione, anzi è capace di raccontare con disegni, espressioni e battute azzeccate ciò che migliaia di parole e decine di fotografie non potrebbero fare. C’è l’ironia tipica di Zerocalcare, c’è la sua umanità e c’è l’enorme intelligenza di riportare fatti e persone così come sono, con il risultato di rendere accessibile a chiunque una storia e degli avvenimenti che personalmente conoscevo poco. O meglio, conoscevo per via di notizie non sempre esaustive e neutrali. Oltretutto si tratta di temi attuali, benché il diario di viaggio risalga al 2016. Ad oggi, Kobane resiste ancora nonostante la recente offensiva turca.

Questa lettura è andata oltre le pagine che ho sfogliato. Mi ha illuminato sulla guerra che si sta combattendo tra quei confini (non solo con le armi) e sui principi alla base del modello Rojava (il Contratto Sociale del Rojava), il quale spero riesca ad affermarsi: sono di parte e sostengo il popolo curdo.

Piccola nota inutile. Credo da sempre che esista un filo sottile tra il libro che finiamo di leggere e quello che stiamo per cominciare. Non mi riferisco al gusto personale per un genere o un autore, parlo di un collegamento, un aneddoto, una citazione presente nell’uno e nell’altro. Ho trovato quel filo anche qui. Avevo iniziato Kobane calling mentre stavo terminando un romanzo di Joe R. Lansdale e mi ha sorpreso che proprio Zerocalcare, nel suo racconto, citasse Lansdale: lo stava leggendo una notte a Kobane.

Zerocalcare – Kobane calling

Maus

Mi sono appassionato solo da qualche anno ai fumetti e alle graphic novel e sto cercando di recuperare il tempo perduto leggendo soprattutto i volumi che hanno fatto storia. In tal senso, Maus non poteva mancare nella mia libreria perché, oltre ad essere semplicemente un capolavoro, la storia l’ha in sé nel vero senso della parola. Parla infatti dell’Olocausto e lo fa con amara tenerezza. L’opera, autobiografica, racconta in parallelo le interviste che Spiegelman ha fatto al padre, sopravvissuto ai campi di concentramento e i ricordi di quest’ultimo attraverso gli anni, dal periodo imminente allo scoppio della guerra fino alla deportazione ad Auschwitz. I personaggi sono rappresentati in forma animale secondo metafore che indicano la loro condizione sociale in quel contesto: così gli ebrei sono disegnati con le sembianze di topolini, i nazisti sono gatti con lo sguardo severo, i polacchi maiali, gli americani cani simpatici, i francesi rane e gli svedesi cervi. Chissà come avrebbe raffigurato gli italiani. Una vaga idea potrei averla.

Nonostante sia un fumetto, non è una lettura leggera. I disegni non sono quelli evoluti a cui siamo abituati oggi, a volte sono difficili da inquadrare. Certi aneddoti poi sono agghiaccianti e qui l’autore è bravo nel rendere gli scenari “digeribili”, specialmente perché non si tratta di opera di fantasia ma di un resoconto con nomi e fatti vissuti in prima persona dal padre.

E’ un libro che consiglierei di leggere a scuola, ai ragazzi delle medie. Questo credo sia uno dei massimi riconoscimenti che un romanzo possa ricevere.

Art Spiegelman – Maus

La profezia dell’armadillo

Se vuoi conoscere Zerocalcare devi partire da qui, dal suo primo lavoro, una raccolta di strisce che aveva pubblicato sul proprio blog prima di sfondare. Ero tentato da altri suoi libri (Kobane Calling è attualissimo) ma ho iniziato dal lavoro forse più noto ed effettivamente capisco il successo che avuto: semplice, divertente, profondo al tempo stesso e, non me ne vogliano gli esperti se non uso termini adatti, “ben disegnato”: le espressioni dei personaggi, i contesti nonché i dialoghi riproducono situazioni in cui senza dubbio ci si può immedesimare e per questo ridere, a volte a crepapelle. Non do il massimo dei voti solo perché alcuni, pochi, episodi sembrano un po’ forzati, ma è possibile che non li abbia capiti io.

Zerocalcare – La profezia dell’armadillo

La terra dei figli

Conoscevo Gipi da tempo ma solo di nome, lo avevo anche incontrato a non ricordo quale festival del fumetto e mi aveva colpito per le dichiarazioni, le battute, le idee. Ho colto l’occasione delle uscite di Repubblica per leggerlo iniziando da una delle sue opere meglio riuscite. Ed effettivamente “La terra dei figli” è uno di quei libri, adatto a tutti, che non lascia indifferenti, che in un mondo in rovina a seguito di una qualche catastrofe sarebbe prezioso poter trovare: per continuare a leggere attraverso parole e disegni e tramandare un messaggio, una storia che insegnerebbe a vivere e donare una speranza. Per fortuna, ad oggi esistono ancora le edicole e condividere un romanzo a fumetti come questo dovrebbe essere la norma. Anche per quelli a cui non piacciono i fumetti, per quelli che non leggono i romanzi, per quelli che non leggono.

Gipi – La terra dei figli

Batman: The Killing Joke

Per apprezzare quest’opera, non necessariamente devono piacerti le graphic novel, non necessariamente devi conoscere Alan Moore, non necessariamente devi essere un fan di Batman né tanto meno di Joker. Ma se ti piace anche solo una di queste cose, non puoi perderla. Senza parlare della storia, delle origini dei due rivali, del loro rapporto. Tutto egregiamente rappresentato.

Alan Moore, Brian Bolland – Batman: The Killing Joke

Mad Max: Fury Road

Da estimatore della saga di Mad Max e folgorato dall’ultimo Fury Road, non ho avuto il minimo dubbio a comprare questo volume. Quattro capitoli con curiosi retroscena che riguardano i protagonisti del film e che ne formano una sorta di prequel. Bei disegni e storie ben scritte che si intrecciano e completano la trama del lungometraggio.

George Miller, Mark Sexton, Nico Lathouris – Mad Max: Fury Road