Jurassic World – Il dominio

Non se ne può più, ogni episodio della saga sembra fatto con lo stampino: da un lato l’uomo che cerca di lucrare sfruttando i dinosauri dopo aver creato l’ennesimo sito ipertecnologico per allevarli, dall’altro gli stessi dinosauri che a causa dell’avidità e dell’errore umano alla fine distruggono ogni cosa con tanto di lotta finale tra gli esemplari più feroci. Due palle. La novità questa volta (a parte la reunion del cast originale di Jurassic Park) è che i dinosauri, a seguito degli eventi dei film precedenti, ormai vagano liberamente per il pianeta e OK, si tratta di un film di fantascienza però, insomma, nello scenario che viene rappresentato la gente dovrebbe vivere come minimo nel terrore, invece sembra solo abbia a che fare con i cinghiali in giro per Roma. Tra l’altro, questi grandissimi predatori mai una volta che riescano a divorare qualcuno, le vittime puntualmente sono due o tre passanti rincoglioniti o comparse immobili di cui non sentiremo la mancanza, oltre al cattivo di turno. Tutti gli altri riescono sempre a farla franca o correndo più veloce di un velociraptor o fissando con lo sguardo cattivo un carnotauro oppure lottando a mani nude come Ryu, il ragazzo delle caverne (mitico cartone di un tempo che fu). Grazie al cazzo che si sono estinti, non erano proprio in grado di cacciare. Anche stavolta sono state introdotte nel cast nuove specie e, a meno che non vengano alla luce reperti preistorici di esemplari sconosciuti, mi pare che ormai le abbiamo viste tutte. Un nuovo capitolo (il settimo) sarebbe inconcepibile. Ho letto tuttavia che il film ha incassato un botto di soldi (anche nella realtà si lucra sui dinosauri), nonostante la critica lo abbia stroncato: ennesima, piccola, dimostrazione del fatto che a meritare l’estinzione dovrebbe essere l’umanità.

Moonfall

Ultimamente, oltre alle serie TV, sono riuscito a guardare ben due film. Sono stato sfortunato. Uno era il pessimo Ambulance (raccontato qui) e l’altro era questo Moonfall, un disaster movie diretto da colui che ha inventato il genere, Roland Emmerich, regista di Indipendence Day e Godzilla. Il film è un disaster nel vero senso del termine e sotto qualsiasi aspetto, in sostanza fa schifo. Un budget da paura, vista la qualità del cast e degli effetti speciali, non lo ha salvato dal risultare un filmetto di serie B, pieno di cazzate in teoria accettabili nel filone apocalittico in cui si inserisce la storia, in pratica incommensurabili per come vengono rappresentate. La Luna ha perso la sua orbita e, attratta dalla gravità, si avvicina pericolosamente alla Terra che non ha speranze di salvarsi. Un cospirazionista (uno del tipo che la Terra è piatta) capisce il motivo e cerca di allertare la NASA che giustamente non se lo fila ma corre ai ripari e, come ogni buon ente americano, pensa di risolvere il problema distruggendolo, ovvero facendo esplodere la Luna. Il piano fallisce perché il tizio aveva ragione: la Luna non è un satellite naturale ma una megastruttura aliena, ipotesi che trova conferma in un attacco mortale subito dagli astronauti andati lì per farla saltare in aria. La situazione diventa presto critica, maree e terremoti stanno provocando danni che manco Indipendence Day e tutti concordano sul “si salvi chi può” per fuggire o morire chissà dove. Anche la base della NASA, tutta, rimane deserta ma tre eroi non si arrendono, sennò il film era finito. Uno è il cospirazionista e un altro è l’astronauta che dieci anni prima era stato espulso perché ritenuto responsabile di un incidente, causato invece dagli alieni. Il terzo eroe è la donna che si trovava con lui in quella missione e che non era stata licenziata perché durante l’incidente non aveva visto né sentito niente, un’omertosa spaziale. Cosa possono fare i tre? Nemmeno gli sceneggiatori di Boris avrebbero osato tanto. La Luna sta provocando la fine del mondo, l’ultima navicella pronta a partire non può decollare per i danni e perché alla base non c’è più personale. Gli viene un’idea. Vanno al museo dove è esposta la vecchia navetta usata dieci anni prima dal pilota espulso, la portano alla base e, oh, vanno nello spazio, tutti e tre: la donna cazzuta, il collega che non vola da allora (si sa che guidare uno shuttle è come andare in bicicletta: una volta imparato, non si dimentica più) e il cospirazionista che ha studiato astrofisica su Focus. A questo punto mi chiedo perché non ci siano andati volando come Superman o teletrasportandosi. Comunque. Entrano dentro la Luna inseguiti dalla forza aliena ostile e, aiutati da un’altra forza aliena amica (un’intelligenza artificiale che, si scoprirà, ha dato origine alla Terra per nascondersi dagli sterminatori dell’universo), riusciranno a rimettere a posto la Luna come un soprammobile e allontanare la minaccia. La Terra è martoriata però è salva. Dei tre eroi, i due astronauti riescono perfino a tornare a casa dalle famiglie, ridendo e scherzando, tanto sono solo usciti per una birretta, mentre il terrapiattista sacrifica la sua vita e resta all’interno della Luna per donare la sua coscienza umana alla forza amica e proteggere il pianeta da eventuali nuovi attacchi. Con quella testa, ora sì che la Terra è al sicuro. Del finale non sono proprio certissimo perché ho spento prima di arrivare ai titoli di coda. E ho sbagliato perché avrei dovuto spegnere prima dei titoli di testa. Mi sa che torno a guardare serie TV.

Ambulance

Ci sono film che guardo per staccare il cervello, magari mentre faccio altre cose tipo preparare la cena o innaffiare le piante o dormicchiare. Parlo di film non impegnativi, di cui avevo sentito parlare e di puro intrattenimento. Alcuni a volte mi rapiscono e riescono a farsi seguire con interesse, altri dimostrano di essere una “cagata pazzesca”, per citare Fantozzi e “La corazzata Potëmkin” (che invece era un filmone). Ambulance è l’ennesimo giocattolo costoso di Michael Bay, il regista di Armageddon e Transformers, un concentrato di azione e adrenalina perfettamente riuscito nelle intenzioni ma che, guarda caso, al botteghino ha fatto flop. Racconta, per un’ora e mezza delle oltre due di durata, di un inseguimento ai danni un’ambulanza, rubata da due ladri per fuggire dopo un colpo, che trasporta un poliziotto ferito da uno di loro e un paramedico, anzi una paramedica, naturalmente gnocca. Polizia, FBI, elicotteri e decine di auto non riescono a fermarla. Un’ambulanza. Per di più, mentre i fuggitivi guidano a velocità e a zig-zag per Los Angeles distruggendo di tutto senza nemmeno bucare una gomma, all’interno del mezzo avvengono operazioni a cuore aperto e trasfusioni da uomo a uomo per salvare il poliziotto che, dopo aver perso otto litri di sangue, si scoprirà, non si era beccato una pallottola ma due e, wow, alla fine si salverà. Ho cercato un senso finché non è arrivata una scena fantastica: l’ambulanza, con due auto alle calcagna, arriva davanti ad un burrone, si ferma, l’autista è spacciato, pensa alla sua vita, non sa dove andare e che fa? Niente, dopo un po’ mette la retromarcia mentre le due auto, invece di tamponarla o bloccarne il passaggio, finiscono dritte nel burrone come se si fossero tuffate. Da qui in poi ho usato il tastino per andare avanti velocemente, la cena era pronta e ammetto di essere arrivato al gran finale senza capirci granché. Ma che dovevo capire? Questi non sono film da capire ma da guardare e basta. Meglio se con gli occhi chiusi.

Old

A me M. Night Shyamalan è sempre piaciuto, sin dai tempi de Il sesto senso per arrivare ai più recenti Split e Glass. Per me è un regista a cui come minimo va dato il beneficio del dubbio, perché con lui è sicuro che qualcosa di originale sullo schermo si riesce sempre a vedere. Quel qualcosa poi può deludere ed è il caso di Old, film su cui forse riponevo troppe aspettative. E’ la storia di un gruppo di famiglie, in vacanza in un resort, che si ritrovano intrappolate in una spiaggia in cui il tempo scorre tanto in fretta che gli anni passano nel giro di qualche ora, facendo precocemente crescere ed invecchiare o ammalare gli sventurati. Ora, con una trama del genere, libero adattamento tra l’altro di un graphic novel, tutto sarebbe concesso. Ma le cazzate nelle cazzate no: i genitori pressoché tranquilli quando di colpo si ritrovano i figli adulti; il tumore che, mentre viene estratto a mani nude senza anestesia (e senza un grido di dolore), diventa un pallone da basket; la via di fuga impossibile per il mare agitato che però sullo sfondo è sempre piatto; la bambina che diventa donna e resta incinta e partorisce senza sangue e perde il bambino che diventa polvere; i sopravvissuti che intuiscono come scappare manco fossero Einstein e, sorpresa, scoprono che la via d’uscita è per mare (ma non era agitato?) e poi si ritrovano felici a mollo a cento metri dalla spiaggia maledetta senza che si capisca come facciano a sapere che sono salvi visto che si ritrovano solo un po’ più in là… sono solo alcune delle “leggerezze” che da subito mi hanno colpito negativamente. Forse sono troppo attento io o forse sto invecchiando e divento rompiscatole. Prima di vedere queste due orette di film però ero molto più giovane.

Wonder Woman 1984

Ho colto al volo l’offerta di Prime Video che, alla modica cifra di un euro, permetteva di noleggiare il film per tutto lo scorso weekend. Me ne sono pentito. Perché WW84 è semplicemente brutto. Brutto e stupidotto, a conferma che DC, pur avendo a mio avviso i personaggi migliori (Batman su tutti), sta a Marvel come una pizza surgelata sta ad una margherita napoletana e a me la pizza surgelata piace pure. Wonder Woman stessa è un mito e Gal Gadot è perfetta per il ruolo, alla pari di Linda Carter nella serie degli anni settanta che qui fa una piccola comparsata. Ma è il resto a non funzionare. Mentre lo guardavo dicevo che mi ricordava Ghostbusters per il mix di effetti speciali, comicità e sentimento, azione un po’ goffa, un pizzico di suspense e l’intento di salvare il mondo da una forza potente e oscura. Ho scoperto oggi che Ghostbusters è uscito proprio nel 1984: il paragone però, con le dovute differenze di trama e sceneggiatura, non regge. WW84 non appassiona, sembra un luna park in cui si mescolano male troppi temi e troppa roba, risultando divertente e altrettanto fumoso. Tra la memorabilia, Diana usa il lazo lanciandolo per aria non si sa dove, attaccandolo perfino ad un aereo per spostarsi e dondolarsi come Spider-Man, impara a volare in mezzo alle nuvole, salva due bambini musulmani (Gal Gadot è una fiera israeliana) in una scena pressoché ridicola, ritrova il suo compagno di vita nel corpo di un altro uomo con cui ruba un jet, che rende invisibile, per arrivare senza mappe dall’altra parte del mondo a combattere contro il cattivo, non così cattivo, diventato una specie di Aladdin che sfrutta i desideri della gente, gente che poi rinuncia al proprio desiderio per il bene dell’umanità. E questo è quello che ricordo, perché mi sono anche addormentato. In mezzo c’è un’altra cattiva non così cattiva, metà donna e metà ghepardo, che si scontra con l’eroina in duello mentre dormivo e non cos’altro. Insomma mi è sembrato più un film per famiglie, quindi soporifero, che un film per tutti e, siccome io una famiglia non ce l’ho, ecco, vorrei indietro il mio euro.

Cosmic sin

Il film più brutto da quando è iniziata la pandemia. Stupido io che ho creduto negli ingredienti fantascienza, alieni e Bruce Willis.

E’ domenica, fuori tra vento, pioggia e limitazioni covid non c’è niente da fare, decido di vedere questa novità di Prime Video per ingannare il tempo, pur sapendo che il tempo non si lascia ingannare da nessuno, lo fa solo credere, ingannando a suo volta. Come il diavolo. E infatti dopo nemmeno dieci minuti sento puzza di bruciato: Bruce ha già steso un tizio senza alzarsi dalla sedia ma la cosa strana è che, nonostante Cosmic sin sia ambientato nell’anno 2500 e spicci, niente sulla Terra lascia intendere di essere in un futuro lontano: la gente è vestita come nel 2021, forse anche più vintage; per le strade ci sono i pick-up e i furgoni, soprattutto ci sono le strade, quelle asfaltate, con i lampioni e la segnaletica che conosciamo; un robot che indossa una camicia hawaiana serve un whisky con una pinza al posto della mano che perfino nella fantascienza degli anni ’70 sarebbe stata migliore; dentro il bar un jukebox funziona ancora con le monetine; utensili e oggetti di uso comune non sono cambiati in 500 anni di evoluzione. Eppure l’uomo ha colonizzato Marte e viaggia nello spazio. Insomma, le premesse per un buon film o anche soltanto discreto sono andate a farsi fottere velocemente. Con altrettanta rapidità si scopre che non siamo soli nell’universo, altre forme di vita (stranamente uguali agli umani, vestite da cavalieri della morte, per fortuna senza i cavalli) sostengono che ci può essere solo una razza dominante e quindi la guerra è l’unica soluzione. Attraverso un portale migliaia di astronavi stanno per arrivare e chi se non Bruce e un pugno di coraggiosi possono salvare l’umanità? Armageddon non era tanto diverso nella sostanza, però è stato girato 500 volte (numero a caso) meglio. Qua il budget non credo fosse così piccolo per una produzione Amazon, il risultato tuttavia è quello da film di serie B in zona retrocessione. Gli effetti speciali sono ridicoli, i dialoghi improponibili, l’azione in cui speravo inesistente. Nella scena più movimentata, dove due civiltà si fronteggiano per decidere chi dominerà l’universo, a combattere sono forse dieci contro dieci, una partita di calcio in pratica e i cattivi vengono respinti con pistole e pallottole. Nell’anno 2500.

Alla fine comunque il mondo è salvo. Le astronavi del nemico non riusciranno a raggiungere il portale (non oso immaginare come il regista avrebbe potuto girare una battaglia nello spazio) perché una ventenne carina e cervellona, che non poteva mancare nel cast, riesce all’ultimo secondo (grande novità) ad inviare una bomba dall’altro lato, distruggendole all’istante. In un’ora e mezza avrò visto non più di venti attori e tre location grandi quanto la mia stanza e illuminate peggio il che, assicuro, è difficile. Bruce non azzecca un ruolo da protagonista forse dai tempi di Sin City e io, boh, in qualche modo dovevo sfogarmi.