Non si capisce un tubo

Colazione abbondantissima. Dopo il cappuccino e una scorpacciata di fagottini al cioccolato e dolcetti vari, mi accorgo dei salumi, delle salsicce, dei formaggi e delle uova strapazzate, roba che solo all’estero riesco a mangiare alle nove di mattina. Ci dirigiamo subito verso il centro di Lubiana per visitare il castello. Vi si arriva con la funicolare e una volta in cima troviamo il panico: a parte la gente, troppa (è domenica, l’ultima dell’anno e c’è pure il sole), il percorso sulla mappa sembra tracciato a casaccio e quello dell’audioguida peggio. Per dire, dopo il punto 1 della mappa ci dovrebbe essere il punto 2 che invece si trova dall’altra parte del castello e soprattutto al punto 1 della mappa non corrisponde il punto 1 dell’audioguida che invece riporta, sempre per dire, il 7. Non si capisce un tubo. Il trucco è non seguire l’ordine numerico, semplicemente perché non esiste. Giriamo quindi a caso, scontrandoci con i passanti. La visita è una mezza delusione, oltretutto il castello è quasi del tutto ricostruito, non è affascinante come quello di Predjama (Castel Lueghi). Si salva la torre, molto alta, che permette di osservare l’intera Lubiana e un terzo di tutta la Slovenia.

Lubiana è diversa da ieri sera. I negozi sono chiusi e in giro ci sono solo i turisti. Compriamo qualche pralina di cioccolato e in un negozio che stampa magliette ce ne facciamo fare due per il Capodanno, con le nostre iniziali davanti, le tappe del viaggio sul retro e il proteo sulla manica. Vengono fuori davvero carine. Ci fermiamo per uno spuntino in un locale salutista in cui io prendo solo una birra e la giornata è praticamente finita. In effetti, stamattina siamo usciti tardi e al castello siamo rimasti pure troppo. Nella piazza centrale c’è Nonno Gelo (che da queste parti sostituisce, meglio, Babbo Natale) con tutta la banda pronta a partire. Ma non parte. La strada è transennata, aspettiamo un po’, poi ci stufiamo e ce ne andiamo verso Metelkova, il quartierino alternativo di Lubiana. Anche qui non troviamo nessuno, i locali sono chiusi. Si capisce però quanto è particolare il posto per le bizzarrie che si vedono nonostante il buio. Peccato. Immagino che ieri sia stato più vivo che mai.

Sono le sette passate, la temperatura è vicina allo zero, ci guardiamo in faccia e scappiamo in camera! In TV danno l’ultimo film di Terence Hill, “Il mio nome è Thomas”, abbastanza brutto, ma che gli vuoi dire a Terence Hill?


Le tappe:
27.12.2019 – Due calici di rosso
28.12.2019 – Una fine di merda
29.12.2019 – Non si capisce un tubo
30.12.2019 – Non manca nulla
31.12.2019 – Un senso di pace
01.01.2020 – Una terra di mezzo

Una fine di merda

Sveglia e poi colazione al bar sotto l’albergo. Le ciambelline al cioccolato Milka sono favolose, il cappuccino fa schifo. Prima tappa, la mostra delle farfalle, inclusa nel biglietto fatto ieri: è una delle peggiori esposizioni mai viste, non ho mai capito la bellezza delle farfalle. Andiamo verso le grotte, le famose Grotte di Postumia, tutte le attrazioni e i negozi stanno in duecento metri. La visita, guidata, prevede l’accesso su un trenino che percorre circa un paio di chilometri all’interno della montagna, poi un tratto a piedi di un altro chilometro e infine il ritorno con il trenino verso l’uscita. Lo spettacolo è meraviglioso. Il percorso sembra infinito, le grotte disegnano un paesaggio fantastico in cui le luci valorizzano al massimo stalattiti, stalagmiti, anfratti, cunicoli. La parte migliore è quella a piedi, da percorrere attraverso un sentiero che mi fa sentire in un altro mondo. Credo sia uno dei posti naturali più affascinanti che abbia mai visto, foto e video non rendono. Poco prima di riprendere il treno, la guida ci parla del proteo che qui possiamo osservare in una grande vasca pressoché buia. Apprendo che nel 2016, per la prima volta al mondo, è stato possibile osservare come questo serpentello si riproduce. Ha deciso di deporre le uova proprio in una delle vasche in cui qui viene coccolato. Ci spostiamo verso il Vivarium, dove troviamo il proteo e diverse altre specie di organismi che vivono solo in queste grotte. Altro che farfalle. Usciti, prendo un bicchierino per ricordo in un negozio di souvenir e mangiamo un altro panino nello stesso locale di ieri, non è che ci sia molta scelta.

Andiamo in auto (dieci minuti dalle grotte) verso il castello di Predjama, che in realtà si chiama Castel Lueghi. Pure questo è un luogo stupendo. Il castello è incastonato nella roccia, per metà infatti è stato costruito dentro una parete a strapiombo, a scopo di difesa. Vederlo dall’esterno è magnifico e la visita con l’audioguida è piuttosto interessante: tra le tante curiosità, spiega come questo maniero del Medioevo fosse stato concepito, ottocento anni fa, per proteggere gli abitanti dagli attacchi degli invasori e come si vivesse, male, al suo interno. Era il rifugio del cavaliere Erasmo di Lueg ed era ritenuto inespugnabile. I nemici però pensarono bene di corrompere un servo: la latrina personale del cavaliere era situata all’esterno delle fortezza e il servo, rivelando ai nemici quando il signorotto sarebbe andato ad evacuare, permise loro di bombardare la stanza, uccidendolo. Una fine di merda.

Lubiana. Si trova a 45 minuti di auto dal castello. Il nostro hotel (Hotel Nox) è poco fuori città, le camere sono differenti l’una dall’altra, ognuna con un proprio tema: a noi tocca quella “surf” con tanto di tavola sulla parete e arredo da spiaggia, davvero simpatica. Frigobar gratis, con patatine, birre, acqua e coca. Visitiamo il centro città che è buio. Siamo nella zona del mercato, pieno di gente e luci. L’impatto è piacevole. E’ sabato sera, per strada bevono, mangiano e passeggiano festeggiando nonostante il freddo glaciale. Prendo un vin brulè, rosso. Non sapevo esistesse anche bianco. Camminiamo lungo il fiume che attraversa il quartiere e gironzoliamo per le vie adiacenti, curate, illuminate in ogni angolo. Ceniamo in un pub, io mangio un panino che dimenticherò presto.


Le tappe:
27.12.2019 – Due calici di rosso
28.12.2019 – Una fine di merda
29.12.2019 – Non si capisce un tubo
30.12.2019 – Non manca nulla
31.12.2019 – Un senso di pace
01.01.2020 – Una terra di mezzo

Due calici di rosso

Lavoro meno di due ore ed esco. Treno. Volo per Trieste. Prendiamo a noleggio una Panda, comodissima, chissà che non diventi la mia prossima auto. Non ho mai attraversato il confine tra due stati guidando. Al confine con la Slovenia – non che ci avessi pensato – chissà che mi aspettavo. Tipo un casello o un posto di blocco, qualcosa alla Narcos o Breaking Bad insomma, con polizia di frontiera, controlli alle auto, inseguimenti, sparatorie, varie ed eventuali. Invece niente, c’è solo un cartello che non è quello della droga. Compriamo la “vignetta”, il bollino necessario per viaggiare in autostrada, visto che non esistono le barriere per il pedaggio, anche questa una cosa che ignoravo. Mi accorgo troppo tardi che ce n’era un’altro già attaccato sul parabrezza con lo stesso periodo di validità, sicuramente messo da quelli che avevano noleggiato la Panda prima di noi. Peccato, abbiamo sprecato 15 euro. In meno di un’ora arriviamo a Postumia. Alloggiamo all’Hotel Jama, a pochi metri dalle grotte che visiteremo domani. Fa freddo (da Trieste la temperatura è scesa fino a 2-3 gradi), vento gelido. In albergo, dopo esserci scolati il drink di benvenuto (due calici di rosso), compriamo un biglietto cumulativo per la visita alle grotte di Postumia, al Vivarium (il museo di zoologia delle grotte) e al castello di Predjama (Castel Lueghi), praticamente tutte le attrazioni di questo pezzo di terra. Il posto è piccolo ma ben valorizzato dai negozietti e dall’illuminazione. Mangio un ottimo panino con filetti di salmone da Magdalena Food & Fun, l’unico locale aperto alle 19.00, e scopro la Union, birra slovena (la scura non filtrata è proprio buona). Facciamo due passi ma in giro non c’è più nessuno e le attività sono chiuse. La camera è al quinto e ultimo piano, ci arriva solo un ascensore, mi sento un privilegiato. Ha la vista sulla vallata e anche la doccia è a vista, nel senso che il bagno per metà è separato da una vetrata coperta da una tenda. In pratica dal letto, volendo, si può osservare la doccia (il water per fortuna no). Non è una cafonata come sembrerebbe. La doccia è perfetta, il materasso pure.

Simbolo del luogo è il proteo, soprannominato “pesce umano” o “piccolo di drago”, un anfibio che vive nelle grotte più profonde ed è il più grande tra gli animali ipogei del mondo (arriva a 30 centimetri di lunghezza). Pare che possa digiunare fino a 12 anni e vivere fino a 100.  A vederlo (al momento solo in foto), è un vermicello con le zampette, ne vorrei uno. Mi incuriosisce parecchio, una forma di vita assurda. Qui viene raffigurato dappertutto, persino sui muri dell’hotel o sulle bustine dello zucchero al bar, senza parlare del merchandise (peluche, calamite, giocattoli, bicchierini, sculture). Ah, a proposito di souvenir, tutto è piuttosto caro. Non so se dipende dalla zona turistica o se è proprio la Slovenia a non essere esattamente economica. Lo scoprirò presto.


Le tappe:
27.12.2019 – Due calici di rosso
28.12.2019 – Una fine di merda
29.12.2019 – Non si capisce un tubo
30.12.2019 – Non manca nulla
31.12.2019 – Un senso di pace
01.01.2020 – Una terra di mezzo