L’amore ai tempi di Batman

Da un po’ di tempo seguivo Massimiliano Parente con curiosità: sui social (ha l’onore di essere mio amico su Facebook), attraverso qualche intervista, leggendo i suoi commenti sul giornale (con la g minuscola). Dice spesso cose intelligenti che puntualmente non condivido, ma io sono stupido. Mi piace parecchio come scrive e poi è un provocatore, è colto ed è stato coltivato meglio di me. Inoltre, aspetto fondamentale, mi fa ridere. Lo seguivo anche tramite i suoi libri. O meglio tramite i titoli dei suoi libri, visto che continuavo ad accumularli sul Kindle senza decidermi a leggerli, mettendoli in coda persino ad ogni tipo di junk book, i libri spazzatura. Finché mi è capitato “L’amore ai tempi di Batman”. Io adoro Batman, il mio non-supereroe preferito e questo romanzo contiene tutto ciò che mi aspettavo dall’autore, oltre ad una buona dose di nerditudine e la partecipazione di Sasha Grey. Non manca nemmeno la spocchia di Parente che allunga un po’ troppo il brodo nel finale con riflessioni sul mondo intero, probabilmente più personali che del protagonista, di cui avrei volentieri fatto a meno.

Massimiliano Parente – L’amore ai tempi di Batman

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Ci voleva lui

Nella scatola c’era tutto. C’erano le nostre polaroid insieme, le più significative dalla scorsa estate a ieri, che ci ricordano quanto tempo sia passato, pochi giorni o anni a seconda dei punti di vista. C’era il braccialetto che farà compagnia agli tre sul mio polso, di quelli che indosso ogni giorno e non dimentico mai. C’erano gli Happy Socks, i calzini colorati e divertenti per i quali mi prendevi sempre in giro e che ora addirittura mi regali. C’erano le risate, sotto forma di due biglietti per Gigi Proietti a teatro che andremo a vedere presto. C’erano i cioccolatini e le caramelle gommose, quelle che un giorno lontano mi faranno morire come voglio morire, ingozzandomi di schifezze. C’era un pensiero extra da una personcina più speciale di me. E c’era Babbo Natale a certificare il regalo.

Soprattutto c’era la scatola, stupenda con la doppia A, il simbolo del mare, le onde dell’acqua, le mani che si intrecciano, il 23 stampato e l’incisione di una frase profonda, pesante e sbagliata come il Negroni, proprio per questo più dolce. Scatola che non contiene solo oggetti e che anzi conserva qualcosa di più grande: un senso a tutto, da sprigionare ogni volta che la si apre.

C’era una storia lì dentro, piccola e in continua crescita, preziosa, criminale, da difendere dalle minacce del passato e dall’oscurità. Ecco perché, a muoversi nell’ombra, tra gli oggetti e gli individui, per vegliare sul bene dentro e fuori la scatola, ci voleva lui, ci voleva Batman.

Batman: The Killing Joke

Per apprezzare quest’opera, non necessariamente devono piacerti le graphic novel, non necessariamente devi conoscere Alan Moore, non necessariamente devi essere un fan di Batman né tanto meno di Joker. Ma se ti piace anche solo una di queste cose, non puoi perderla. Senza parlare della storia, delle origini dei due rivali, del loro rapporto. Tutto egregiamente rappresentato.

Alan Moore, Brian Bolland – Batman: The Killing Joke