Floating piers

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Cosa è

23. A volte mi dimentico di avere un blog che non posso lasciare chiuso nello sgabuzzino, in silenzio, ad attirare la polvere. Non voglio che resti al buio, voglio guardarti ancora un po’, anche se ti addormenti, soprattutto se ti addormenti. “Domani” mi dici. Così spengo la luce, ti prendo la mano e ci rivediamo all’alba. Mi sveglio, è passata una notte o un mese, sei lì e non è un sogno, tu lo sei. Lo riporto in uno dei post-it colorati sparsi per la casa che inserisco nei post bianchi qui, di nascosto. Ti guardo, mi guardi e sembra che stiamo giocando a chi non ride prima, invece stiamo ridendo dentro e di giocare non abbiamo mai smesso. Quando però non ti vedo, il che capita troppo spesso ultimamente, mi accorgo di te dai segnali inconfondibili che lasci ovunque, come le notifiche di un lettore di emozioni di passaggio. Il tubetto del dentifricio con il tappo poggiato e non avvitato, la boccetta di profumo interminabile, l’accappatoio che una volta era per gli ospiti, spazzole, creme, saponi, un tuo capello che spunta fuori all’improvviso, il tuo gelato che posso mangiare: è un mondo che mi appartiene ormai, di cui devo raccontare, di cui non posso liberarmi. C’è il tuo tè nell’aria e la musica dei tuoi dischi accanto ai miei dischi, l’odore dei tuoi vestiti dentro il mio armadio. Devo scrivere su questo blog, devo scriverti. E’ una condanna, un abbraccio, una voglia. Impossibile dimenticare cosa è. Mi piace non trovare le cose e le parole al proprio posto se sei tu a scombinarle, alla fine tanto sei sempre tu che le rimetti a posto.

23 marzo

Tre anni fa. Mai visti prima. Ci incontriamo a Roma Termini. Gente che va, gente che sviene. Come me che, al primo sguardo, vengo folgorato. E ancora non mi sono ripreso. Spero di non farlo mai, anzi ne sono sicuro.
Ma la cosa più bella è che… anche tu.

Febbraio e il 23

Anche quell’anno Febbraio è stato bisestile. Un giorno in più non lo ha mai aiutato a diventare uguale agli altri, è sempre rimasto il mese peggiore. Nemmeno il carnevale ogni tanto e quell’inutile festa degli innamorati sono riusciti a dargli colore, il grigio continua a rappresentare la tonalità che indossa più spesso.

Febbraio guarda i mesi scorrere velocemente, malgrado siano più lunghi. Lo fa con un silenzio gelido e distaccato e un pizzico di invidia che lo tiene in attesa, lui che vorrebbe passare in fretta lasciando il segno. Tiene a mollo i piedi nudi, nell’acqua calda: le ultime giornate sono spoglie, umide e piovose ma meno fredde, rincorrono la primavera anche se è inverno pieno. Io sono proprio Febbraio.

E’ un bene che ci sia nato dentro, altrimenti lo avrei odiato. Così invece posso viverlo con un po’ di emozione e di colore, aspettando quel 23 che chiude un anno e ne apre un altro, stavolta più che mai.