Puente la Reina – Los Arcos

09 agosto 2011

Sono a Los Arcos. Cioè, voglio dire, sono a Los Arcos! Era la tappa prevista dal programma ma fino alle 17.30 non pensavo proprio di arrivare fino a qui. Volevo fermarmi prima per poi recuperare nei prossimi giorni, non potevo camminare, ho vesciche ovunque e pure il ginocchio ha cominciato a scricchiolare. Mi sono sbrigato tardi, sono partito alle otto pensando di dormire a Villamayor de Monjardín. Arrivato lì però non c’era posto. Cazzo, cazzo, cazzo! Sono arrivato zoppicando e, quando ho realizzato che avrei dovuto farmi altri 12-13 km per trovare un letto, mi è venuto quasi da piangere. Eppure non mi sono arreso. Ancora non c’è stata una volta in cui ho pensato di mollare. L’antidolorifico Santiago ha fatto il suo dovere. Ne predo tre al giorno e ammetto che, con tutte le medicazioni del caso, sono utilissimi. Certo, ora vorrei piangere per quanto mi fanno male i piedi ma sono contento di essere arrivato fin qui.

Ho mangiato una pizza e bevuto due birre. Non riesco a camminare ma anche ieri era così. Vediamo domani come va, dovrei fare 28 km. Oggi ne ho fatti 39 in 12 ore. Da ricordare i paesaggi infiniti e la strada smarrita, o quasi, prima di arrivare a Villamayor. Qualche freccia in più potevano mettercela. Quando ho capito che dovevo camminare ancora per 12-13 km, ho pensato di ascoltare un po’ di musica ma il cellulare era quasi scarico e ho capito che era meglio tenere quel poco di batteria per le emergenze. Anche se nemmeno saprei quale numero chiamare. Nel frattempo hanno spento la luce, scrivo quasi al buio.

A Estella oggi si festeggiava la patrona, erano tutti vestiti di bianco con una fascia rossa in vita. Estella è una bella cittadina. La Fuente del vino è un angolino di passaggio sul sentiero accanto, credo, una chiesa dove una fonte con due rubinetti, uno per l’acqua e uno per il vino, offre ristoro. Ricorderò l’arrivo improvviso a Los Arcos quando credevo mancassero ancora 2-3 km e invece mi ritrovo davanti il cartello che indica l’ingresso della città. E poi la festa in paese con quella specie di mostro che faceva scappare i bambini. Ricordi sparsi, prima di dormire.


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