Pamplona – Puente la Reina

08 agosto 2011

Ho ritrovato la matita. Oggi è stata durissima. Sono andato a dormire ieri che zoppicavo, mi sono svegliato oggi zoppicando. Ne ho risentito parecchio, a tratti non sapevo davvero cosa fare. Per fortuna la tappa di oggi, Pamplona-Puente la Reina, non era particolarmente impegnativa. Eppure avevo il passo di una vecchietta. Durante il giorno mi hanno superato tutti, compreso un tizio con le stampelle e la caviglia malconcia. Ho conosciuto due ragazzi di Pozzuoli, Fabio e Vanessa forse, che mi hanno dato una pomata tipo Voltaren ma più efficace. Alberto, che con Giovanni mi ha raggiunto in mattinata, mi ha lasciato il Voltaren che purtroppo non gli ho potuto restituire perché ora si trova in un altro albergue. A proposito di albergue, questo qui è bellissimo e tra l’altro si trova un paio di chilometri più avanti lungo il Cammino rispetto agli altri. E’ grande, pulitissimo e molto ordinato, ha anche la piscina.

Oggi, dicevo, ho avuto momenti di sconforto. Sapevo che, anche andando piano piano, pianissimo, prima o poi sarei arrivato. Ma è stata dura anche psicologicamente. La gente mi superava e, tra chi mi salutava e chi mi chiedeva come stessi, c’è stato chi mi ha aiutato. Una coppia, intorno all’ora di pranzo, mi ha dato un antidolorifico. Inizialmente, testardo come sono, stavo rifiutando, poi ho accettato. E’ stata la mia salvezza, credo. Qualcuno direbbe che è stato San Giacomo, io dico che è stato l’antidolorifico. Non so come è successo ma, quando mancavano circa 8 km a Puente la Reina, ho iniziato a camminare bene. Certo, i piedi erano distrutti e l’acido lattico lo avevo pure nelle orecchie ma il passo improvvisamente era tornato normale. Veloce direi. Così sono arrivato all’albergue prima delle 18.00, anzi delle 17.30 e sono andato in farmacia a fare la spesa: Compeed piccoli e grandi, antidolorifici, pomata simil Voltaren e ginocchiera. Ho speso 40 euro ma penso di aver fatto bene.

Le vesciche erano – sono – ovunque. In quei momenti in cui sono solo con la natura e una strada infinita davanti, ho notato che una freccia gialla, un saluto da uno sconosciuto o anche due chiacchere aiutano tantissimo. Ad un certo punto, disperato e lentissimo, in salita, sento gridare “Aleee!!!”, era Fabione, il ragazzo di Pozzuoli, che mi salutava dalla strada asfaltata, dove passano le auto: una strada che più o meno incrocia quella classica del Cammino in cui mi trovavo io. Ero solo e lui e la ragazza erano lontanissimi, eppure è stato uno dei momenti migliori della giornata.

Domani dovrei percorrere 43 km. In queste condizioni mi sembra molto difficile ma chissà, può darsi che mi svegli in forma. L’albergue è il Santiago Apostol. Vado a dormire.


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