Corri Roma

L’obiettivo era di finire quei 10 km in 50 minuti. Non ce l’ho fatta ma già da tempo sapevo che sarebbe andata così, visto che non mi ero più allenato. A fine agosto, in vacanza in Grecia, mi ero portato le scarpe per correre all’alba e mantenere un minimo di forma, per poi tornare a Roma e dedicare le ultime due settimane alla corsa. Niente di tutto questo. Per colpa dell’all inclusive ho bevuto e mangiato come non mai e soltanto la prima mattina ho avuto la forza di alzarmi presto per percorrere 5 km scarsi, appesantito dalla cena e gonfio di birra. Nei giorni successivi non ci ho nemmeno provato, ho dormito poco e male, per il caldo, la cattiva digestione e altre oscenità. Tornato a casa con 3-4 kg in più sul groppone (in realtà sulla pancia), sono uscito solo una volta e in 60 minuti, seppur con qualche dura salita, ho percorso soltanto 9 km. Malissimo. Nel frattempo avevo ripreso gli allenamenti in piscina con palestra annessa, constatando di aver solo voglia di nuotare e non di andare a correre, per giunta da solo. Uno stiramento alla coscia, non ancora guarito, mi ha pure ricordato che non sono più un ragazzino e nemmeno un ragazzo (uomo non lo sarò mai ma questo è un altro discorso). Alla CorriRoma di sabato scorso tuttavia ero già iscritto e così, senza ambizioni e per puro divertimento, mezzo infortunato, ho deciso di partecipare. L’evento è molto bello, in notturna, 10 km attraverso il centro storico della capitale: piazza del Popolo, via del Corso, piazza di Spagna, via dei Fori Imperiali, piazza del Colosseo, piazza Venezia, solo per citare i passaggi più importanti. Oltre 1200 iscritti, tanti infiltrati e tanti turisti che incitavano mi hanno dato coraggio. L’autunno bussava alla porta (del Popolo), c’era freddino. Ho pensato che arrivare al traguardo in meno di un’ora, godendomi il paesaggio, sarebbe stato soddisfacente e ci ho provato. Con enorme sorpresa, man mano che procedevo mi sono invece accorto di avere un buon passo. Guardavo la gente, ammiravo i monumenti, ricambiavo il cinque, seguivo il percorso con una sola cosa in testa, che non era lì fisicamente ma era dappertutto. E intanto correvo. Ho creduto che da un momento all’altro sarebbe arrivato un calo, se non un crollo vero e proprio, l’ho quasi aspettato e invece è andata bene. Alla fine ho chiuso in 51 minuti e spicci e credo sia il tempo migliore che abbia mai fatto in gara sui 10 km. Col senno di poi credo di aver pagato soprattutto i primi 300-400 metri alla partenza, molto lenta sia per l’impossibilità di accelerare visto il casino di gente che avevo davanti e la strada stretta (via del Corso) sia per il timore di partire troppo forte. Eppure per gran parte del percorso ho mantenuto in media i 4’50″/km e non mi sono spremuto troppo. Lo stiramento mi ha dato fastidio senza però impedirmi alcun movimento. Se ci avessi creduto sin dal principio, sono sicuro che avrei chiuso sotto i 50 minuti ma chi se ne frega. Ho mancato l’obiettivo che adesso so sarebbe stato ampiamente alla mia portata. Resto comunque soddisfatto e chissà che non ci riprovi l’anno prossimo. Nuoto permettendo.

Corsetta dietro casa

OK, non pubblicherò tutti progressi che faccio con la corsa (sai che palle) ma alla seconda uscita dopo quella della settimana scorsa il ritmo è decisamente migliorato e volevo scriverlo da qualche parte. Il muro di fronte casa non mi sembrava adatto. Senza ancora un vero allenamento e senza spremermi troppo, tra l’altro dopo aver bevuto litri di spritz e birra fino a ieri, rispetto all’altra volta ho percorso oltre un chilometro in più nello stesso tempo di 50 minuti. Gli 8,47 km di oggi devono diventare 10. Il passo di 5:54/km, che comunque resta abbastanza ridicolo, deve scendere sotto i 5:00/km. E’ tosta. Ho ancora 40 giorni, però ora me ne vado in vacanza e niente, devo correre.

Obiettivi di settembre

Non correvo da oltre due anni e non partecipo ad una gara da secoli. Ad agosto solitamente stacco – la testa più che altro – dal nuoto e quest’anno ho pensato bene di riprendere le scarpette da running e vedere se mi va ancora di usarle. Per spronarmi, mi sono tesserato e mi sono iscritto ad una gara, la CorriRoma del 17 settembre, un percorso bellissimo che attraversa di sera il centro storico della capitale.

In questo modo sarò stimolato ad allenarmi. Ho iniziato – si fa per dire – oggi con una passeggiata di 50 minuti, un passo ridicolo con cui ho coperto poco più di 7 km, senza soffrire però. L’obiettivo è correre 10 km nello stesso tempo, quindi aumentando decisamente il passo. Ho un mese e mezzo per farcela. E ce la farò. Ce la farò? Lo scoprirò solo correndo.

Riparto da zero

Non è affatto una prestazione da celebrare: la distanza percorsa è il minimo indispensabile per poter raccontare che sono andato a correre; calorie ne consumo di più quando stendo la biancheria; il tempo impiegato è lo stesso che mi serve per arrivare in auto dalla mia ragazza e forse sarebbe stato meglio utilizzarlo in questo modo; il passo è ridicolo, praticamente ho camminato. Eppure oggi è stato un buon giorno per rimettere le scarpette e ricominciare. Finiti ieri i Regionali di nuoto, con il padel fermo a tempo indeterminato, lo smart working confermato, la primavera in corso e l’ora legale alla porte, i presupposti per una corsetta in pausa pranzo c’erano tutti. Come ogni anno, essendo il nuoto la priorità, dedico al running solo i mesi caldi con il risultato di partecipare a qualche gara e stop. Come ogni anno, anche in questo 2021 pieno di incognite, riparto da zero (stavolta molto meno di zero) con l’obiettivo ambizioso di correre entro l’autunno una maratona, impresa che non ho ancora potuto realizzare. Come ogni anno, ad un certo punto, di solito a giugno, mi stufo di macinare chilometri a vuoto e mi lascio prendere dalle mille distrazioni che l’estate propone, immaginando un’improbabile pandemia mondiale capace di bloccarle e permettermi così di concentrarmi esclusivamente sulla maratona.

Un nuovo obiettivo

Dopo più un mese di astinenza da nuoto (e non solo da nuoto), ho dovuto trovarmi degli stimoli per mantenere un minimo di forma. E non ci sono riuscito, ho già preso tre o quattro chili, non oso mettermi sulla bilancia. Di allenarmi a casa non se ne parla, preferisco di gran lunga restare due ore in più a letto la mattina per leggere un libro invece di alzarmi, figuriamoci alzare pesi. Tuttavia vado correre e non perché ho bisogno di uscire. Sono un runner, sono tesserato, faccio gare e questo, dopo il nuoto e il padel, è lo sport che pratico. Con scarsi risultati, è vero. Del resto io non eccello (si può dire “eccello”?) in nulla. Per andare a correre però, non avendo gare in programma, dovevo darmi un obiettivo, non sono il tipo che fa le cose senza un traguardo da raggiungere. Non ho ancora voglia di correre per troppi chilometri: da solo e sotto casa mi romperei le scatole dopo due giorni. Così quasi ogni pomeriggio percorro cinque chilometri. Solo cinque. Con lo scopo di farli bene, che per significa in meno di venticinque minuti. Solo venticinque. Vuol dire correre mediamente un chilometro in cinque minuti. Non era facile, è un passo abbastanza sostenuto per me che non eccello (se “eccello si può dire) nella corsa. Oggi ci sono riuscito. E ora, mannaggia, mi serve un nuovo obiettivo.

Di agosto, sudore, obiettivi e mezze maratone

Dicono che siano necessari fino a otto mesi per preparare una maratona (42,195 km) e all’incirca tre per una mezza (21,097 km). Un sacco di tempo. Che si può anche trovare se correre è una passione e rappresenta l’unico impegno a cui dedicarsi oltre al lavoro, lo studio o la famiglia ma che diventa difficile recuperare se i fronti su cui dividersi sono più numerosi. La giornata dura sempre ventiquattro ore: per correre, bisogna andare di corsa.

Il mio sport è il nuoto e, gareggiando ad un certo livello, di tempo, passione, fisico e sforzo gliene devo concedere parecchio. L’unica cosa che non riesco proprio a dargli è la pancetta: lei è più forte, mi vuole così bene che resta legata alla mia vita nonostante io cerchi di liberarmene. Terminata la stagione gliel’ho data vinta. Sono andato in vacanza, mi sono rilassato e ho mangiato a casa dalla mamma, mettendo su qualcosa come cinque chili in tre settimane. Felice comunque.

Probabilmente è stato per questo che, in pausa dagli allenamenti in vasca, ho rispolverato le mie vecchie e pressoché immacolate scarpette da running e ho iniziato a correre, influenzato da amici e colleghi che praticano questo sport e sono stati capaci di farmelo apprezzare. I primi giorni mi sono dilettato in tratti di 5-6 chilometri alla velocità di una tartaruga e infatti la app del cellulare che ha seguito i miei progressi proprio una tartaruga mi ha mostrato quando ho boccheggiato, ho avuto le allucinazioni e, più che correre, sembrava stessi cercando di ritrovare l’equilibrio per non cadere. Che poi la tartaruga, quella di terra soprattutto, è molto determinata e sa essere velocissima quando vuole, quando s’incazza. L’immagine della lumaca era più pertinente al mio stato, anche per via della bava. E lumaca infatti sono stato.

Questo almeno nel primo periodo. Poi qualcosa è cambiato, sono riuscito a migliorare. Quei pochi chilometri ho imparato a percorrerli sempre più velocemente fino a che ho potuto aumentarli, raddoppiarli, triplicarli. Correvo come un ignorante, alla Forrest Gump. Mettevo le scarpe e partivo senza un obiettivo ben definito, salvo quello di fare meglio della volta precedente in termini di tempo o di distanza.

E’ difficile tuttavia che io mi impegni in qualcosa senza un vero scopo. In qualche modo dovevo competere, sfidare perlomeno il cronometro. Così, nel giro di poche ore, ho svolto le visite mediche per ottenere un certificato, mi sono tesserato con una società a casaccio e ho partecipato alla mia prima corsa ufficiale, un’affascinante gara serale di 10 km nel centro di Roma. Ho superato il traguardo soddisfatto, eppure non mi è bastato, l’appetito infatti vien mangiando. Durante quello stesso evento mi sono ritrovato tra le mani il volantino che pubblicizzava un mezza maratona in programma il 28 agosto, sempre a Roma. Perché no? Avevo trovato il mio scopo che oltretutto è presente nella mia to-do list. Mezza maratona quindi sarà.

Quei tre mesi circa necessari alla preparazione non li ho avuti. Mi sono allenato forse tre settimane e nemmeno tanto bene. Ho raggiunto il picco dei 18 km, mi sono fatto male, ho perso chili e li ho ritrovati il weekend successivo, non ho usato scarpe adatte, una vescica mi dà ancora fastidio, il ginocchio scricchiola e tutte le tabelle di allenamento che ho consultato sono rimaste lì, appese al muro. Insomma, non arriverò alla gara preparato come avrei dovuto. Una cosa però mi conforta: la testa. So di essere fottutamente testardo e che, quando metto a fuoco un obiettivo, non ci sono scuse, devo raggiungerlo.

Domenica scorsa ho stretto la mano ad un signore di 103 anni che ancora è autonomo, fa le sue passeggiate da solo, racconta storie, ride con una lucidità impressionante. Ripete sempre alle sue gambe che è lui a comandare, con la sua testa, non loro, stanche e pigre. Ecco, venerdì litigherò con le mie gambe e le sgriderò così tanto che dovranno scappare perché, se scappano, io finirò la gara. E la finirò, senza dubbio. Incazzato come una tartaruga.

Immersioni in Mar Rosso

Campanella. E’ il briefing dell’atto primo. Sono le 7.10 del mattino e fino a dieci minuti fa stavo sognando Charlize Theron che faceva sesso con Keanu Reeves. Io ero Keanu Reeves. La campanella mi riporta alla realtà. Siamo arrivati a Marsa Alam ieri, siamo in barca da ieri e da ieri aspettiamo questa immersione.
Si scende. Shaab Marsa Alam, 16 metri, 55 minuti. Buona la prima. Tutti contenti.
Campanella. E’ la colazione. Si naviga. Un po’ di sole, poco perché la mia pelle ha già un colore rosso Ferrari macchiata di sangue.
Campanella. Pranzo. Si naviga ancora.
Campanella. Briefing. Immersione a Gota Sharm, 33 metri, 44 minuti. I fondali e i pesci cominciano a diventare sempre più interessanti e colorati. Se sapessi anche far funzionare a dovere la mia fotocamera digitale sarebbe perfetto. Ma lì sotto è un altro mondo e tutto un altro colore.
Campanella. Cena. Stanchi morti ed è solo il primo giorno. La bottiglia di vodka che ho imboscato in cabina all’insaputa dell’equipaggio, rigorosamente musulmano e quindi non dedito ai piaceri dell’alcool, resta in frigo.
Campanella. Briefing. Sono sempre le 7.10 ma è un altro giorno. Dieci minuti fa sognavo Charlize e Keanu che facevano sesso sott’acqua. Non ero Keanu, cazzo, ma un pesce pagliaccio che gli nuotava intorno. Immersione a Ras Sataya, 36 metri, 55 minuti.
Campanella. Colazione. Si va a Dolphin Reef, dove speriamo di trovare i delfini e, ricazzo, li troviamo. Mi butto in acqua ancora prima di capire che, a nuoto, col cacchio che riesco a stargli dietro. Idea geniale. Mi faccio trainare dal gommone aggrappandomi ad una corda. Seguiamo i delfini tutta la mattina, sono fantastici. Prima d’ora li avevo visto solo in un parco acquatico. Loro invece non mi avevano mai visto. Per ore nuoto e gioco con loro a pochi centimetri senza mai riuscire a sfiorarne uno. Quando finalmente ci riesco, il delfino mi guarda, mi dice qualcosa nella sua lingua e io ricambio. Siamo amici. Gli chiedo l’email ma lui non ce l’ha, non usa internet, non naviga, nuota. Risalgo in barca stanco morto ma morto felice. Non vedo l’ora di sdraiarmi un po’ per riprendermi. Non so ancora che la campana maledetta sta per suonare ancora.
Campanella. Briefing. Si scende a Shaab Malahy, 24 metri, 60 minuti. Risalgo che non ho praticamente aria nella bombola. Devo riposare ma…
Campanella. Pranzo. Mangio con una mano che alza l’altra per imboccarmi. Si naviga.
Campanella. Briefing. Immersione notturna a Sataya West, 10 metri, 47 minuti. La torcia si spegne dopo pochi minuti. Devo seguire gli altri. Per fortuna uno di noi ha pensato bene di portare l’impianto dello stadio Olimpico, sembra giorno, quasi mi abbronzo nonostante la muta.
Campanella. Cena. Sembra notte, lo è. Bevo vodka e coca. Guardo le stelle e le costellazioni dello Stambecco e del Rodeo. Bevo vodka, decisamente.
Campanella. Briefing. Altro posto, stessa ora. Charlize gioca nuda in mezzo ai delfini, Keanu li guarda divertito facendo snorkeling, io sono un pesce napoleone. Comincio a temere di svegliarmi domani ed essere Charlize. Non sarebbe bello fare sesso con Keanu Reeves. Shaab Maksur “punta nord”, 34 metri, 48 minuti.
Campanella. Colazione. Si naviga.
Campanella. Pranzo.
Campanella. Briefing. Shaab Claudio, 19 metri, 74 minuti. Nuovo record mondiale. Mai stato tanto tempo sott’acqua. Acqua del mare intendo, perché sotto la doccia il record è 8 ore e 31 minuti. Navighiamo.
Campanella. Briefing. Notturna a Abu Galawa “Tienstin”, dal nome della nave giapponese, ora relitto, che andiamo ad esplorare. 15 metri, 38 minuti. Ho un’altra torcia ma dura meno della precedente. Per fortuna c’è lo stadio Olimpico.
Campanella. Cena. Ancora vodka. Per poco commetto un errore. Per poco. Fortunatamente non sbaglio mai quando bevo. Notte.
Campanella. Ancora le 7.10. Charlize ha mal di testa, Keanu guarda un film porno. Nel sogno io non esisto, il sesso è ormai un lontano ricordo. Shaab Maksur “punta sud”, 40 metri, 51 minuti.
Campanella. Colazione. Navighiamo in direzione di un piccolo un atollo su cui poter finalmente poggiare i miei piedi palmati. E’ un posto da sogno, sembra Fantasilandia. Cerco Tattoo e sono già pronto ad esprimere un desiderio (sesso con Charlize Theron) ma l’isolotto è deserto.
Campanella. Pranzo.
Campanella. Briefing. Erg Wadi Gimal, 18 metri, 54 minuti.
Campanella. Cena. Notte. La vodka sembra non finire. Domani si scende a Elphinstone, il vero obiettivo di questa missione.
Campanella. Briefing. Sempre le 7.10. Charlize e Keanu fanno sempre sesso, ormai vivono insieme, hanno formato una famiglia. Io sono sempre più lontano da lei. Elphinstone “punta nord”, 41 metri, 64 minuti. E’ il gran giorno del Carcharhinus Longimanus, lo squalo protagonista dell’avventura. Ne vedo due. Sono abbastanza distanti ma riesco a fotografarli.
Campanella. Colazione. Si parla solo di squali.
Campanella. Briefing. Elphinstone “punta sud”, 34 metri, 49 minuti. Ancora i due Longimanus.
Campanella. Pranzo.
Campanella. Briefing. Elphinstone “punta ovest”, 15 metri, 50 minuti.
Campanella. Cena. Poca vodka, molto sonno.
Campanella. Briefing. Charlize è incinta, Keanu è fregato, dice di non essere lui il padre e accusa me. Forse sono stato io quando ero lui, il primo giorno. Ma è un sogno e io lo so. Di nuovo Elphinstone “punta nord”, 41 metri, 65 minuti. Incontro ravvicinato del terzo tipo con il Longimanus. La regola è di nuotargli sotto, mai a pelo d’acqua. Lo fotografo, lo filmo, gli chiedo un autografo. Mi sfiora, divento autore di uno scatto memorabile. Jaques Cousteau sarebbe stato fiero di me.
Campanella. Colazione.
Campanella. Briefing. Elphinstone “punta ovest”, 42 metri, 60 minuti. Ultimo atto. Ancora Longimanus.
Campanella. Pranzo. Si torna indietro. In barca fino a domani. Passeremo tutta la giornata in un resort prima di riprendere il volo la sera. Di Charlize non avrò più notizie e mai saprò se il figlio che porta in grembo è mio, di Keanu o di me quando ero Keanu.
E’ stata una grande esperienza. Ho giocato con i delfini. Ho visto pesci pagliaccio, farfalla, napoleone, tonni, barracuda, pesci leone, palla, angelo, pappagallo, ago, trombetta, razze, gorgonie e coralli e chissà cos’altro. Sono stato su un atollo. Ho nuotato con gli squali. Vacanza memorabile. Su tutto, quello che mai dimenticherò sarà però la campanella.