Le mie invenzioni

Il sottotitolo, “L’autobiografia di un genio“, è una mezza verità: di biografico c’è ben poco, a differenza del genio che invece abbonda, anche se bisognerebbe essere ferrati in materia (ed è complicato capire pure in quale materia) per seguire l’autore: invenzioni, intuizioni, visioni, riflessioni, brevetti, progetti… veramente tanta roba, senza dubbio rivoluzionaria per il periodo (fine ‘800, inizio ‘900) ma distante dai miei studi e dalle mie già scarse conoscenze per essere apprezzata in pieno. Qui racconta, con una buona dose di sacrosanta presunzione, cosa ha fatto e cosa avrebbe voluto fare nel campo – azzardo – dell’ingegneria elettrica (?) e quali sviluppi avrebbero portato le sue scoperte nel mondo. Era un genio e lo sapeva ma i dettagli della la sua vita sono accennati e solo quando riguardano il suo lavoro. Questo perché il volume altro non è che una serie di articoli, di per sé nemmeno entusiasmanti, messi insieme in modo abbastanza palloso e sconnesso da non so chi (forse un editore?), a mo’ di biografia, con risultati scadenti e poco attraenti. Del resto quasi tutti gli ingegneri sono poco interessanti.

Nikola Tesla – Le mie invenzioni

Niente da perdere

Jeff Lemire è un bravo fumettista, lo avevo conosciuto con Il saldatore subacqueo che però, nonostante qualche buono spunto ed i bei disegni, non mi aveva cambiato la vita né la giornata. Su Netflix tra l’altro è appena uscita una serie, Sweet Tooth, tratta da una collana di fumetti da lui realizzata: insomma non è l’ultimo arrivato. Ho comprato e letto questo Niente da perdere proprio perché non avevo niente da perdere, avendolo preso in offerta. Non mi è dispiaciuto, la storia ruota attorno ad un fratello ed una sorella, derelitti e distanti, che finiscono col ritrovarsi. Usando sapientemente i colori, Lemire crea un’ambientazione fredda in un contesto glaciale ma pieno di buoni sentimenti, peccato sia tutto un po’ prevedibile, la sorpresa non deve essere il suo forte. Semmai mi sorprende scrivere di questi fumetti sapendo che nessuno che conosco li leggerà né leggerà questo post.

Jeff Lemire – Niente da perdere

Echi perduti

Un thriller che, se non fosse stato scritto da Lansdale, avrei apprezzato parecchio. Ma non da Lansdale che qui non sembra nemmeno lui. Non ho trovato lo stile a cui sono abituato, il ritmo, l’ironia e quelle frasi ad effetto che solitamente mi lasciano di stucco. Il romanzo è scritto benissimo, per carità, e la storia è pure avvincente, tuttavia manca il timbro che ha permesso a Lansdale di collocarsi tra i miei autori preferiti. Per fortuna non l’ho scoperto con questo libro, chissà se altrimenti avrei approfondito la sua conoscenza. Qui ci sono ingredienti legati al paranormale che non sminuiscono il genere, anzi lo rendono interessante. I personaggi sono ben definiti, soprattutto i buoni e ancor di più quelli femminili, anche se un tantino stereotipati; i cattivi non hanno un volto e nella metà dei casi, cioè uno, nemmeno un nome. L’ambientazione è quella del Texas che Lansdale conosce e racconta a meraviglia, prova inconfutabile di chi sia l’autore. Io invece sono il lettore e pretendo da lui il massimo, motivo per cui ho già individuato un altro suo titolo, l’ultimo uscito, con cui spero di rifarmi in fretta.

Joe R. Lansdale – Echi perduti

Colpo di spugna

Jim Thompson è un maestro del noir, tantissimi scrittori sono in debito con lui e sicuramente anche non pochi registi e sceneggiatori. Probabilmente pure qualche assassino. Sono certo che, prima di morire (a meno che questo non succeda entro pochi giorni), leggerò tutti i suoi libri, così come quelli di Lansdale, uno dei miei autori preferiti, che a Thompson deve tanto. Lo sceriffo protagonista di questa storia, con il suo linguaggio e la sua logica soprattutto, è una di quelle figure abili a conquistare la fiducia sia degli altri personaggi sia del lettore. E il lettore, esattamente come avviene dentro il romanzo, fa fatica ad abbandonare l’idea che si è fatto di lui, continua ad apprezzarlo perfino quando si scopre essere un bastardo. Questa è l’abilità di Thompson. Lo scrittore che riesce a fregare il lettore è un ottimo scrittore. Peccato che il finale sembri un po’ lasciato in sospeso o forse sono io a non essere un ottimo lettore ed a non averlo apprezzato.

Jim Thompson – Colpo di spugna

Il nuotatore

No, non si parla di nuoto in questo libro. Ci avevo sperato al momento di scaricarlo alla cieca, essendo io un nuotatore. Invece mi sono subito accorto che non si trattava nemmeno di un romanzo ma di tre racconti brevi dei quali “Il nuotatore” è il primo. E non il migliore. L’ho letto quindi svogliatamente: potevo metterci un’ora, l’ho finito in una settimana, un pezzetto per volta. Il racconto più bello per me è il terzo, che un po’ mi ha preso salvando il salvabile. Per il resto, ottima scrittura, zero emozioni. Voltiamo pagina.

John Cheever – Il nuotatore

LMVDM – La mia vita disegnata male

Quando un paio di anni fa, allegati a Repubblica, sono usciti i volumi delle opere di Gipi, ho comprato solo i primi tre pensando che fossero sufficienti, soprattutto perché lui stesso aveva selezionato le uscite in base alle sue preferenze, partendo dalla migliore. Me ne sono pentito. Sia le storie sia i disegni, qualsiasi tecnica utilizzi, colpiscono per la facilità con cui riescono ad entrarti dentro. Una parola in più in una frase o un occhietto disegnato di traverso o un colore più cupo sembrano sempre essere messi lì con l’intento di provocare una reazione, un sorriso, una smorfia di dispiacere, un oh di stupore. In LMVDM questo aspetto è accentuato dal fatto che la storia racconta la sua vita e, nonostante l’abbia disegnata male, l’ha rappresentata egregiamente.

Gipi – LMVDM – La mia vita disegnata male

Castigo

Dopo “Reato” e “Colpa”, i cui titoli parlano già da soli, von Schirach chiude la trilogia con una nuova serie di storie ai limiti dell’immaginazione che raccontano la solitudine e la lucida follia di personaggi al centro di assurdi casi giudiziari. Il tizio morto con addosso una muta da sub ricoperta interamente di sottilette me lo sogno la notte. Il libro si legge velocemente e breve è anche il tempo che si impiega a creare empatia con i protagonisti, innocenti o colpevoli che siano. Il merito dell’autore, avvocato di professione, è quello di riportare i fatti in maniera diretta e neutrale, attraverso uno stile impeccabile e senza fronzoli che non ha bisogno di essere romanzato e che sa cogliere l’attenzione del lettore. Esattamente come dovrebbe fare un legale in tribunale durante un’arringa. Deve essere bravo, von Schirach, nel suo lavoro. In realtà non so se esercita ancora o se si dedica esclusivamente alla scrittura ma quando ammazzerò qualcuno voglio essere difeso da lui.

Ferdinand von Schirach – Castigo

Il diavolo e l’acqua scura

Il giudizio complessivo che do a questo romanzo è… mi riservo di pensarci qualche minuto. Una storia avvincente, sempre viva, senza passaggi noiosi, che mi ha tenuto incollato alle (non poche) pagine fino alla fine dovrebbe togliere ogni dubbio sulla bontà della lettura. Eppure mi è sembrato che mancasse qualcosa. Ambientata a bordo di una gigantesca nave mercantile nel 1600 e spicci, la trama si sviluppa attraverso una minaccia impellente mentre paure e leggende si moltiplicano attorno ai numerosi personaggi e alle vicissitudini che li hanno portati a bordo, nonché al centro di un mistero il quale – non è difficile intuire – si rivelerà sorprendente. I colpi di scena si susseguono, così come i morti e le scene di suspense. C’è il protagonista coraggioso con tutti i valori al posto giusto e c’è la bella ma non posso. Ci sono i bastardi, gli infami e gli uomini d’onore e c’è un cattivo che muove i fili sotto le spoglie di un demone. Ci sono il lungo viaggio, la tempesta e l’isola deserta. C’è il tesoro, perfino un nano. Mancano i pirati, sarebbe stato troppo. Soprattutto però manca una conclusione che giustifichi la complessità dei casini e degli intrighi creati dal demone. Ecco, questo era: il finale, troppo superficiale a dispetto della trama intricata, nemmeno la soluzione del grande mistero aiuta a tollerarlo. Il libro però “prende” e potrei dire che mi è piaciuto anche se faccio fatica ad ammetterlo. Quindi il giudizio che do a questo romanzo, dopo averci pensato qualche minuto, è riservato.

Stuart Turton – Il diavolo e l’acqua scura

La palude dei fuochi erranti

Mi ricordavo di Eraldo Baldini per aver letto, una vita fa, “Bambini, ragni e altri predatori“, una raccolta non eccezionale a seguito della quale mi ero però appuntato il nome dell’autore. Poco dopo è arrivato infatti “Nebbia e cenere” che avevo apprezzato pur non essendo il suo capolavoro. E neppure “La palude dei fuochi erranti” pare esserlo, nonostante mi abbia preso sin dalle prime pagine. Insomma, il Baldini migliore devo ancora conoscerlo ma sono sulla strada giusta: se non l’ho depennato e tre sue opere minori sono finite nella mia libreria anziché nel cestino, sono sicuro che i titoli più riusciti non tarderanno a farsi trovare. Quest’ultimo romanzo si lascia leggere: l’ambientazione gotica, la peste sullo sfondo, un po’ di misteri sparsi qua e là e qualche vago riferimento a “Il nome della rosa” sono elementi che mi hanno portato a sfogliarlo con avidità. La trama e i personaggi sono debolucci ma la storia è intrigante e passa, forse con troppa facilità, dal soprannaturale al noir senza grossi buchi e purtroppo senza sorprese. Il finale è frettoloso e insoddisfacente, come se l’autore si fosse stancato di scrivere o magari perché si è arreso dopo aver capito che il suo romanzo migliore lo ha già pubblicato.

Eraldo Baldini – La palude dei fuochi erranti

Il mago

Era da un po’ che questo romanzo mi incuriosiva e, quando ho iniziato a leggerlo, mi è sembrato di guardare un film. Certi autori hanno la capacità di animare ciò che scrivono e Maugham è stato un mago, ha tirato fuori i protagonisti dalle pagine e gli ha dato la vita, descrivendo bene le loro personalità e i rapporti che si creano all’interno della storia. Oliver Haddo, il mago cattivo che vuole essere Dio, esercita sul lettore lo stesso potere che manifesta sugli altri personaggi, risulta tanto insopportabile quando affascinante. Peccato solo che questo suo carisma non sia stato supportato da una trama all’altezza né da spiegazioni soddisfacenti sugli avvenimenti. Succede di tutto e ci si deve accontentare del fatto che, essendoci la magia di mezzo, tutto poteva accadere. Inoltre, gli aneddoti che avrebbero dovuto rafforzare le convinzioni sulle sue capacità danno l’impressione di essere stati inseriti solo per far brodo o per celebrare le conoscenze sull’occulto dell’autore. Forse sono io troppo razionale e avrei dovuto rendermi conto che si tratta di un fantasy, ciò nonostante credo di aver letto un buon libro e spero di affermarlo, a differenza della povera Margaret, nel pieno possesso delle mie facoltà mentali.

William Somerset Maugham – Il mago

Vardø. Dopo la tempesta

Il romanzo è tratto da una storia vera o forse è una storia vera e mai lo sapremo. Sta di fatto che l’episodio introduttivo è realmente accaduto: agli inizi del 1600 a Vardø, in Norvegia, una tempesta improvvisa ha ucciso in mare una quarantina di pescatori, praticamente tutti gli uomini del paese, lasciando le donne sole, in preda al destino, all’inverno ed ai figli. E’ la stagione della caccia alle streghe in Norvegia e così ecco che, dopo aver riconquistato un certo equilibrio (si fa per dire, sembrano tutte pazze), le donne del villaggio si trovano ad affrontare il nuovo sovrintendente, un simpatico individuo inviato lì per la sua abilità nel mandare al rogo le donne accusate di stregoneria. Nel mezzo, ci sono le due protagoniste che vivono una storia d’amore un po’ combattuta e un po’ inverosimile costruita quasi per forza dall’autrice (che ho appena scoperto essere una ragazza nata negli anni ’90!) e ci sono gli attriti, gli schieramenti, i pettegolezzi, i tradimenti, le accuse e le invidie che solo le donne sanno creare tanto bene. Ogni pagina trasmette tensione e dà l’idea che qualcosa di grave stia per accadere ma l’azione stenta a decollare e solo nel finale quel qualcosa succede: mi aspettavo fuoco e fiamme, ho trovato invece sentimenti e merletti. Tuttavia è un libro che non delude e che mi ha permesso di aggiungere la bellissima Vardø alla lista dei luoghi da visitare prima di morire. Magari non sul rogo.

Kiran Millwood Hargrave – Vardø. Dopo la tempesta

Le avventure di Arsenio Lupin, ladro gentiluomo

Incuriosito dalla serie su Netflix, nonché amante del Lupin III di Monkey Punch, mi è venuta voglia di leggere qualche avventura del personaggio originale di Leblanc e ho trovato questi racconti che lo presentano piuttosto bene. Non so qual è il primo romanzo in assoluto, forse lo cercherò, qui viene fuori comunque l’Arsenio Lupin che mi aspettavo, noto e temuto, astuto e abile, affascinante, a volte ingenuo, in uno dei racconti persino raggirato, mai davvero perfetto. Le storie sono piacevoli e curiose, tutte con il colpo di scena ma chiaramente appartenenti ad un’altra epoca e forse per questo scritte in maniera non proprio egregia. Tutto sommato una lettura simpatica che, anche se non c’entra niente, mi ha spinto a recuperare i lungometraggi giapponesi del più famoso Lupin III mancanti alla mia collezione.

Maurice Leblanc – Le avventure di Arsenio Lupin, ladro gentiluomo

Il sogno e l’approdo

Racconti di stranieri in Sicilia è il sottotitolo di questo volume che comprende sei racconti di autori siciliani con la Sicilia protagonista, al centro o in disparte, come è solita fare. Ho trovato il libro a Verona, davanti la fredda vetrina di una libreria, su una bancarella di offerte a 3 euro. Nessuna esitazione nel comprarlo, mi è sembrato un segno che in una città così aperta e accogliente (!) quale è Verona, un libro del genere fosse in vendita come “scarto” e che un nordafricano come me lo trovasse. Mi ha colpito, oltre alla Sicilia, il nome di Piazzese, biologo prestato alla scrittura, come lui stesso si definisce, che ammiro da tempo immemore. I racconti sono piacevoli e piuttosto scorrevoli. Tutti trattano il tema dello straniero in una terra nuova, descrivendo in modi diversi la sensazione di attaccamento e smarrimento nei confronti di uno spazio che è – o sarà o è stato per un tempo non definito – casa. La stessa sensazione che provo io quando visito la Sicilia o nuoto nel mare. O quando leggo un buon libro come questo. Sellerio poi è una garanzia.

Maria Attanasio, Giosuè Calaciura, Davide Camarrone, Santo Piazzese, Gaetano Savatteri, Lilia Zaouali – Il sogno e l’approdo

Venerdì 12

Una raccolta di strisce pubblicate qualche anno fa con l’aggiunta di un finale che chiude definitivamente la storia e che a mio avviso rispecchia meglio l’ironia sottile dell’Ortolani di oggi. Tante battute, a tratti ripetitive, sui drammi d’amore del protagonista ma anche tanti momenti di tenerezza e malinconia che, seppur all’interno del contesto estremamente comico, si fanno apprezzare vissuti da ognuno di noi, c’è poco da fare. Niente di eccezionale, la lettura è piacevole e vuole il tuo tempo, uno o due capitoli al giorno sono l’ideale per farsi una risata e per rendersi conto di quanto noi uomini (perché di questo si tratta) possiamo autodistruggerci per una donna prima di aprire gli occhi ed arrivare a sabato 13.

Leo Ortolani – Venerdì 12

La sottile linea bianca

Non sono mai stato un grande fan dei Motörhead e nemmeno dell’heavy metal ma Lemmy, il leader della band, è stato – perché purtroppo è deceduto pochi anni fa – indiscutibilmente un’icona del rock tutto, oltre che una grandissima personalità e fonte di ispirazione per numerosi artisti del genere e non. I Metallica, per citare un gruppo con cui sono cresciuto, senza Lemmy non sarebbero esistiti.
Dopo aver finito Rock Bazar, mi sono ritrovato questa autobiografia in coda e l’ho considerata come una prosecuzione naturale di ciò che stavo leggendo. Lemmy era un personaggio sempre on the road, un uomo coerente che non si è mai piegato alle etichette (soprattutto discografiche) e alle omologazioni, scegliendo di essere sé stesso con la sua musica, difficile negli anni ’60 e ’70 (e forse anche oltre) da portare sui grandi palcoscenici. Per questo, nonostante una certa fama, non ha avuto né soldi né gloria agli inizi ma tanti riconoscimenti che lo hanno fatto conoscere al mondo intero più tardi di quanto sarebbe potuto accadere oggi. Anche io l’ho apprezzato in ritardo e mi dispiace non aver mai visto dal vivo i Motörhead. Il libro scorre veloce: a tratti fa ridere, a tratti fa riflettere ma, specialmente, fa rumore.

Lemmy Kilmister – La sottile linea bianca

Rock bazar

Una raccolta di aneddoti, leggende e miti riguardanti il mondo del rock che Massimo Cotto raccontava durante l’omonima rubrica su Virgin Radio. Li ha messi insieme e ci ha fatto un libro che ho inseguito per anni, fino a quando sono riuscito a scaricarlo gratuitamente in digitale. Comprarlo non sarebbe stato rock. Le storie sono incredibili, alcune dichiaratamente inventate, altre coperte da un velo di misticismo, fondamentalmente però tutte verosimili o almeno plausibili visti i personaggi di cui si parla, molti dei quali completamente pazzi. Mi ha fatto piacere iniziare con questa lettura il 2021, porta ottimismo, curiosità e voglia di fare. C’è anche un capitolo due, che ho già recuperato (gratis naturalmente), ma voglio aspettare qualche tempo prima di iniziarlo, sperando che l’anno cominci bene di suo.

Massimo Cotto – Rock bazar

Libro

Maccio Capatonda mi ha sempre fatto ridere con i suoi video e così, quando ho visto quello di presentazione del suo Libro, autobiografico, non ci ho pensato due volte a recuperarlo e leggerlo. E’ leggero ma, a differenza di quanto pensassi, non è solo un susseguirsi di battute che raccontano la sua vita, anzi a volte sembra perfino serio, altre volte di un’idiozia totale. In generale però non è Ma(la)ccio, perché c’è anche Marcello, la persona dietro il personaggio, che con una certa umiltà spiega come ha ottenuto un discreto successo, dalla collaborazione con la Gialappa’s fino al cinema e alla relazione con Elisabetta Canalis (finita male, visti i sassolini che, parlando di lei, si toglie dalla scarpa, dall’altra scarpa e da tutte le scarpe indossate). Libro da leggere in bagno o prima di addormentarsi, quando la testa è altrove e una risata può venire spontanea.

Maccio Capatonda – Libro

Cose che succedono la notte

Non capita spesso di leggere un romanzo bello bello in modo assurdo ma non capita spesso nemmeno di leggere un romanzo veramente brutto. Devo essere stato fortunato perché da parecchio tempo non leggevo un libro dello stesso livello di quest’ultimo lavoro di Peter Cameron, ricordo forse un romanzo di Andrea Scanzi e un paio di fumetti altrettanto mediocri. Ha il vantaggio di essere breve e tutto sommato scorrevole, motivi per cui non l’ho abbandonato. Alle prime pagine mette anche curiosità ma diventa subito insulso e noioso e quegli spunti che potevano svilupparsi in mille modi affascinanti, be’, non si sviluppano proprio, muoiono lì. Nessuna ambientazione e nessun personaggio vengono approfonditi. In compenso vengono descritte molto bene le azioni e i gesti inutili ai fini del racconto, come prendere un tè o fare una doccia e immagino che questo sia lo stile dell’autore, sufficiente a farmelo dimenticare. Cose che non succederanno più.

Peter Cameron – Cose che succedono la notte

A Babbo morto

Non avevo grandi aspettative e ho comprato il volume, tra l’altro uscito ad un mese di distanza da Scheletri, solo perché Zerocalcare è una forma di garanzia. Non è una storia natalizia né una mera operazione commerciale ma un’opera di denuncia sociale e politica raccontata attraverso una serie di metafore che partono dalla morte di Babbo Natale. Ci sono diverse chicche e numerosi riferimenti a fatti di cronaca. Occhio alle date, mai messe a caso, come quella del 20 luglio in cui un folletto viene ucciso, stesso giorno della morte di Carlo Giuliani. Il tutto forse poteva essere impaginato e presentato meglio: nonostante l’attenzione dell’autore, l’idea che mi sono fatto è quella di una realizzazione sbrigativa e un po’ gonfiata nei contenuti.

Zerocalcare – A Babbo morto

Aldobrando

Splendida opera. Una storia fantastica, una favola avventurosa e poetica adatta a qualsiasi età e a qualsiasi lettore. Si può finire in poco tempo ma se si vuole gustarla, sfogliandola pagina dopo pagina, ammirando i magnifici disegni di Luigi Critone e leggendo i testi magistralmente scritti da Gipi, bisognerebbe prendersi una mezza giornata libera da impegni e godersi la lettura come fosse una visita ad un museo. Un volume che tutti gli appassionati di fumetti dovrebbero avere. Io ce l’ho.

Gipi, Luigi Critone – Aldobrando

Ballata per un traditore

Le premesse in libreria erano buone. Mi incuriosivano il genere (il noir) e il nome sulla copertina di Massimo Carlotto, autore interessante di cui però non avevo mai letto nulla. I disegni in bianco e nero sembravano curati e così ho comprato questa graphic novel con discrete aspettative. Oggi me ne sono un po’ pentito. Non è un’opera orribile ma è chiaramente una sintesi della sintesi, a fumetti, di quello che è stato pensato come un romanzo e che in questa forma rende poco e niente. La storia è ambientata a Milano, con flashback che riportano agli anni ’80, alla Milano da bere in cui giravano tanti soldi non sempre puliti e in cui i giochi di potere facevano la differenza. C’è anche un cameo di Berlusconi con le sue donnine nude che inquadra perfettamente il momento. Poi intrighi, omicidi, vendetta. Nel complesso è un racconto banale, infarcito di nomi e fatti che non trovano la giusta dimensione e in cui abbonda quel dialetto milanese che mi sta sulle palle. Peccato per Massimo Carlotto, autore interessante di cui però non leggerò mai più nulla.

Massimo Carlotto, Pasquale Ruju, David Ferracci – Ballata per un traditore

Scheletri

Ciò che mi piace di Zerocalcare, almeno per quanto mi riguarda, è il potermi identificare con la maggior parte delle situazioni e degli stati d’animo che rappresenta sia con i disegni sia con le parole. I grandi autori ci riescono portando il lettore lì dove vogliono loro, Zerocalcare dà invece la sensazione di essere lui ad andare dal lettore e lo fa alla sua maniera, con ironia e consapevolezza. Anche stavolta costruisce una storia, quanto reale o autobiografica non so e non mi interessa, capace di coinvolgere fino alla fine con il solito stile delle sue battute e piccoli colpi di scena che culminano nelle ultimissime pagine. Non è la sua opera migliore ma è pur sempre una sua opera e difficilmente delude.

Zerocalcare – Scheletri

George Best, l’immortale

Pelé good, Maradona better, George Best. Uno che si chiama Best e che nasce con un talento innato per calciare la palla non poteva passare inosservato nella storia. Il personaggio, più dello sportivo, mi ha sempre incuriosito e questa biografia (forse la migliore tra le innumerevoli che sono state scritte) ne racconta, con una precisione così maniacale da infastidire, l’ascesa e la discesa, senza esimersi dal criticarne gli eccessi che lo hanno portato alla rovina. Best è stato un fenomeno, il primo calciatore che ha scatenato la folla oltre confine e fuori dal campo da gioco, in un tempo in cui non esistevano i social e la copertura televisiva era scarsa. Ha avuto una vita esagerata: inseguito dai soldi e dagli sponsor, dagli avversari e dagli allenatori, dai tifosi e dalle donne, ha trovato rifugio nell’alcol e non ne è uscito fino alla morte a nemmeno sessant’anni.
La biografia sembra un mattone, è invece entusiasmante. Superata la metà delle pagine, aveva già raccontato tutto, persino la scomparsa di Best e ho temuto quindi che il resto del volume sarebbe stato un’odissea. Mi sbagliavo: dalla postfazione in poi è un susseguirsi di aneddoti curiosi dell’autore relativi alla scrittura del testo, ringraziamenti, cifre, partite, gol, numeri e qualche foto. Insomma, si può anche saltare, come Best faceva con i difensori e i problemi.

Duncan Hamilton – George Best, l’immortale