George Best, l’immortale

Pelé good, Maradona better, George Best. Uno che si chiama Best e che nasce con un talento innato per calciare la palla non poteva passare inosservato nella storia. Il personaggio, più dello sportivo, mi ha sempre incuriosito e questa biografia (forse la migliore tra le innumerevoli che sono state scritte) ne racconta, con una precisione così maniacale da infastidire, l’ascesa e la discesa, senza esimersi dal criticarne gli eccessi che lo hanno portato alla rovina. Best è stato un fenomeno, il primo calciatore che ha scatenato la folla oltre confine e fuori dal campo da gioco, in un tempo in cui non esistevano i social e la copertura televisiva era scarsa. Ha avuto una vita esagerata: inseguito dai soldi e dagli sponsor, dagli avversari e dagli allenatori, dai tifosi e dalle donne, ha trovato rifugio nell’alcol e non ne è uscito fino alla morte a nemmeno sessant’anni.
La biografia sembra un mattone, è invece entusiasmante. Superata la metà delle pagine, aveva già raccontato tutto, persino la scomparsa di Best e ho temuto quindi che il resto del volume sarebbe stato un’odissea. Mi sbagliavo: dalla postfazione in poi è un susseguirsi di aneddoti curiosi dell’autore relativi alla scrittura del testo, ringraziamenti, cifre, partite, gol, numeri e qualche foto. Insomma, si può anche saltare, come Best faceva con i difensori e i problemi.

Duncan Hamilton – George Best, l’immortale

E l’asina vide l’angelo

Sapevo che Nick Cave fosse un genio pazzo ma non conoscevo la sua prosa e questo suo primo romanzo, partorito in un periodo buio per lui (come se ne avesse avuti di solari), sputa sia la genialità sia la pazzia. E’ un delirio in cui il protagonista è immerso dall’inizio alla fine in un crescendo di ossessioni che diventano soffocanti nelle ultime – troppe – pagine, piene di sogni e visioni che la metà bastano. E’ anche un esercizio di stile esemplare, non proprio scorrevole però impeccabile e per questo a tratti palloso, come del resto molte canzoni di Cave, belle quando non stai bene. Ciò nonostante si fa leggere, perché è crudo, violento e malato e si nutre della curiosità del lettore e si fa pure apprezzare perché è Nick Cave, prendere o lasciare.

Nick Cave – E l’asina vide l’angelo

Joe Shuster

E’ la storia a fumetti dei creatori di Superman, Jerry Siegel e Joe Shuster, raccontata in prima persona da quest’ultimo. Tanto talentuosi quanto sfigati e ingenui, i due non ebbero mai il giusto riconoscimento, economico soprattutto, per aver inventato il supereroe più forte e famoso di tutti, anche se non il più fico. Siegel addirittura odiava Batman. Shuster, ormai anziano, racconta qui la loro vita e le vicissitudini che hanno dovuto affrontare per far valere le proprie idee in un settore, negli anni ’30, sicuramente non prospero come lo è oggi. Anzi sono stati dei precursori, contribuendo alla diffusione del fumetto come opera, superando la sua dimensione originaria di breve striscia su una rivista. E’ sicuramente per merito di Siegel e Shuster che anche io sia arrivato ad apprezzare i fumetti e che abbia letto questo, pur non essendo un granché in termini sia di disegni sia di narrazione. In fondo non è stato scritto da loro.

Julian Voloj, Thomas Campi – Joe Shuster

Il castello di Otranto

Penso che chiunque abbia letto questo libro, perlomeno nell’edizione moderna, lo abbia fatto (me compreso) perché il romanzo è il precursore del genere gotico e ha ispirato tanti scrittori negli anni che, per fortuna, hanno lavorato meglio creando opere sicuramente più interessanti. Questa non è cattiva, incuriosisce, ha una trama discreta e qualche colpo di scena degno di nota. I dialoghi però sono troppo gonfiati, pieni di esclamazioni ed esasperati al punto da diventare pallosi. I personaggi sembrano caricature e l’ambientazione è inesistente, ogni episodio potrebbe essersi svolto a Disneyland per quanto se ne capisce. Sul Kindle non mi sono nemmeno accorto di essere arrivato all’ultima pagina, credevo ci fosse qualcos’altro dopo il finale frettoloso e invece niente. Forse è stato meglio così.

Horace Walpole – Il castello di Otranto