Rock Bazar volume secondo

Una lettura estiva, poco impegnativa e molto divertente: 425 storie di rock e follia che si uniscono alle 575 del primo volume e fanno 1000. Mille storie ai limiti dell’incredibile che Massimo Cotto ha raccontato su Virgin Radio prima di farci un libro, anzi due. Mille aneddoti che, nonostante alcuni appartengano alla leggenda, dimostrano che il rock non è un genere musicale ma un modo di vivere e spesso morire (a meno che non si tratti di Keith Richards o Ozzy Osbourne) dove il risultato non conta, conta giocare, con gli eccessi, la musica e la sorte. Può andare male, come a Kurt Cobain, Jimi Hendrix, Janis Joplin, Jim Morrison, Amy Winehouse, giusto per citare i membri più noti del Club 27, i cantanti morti a 27 anni che hanno smesso di giocare. Può andare meglio, come a tutti quelli che ancora scrivono pagine di rock e non intendono cambiare gioco. A noi comuni mortali, spettatori e ascoltatori con la loro musica nelle orecchie, va benissimo così.

Massimo Cotto – Rock Bazar volume secondo

La volontà del male

In vacanza, o almeno per il mio tipo di vacanza, sempre in movimento ed alla ricerca di qualcosa di nuovo, dovrei ricordarmi di leggere libri di cui è facile riprendere il filo dopo giorni di abbandono. Per questo di solito scelgo romanzi brevi o raccolte di racconti da una botta e via che posso portarmi dietro senza sentirne il richiamo. Sono partito con La volontà del male, libro tanto bello quanto lungo, non lontano dalle ultime pagine, convinto che il finale avrebbe sbrogliato la matassa di interrogativi accumulati sin dall’inizio. E invece no. E non perché il finale è aperto ma perché l’intero romanzo è aperto, a strade e interpretazioni che portano ogni lettore a leggere una storia diversa attraverso la voce e la psiche di ogni personaggio. Nessuno vive bene lì dentro (quando vive) e nessuno uscirà dal labirinto nonostante le porte, forse perché non vuole e sicuramente perché così vuole qualcun altro. Eppure la lettura scorre velocemente e proprio la struttura della trama, un po’ alla Tarantino, con salti temporali e protagonisti che si alternano nel narrare il proprio punto di vita, mi ha permesso di arrivare alla fine senza confusione. Era già chiaro da tempo che non ci avrei capito un tubo.

Dan Chaon – La volontà del male

Katla

Come tutte le serie nordiche, anche questa è fredda e un po’ lenta. Come l’attività di un vulcano che non erutta da oltre cento anni. Come gli abitanti di quei posti. Posti che poi sono la fantastica Islanda e, in particolare, la zona di Vík í Mýrdal ai piedi del vulcano Katla, dove non c’è praticamente un tubo, a parte la meraviglia. A casa conservo un barattolo di sabbia nera tipica della spiaggia, oltre a mille ricordi e fotografie tra cui quelle dei bellissimi faraglioni di Reynisdrangar che spesso vengono inquadrati durante gli episodi.

Insomma, avevo sufficienti motivi per guardare la serie che oltretutto è di genere misto tra fantasy e thriller, leggera ma intrigante. Ad un certo punto, arrivare al finale mi ha interessato poco, cercavo solo di ritrovare luoghi e qui la fotografia ha peccato, Netflix avrebbe potuto sfruttare molto meglio gli scenari e i paesaggi offerti anziché concentrarsi su una trama non proprio soddisfacente e con qualche buco di sceneggiatura di troppo. Non ci sarà una seconda stagione, senza dubbio invece tornerò una seconda volta in Islanda.