Stranger Things

Su Stranger Things c’è poco da dire. O almeno io ho poco da dire. Prodotto di punta di Netflix, è una serie così popolare che difficilmente chi non l’ha conosciuta alla prima stagione, nel 2016, deciderà di iniziarla ora che siamo arrivati alla quarta. Ricordo bene quando, ormai sei anni fa, ho guardato il primo episodio, non mi sono staccato dallo schermo fino all’ultima puntata. La musica e l’ambientazione anni ’80, le citazioni infinite, l’omaggio alla fantascienza con i continui richiami al cinema di allora ne hanno fatto una serie di culto. Può non piacere ma nessuno può affermare che sia brutta. La seconda e la terza stagione, pur mantenendo uno standard altissimo, hanno cavalcato l’onda della precedente e mantenuto vivo l’interesse degli appassionati. La quarta, appena conclusa, pensavo volesse solo allungare il brodo per scemare sino alla conclusione. Mi sbagliavo. L’ultima stagione, non solo non è l’ultima perché ce ne sarà almeno un’altra, è pure strepitosa. Chissà se la sceneggiatura fosse già in cantiere dall’inizio, fatto sta che la realizzazione si è dimostrata eccellente. Al di là dei continui colpi di scena a cui si era abituati, qui si chiude un cerchio, arrivano spiegazioni a dubbi che non avevano bisogno di essere chiariti ma che, una volta fatto, aumentano lo spessore della serie, anche con un certo stupore. Senza dubbio gli sceneggiatori ormai si sentono onnipotenti e si concedono di tutto, eppure lo fanno bene: la scena in cui viene suonata Master of Puppets dei Metallica nel Sottosopra, giusto per fare un esempio, è tanto ridicola quando spettacolare. Funziona, come tutto del resto. E trovano la quadra alcuni avvenimenti che sembravano buttati lì a caso nelle precedenti stagioni, che forse lo erano e che ora invece assumono un nuovo significato. Il finale è tutt’altro che chiuso, anzi si presume che ci sarà da divertirsi tra uno o due anni. Peccato solo che i baby protagonisti siano diventati ventenni poco credibili nei panni dei ragazzini e che l’attrice di Undici sia ormai una superstar ingombrante per il personaggio che interpreta. Vediamo che succede.