Appunti di una breve vacanza a Nizza

A mezzogiorno in punto un colpo di cannone tuona per tutta Nizza, una nuvoletta di fumo si alza in cielo e sparisce. Ogni giorno. Un’usanza, da quanto ho capito, che da oltre 150 anni ricorda alla popolazione… che è ora di pranzo! E funziona, perché Nizza sembra perennemente in movimento e ci credo che gli abitanti si dimentichino di mangiare. I turisti invece non se lo dimenticano di certo, migliaia di locali e localini sono lì apposta, pronti ad offrire qualsiasi tipo di cibo a qualsiasi prezzo a qualsiasi ora e non a caso sono sempre affollati. Se apri un locale a Nizza e lo fai fallire, devi essere proprio uno sfigato. Oppure hai solo clienti del mio calibro che, essendo poveri, si nutrono di panini e acqua. Quindi va be’, sei sfigato comunque. L’acqua la compravamo dalla signora simpatica di un negozietto come se ne vedono tanti nelle zone turistiche ma che ho scelto perché lei sorrideva sempre. Lo fa ancora, eh. Non è morta. Credo. Abbiamo mangiato la socca nizzarda (tre euro una bella porzione), deliziosa farinata di ceci e, tra i tanti, un panino-pagnotta con tonno, pomodoro, cetriolini e non so cos’altro. Non so perché fosse tipico del posto, era un panino normale.
Anche i panini però costano, in Costa Azzurra. Per fortuna al terzo giorno abbiamo trovato, proprio dietro l’angolo dell’hotel (Club Inn), un forno meraviglioso e abbordabile (Armand, 19 Rue de France) che, tra baguette, pagnotte di ogni tipo e dolci, ha risolto tutti i miei problemi, economici ed alimentari. Lo abbiamo trovato al terzo giorno perché i primi due erano stati monopolizzati da una gara evento di triathlon (l’Ironman France Nice: 3,8 km di nuoto, 180 km di bici e 42 km di corsa), bella e organizzata alla perfezione, che ha paralizzato e nascosto gran parte della promenade (il lungomare, Promenade des Anglais), portando in città migliaia di atleti e accompagnatori. Cioè domenica, mentre noi alle otto eravamo ancora a letto, questi partivano con la frazione a nuoto. Mentre noi facevamo colazione e andavamo in spiaggia ancora assonnati, questi pedalavano. Nel primo pomeriggio, noi tornavamo stanchissimi in camera per la pennichella e questi ancora pedalavano, i più forti già correvano. Nel pomeriggio, noi uscivamo per passeggiare e mangiare, esausti per la giornata di mare pesante e questi facevano la maratona. Al traguardo erano più freschi di noi. Un po’ li abbiamo incitati all’arrivo, felici di aver compiuto l’impresa (loro, ma pure noi), con lo speaker ad accoglierli uno per uno dicendo “you’re an Ironman!“, che figata.
Qualche nuotatina me la sono fatta anche io. A nuoto non avrei sfigurato affatto, poi mi sarei ritirato o sarei morto e lo speaker non mi avrebbe mai visto. Sono stato più in acqua che al sole e di sole ne ho preso tanto. In acqua invece ho preso una medusa, l’unica della Costa Azzurra, sola come la particella di sodio, mi ha sfiorato entrambi i piedi, l’ho presa a calci ma lei voleva proprio questo per punirmi. Sono rimasto tanto a mollo perché l’acqua era invitante, per niente fredda, più vicina al bianco che all’azzurro. Sott’acqua non si vede niente a mezzo metro di distanza, è chiara, non cristallina. Vista dall’alto, dall’aereo e dalla Collina del Castello (Colline du Château, da dove il cannone spara a mezzogiorno) che domina Nizza, la costa è uno spettacolo. Spettacolo, nel senso di show vero e proprio, sono anche le persone. Si trova di tutto a Nizza, per età, provenienza, portafoglio. La zona del porto, dietro la collina, ospita yatch enormi. La città vecchia invece è la parte più caratteristica, la mia preferita, con le viuzze pieni di posticini per bere e mangiare, più adatti al mio stipendio. Guardare la gente passare e chiedersi chi sia e da dove venga è uno spasso, c’è tanta varietà. Ci siamo fatti un film su un figlio di papà che, con l’amante molto più grande di lui, è venuto a rifornirsi probabilmente di coca da un losco figuro. Qualcosa, di nascosto, è passato di mano in mano, non credo fosse una bustina di tè. Siamo stati anche all’Hard Rock Cafe, ma solo perché il welfare mi ha “regalato” una cena con t-shirt inclusa – diciamo – gratis. Di birra tuttavia ne abbiamo bevuta, imprescindibile in vacanza.
La prima sera sono entrato al casinò per la prima volta in vita mia. Poi sono uscito senza pagare. Cioè non ho giocato ma avrei voluto farlo, alla roulette. Ho visto sbarbatelli appena maggiorenni con malloppi di fiches da venti euro l’una in mano e puntarle come fossero caramelle. C’erano pochi tavoli, a quelli del black jack e del poker non ho capito un tubo, troppo veloci. Il resto della sala, enorme, era dominato dalle macchinette. In un altro casinò non c’erano nemmeno i tavoli con il croupier, tutto automatico. Anche al gioco, l’uomo è stato sostituito dalle macchine. Un giorno le macchinette giocheranno con noi mettendoci le monete in quel posto. Un giorno, c’è ancora tempo prima che vincano.
Il tempo, quello meteorologico, si è dimostrato vario come le persone. In pochi giorni abbiamo beccato tutte le condizioni possibili di giugno: sole, nuvole, cappa, pioggia e soprattutto vento, caldo e freddo, ogni giorno. Il mare ne ha risentito, però mi piace giocare tra le onde. I ciottoloni della spiaggia mi sono piaciuti meno ma non mi arrenderò mai alle terribili scarpette da mare. Meglio zoppo.
E niente, questo è quello che ho da dire su Nizza. A differenza di quel che pensavo, non è una città per vecchi, è una città per tutti. Pulita, vivace, ordinata e affascinante. Non ho tenuto un diario di questa piccola vacanza come faccio sempre, ho preso qualche appunto e scattato il solito centinaio di fotografie. Basteranno a ricordare cosa dovrò fare quando ci tornerò, magari con un po’ più di soldi, sicuramente con la stessa compagn(i)a.

3 pensieri riguardo “Appunti di una breve vacanza a Nizza

    1. Bisogna scegliere e saper scegliere. Preferisco viaggiare e rinunciare a qualche ristorante piuttosto che andare qui al ristorante e non viaggiare. Il cibo poi non è mai stata una priorità.
      Alle meduse dovrei essere abituato ma non ci si abitua mai. Il bruciore comunque passa dopo un paio d’ore, sinora nessuna mi ha lasciato segni.

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