La festa del riso

Questa bimba oggi dovrebbe avere 14 o 15 anni e occuparsi della baracca di fango, dei fratellini e delle sorelline, quando non zappa la terra. Se non è mamma lei stessa. E se è ancora viva. Il secchiello non le serve per fare i castelli di sabbia. Lì non sanno nemmeno cosa siano. Il mare non c’è e pure l’acqua non si presenta spesso, quella dei pochi pozzi è imbevibile, troppa terra e sporcizia. Imbevibile per noi, loro la bevono eccome. Organizzavamo delle giornate in cui distribuivamo del riso cotto dentro enormi pentoloni, condito con un pugno di spezie. Il sale non esiste e i pomodori valgono quanto l’oro o forse di più, perché l’oro si trova da quelle parti, i pomodori no. Non è che potevamo fare grandi annunci quando preparavamo queste – chiamiamole – feste. Niente internet, niente telefoni. Il passaparola però faceva sì che in pochi minuti i bambini arrivassero a frotte da tutto il villaggio e il villaggio copre un’area vastissima. I bambini si stima fossero oltre 12.000, da noi ne arrivavano qualche centinaio e il riso non bastava per tutti, gli ultimi restavano senza. I più furbi si toglievano le magliette stracciate per non farsi riconoscere e rimettersi in fila per averne ancora. In effetti, per fasce di età sono tutti uguali, così neri, sporchi e sempre sorridenti. Il secchiello serviva proprio per il riso, venivano a prenderlo con pentolini di metallo, piatti di plastica, ciotole di terracotta. Con le mani a coppa. Non soffrono la fame, non tutti almeno. In tanti non superano l’adolescenza, il problema non è la mancanza di cibo, semmai la mancanza di tutto il resto. Sapevamo bene che la festa del riso era soltanto un piccolo gesto, forse nemmeno così giusto. Eppure, riso o non riso, ridevano. Il nostro riso non abbondava, il loro sì. Per fortuna avevamo ben altri progetti in cantiere e altri realizzati con successo. Gli attentati e i rapimenti poi hanno fermato tutto. Chissà se riusciremo a tornare. Chissà se oggi sanno che sapore hanno i pomodori. Chissà se quella bimba è riuscita a diventare grande.