Il suo nome è Banksy

Il fumetto è un pretesto per raccontare la street art attraverso il suo rappresentante più noto che, paradossalmente, è sconosciuto. Tra le pagine non c’è una storia vera e propria infatti: un writer ed una giornalista parlano, attraverso dialoghi improbabili e privi di un filo logico, delle opere di Banksy e del loro impatto sull’arte urbana, sviscerando date ed eventi come fosse un elenco cronologico più che un racconto o una chiacchierata. Il che ha pure la sua utilità, se si vuole approfondire il tema in pochi semplici passi e questo in effetti l’ho apprezzato. I disegni sono ininfluenti allo scopo, oltre che monotoni e statici ma tutto sommato il volumetto non è da buttare, la copertina con il nome di Banksy in bella mostra dà un tocco di originalità alla mia libreria.

Francesco Matteuzzi, Marco Maraggi – Il suo nome è Banksy

Il Nao di Brown

Il volume mi ha chiamato dallo scaffale della libreria mostrandomi prima il contrasto molto bello tra il bianco della copertina e il bordo rosso delle pagine; poi, una volta aperto, i magnifici disegni che da ignorante non ho capito se si trattasse di acquerelli, matita o entrambi; infine il risvolto di copertina che presenta Nao Brown: una ragazza metà inglese e metà giapponese con un disturbo ossessivo compulsivo che la porta ad avere fantasie terribili e violente verso chi la circonda. Insomma, l’ho portato a casa. Sfogliandolo meglio mi sono reso conto di avere in mano una piccola opera d’arte, esteticamente inappuntabile. La storia è semplice, realistica, forse scontata ma ricca di citazioni, particolari e sentimenti in cui ritrovarsi con Nao che riesce a tenere a bada i suoi scatti senza purtroppo uccidere nessuno. Purtroppo, perché tutti i personaggi sono belle anime, persone da cui vorremmo essere circondati, nessuno stronzo da eliminare. Una storia nella storia (un racconto parallelo citato da Nao) aumenta lo spessore del volume, non solo quantitativamente. La narrazione ha qualche pecca, a volte non è chiarissima e il finale appare sbrigativo, nel complesso però parliamo di un signor fumetto, un’opera di qualche anno fa che forse hanno conosciuto in pochi ma che spero abbia trovato posto negli scaffali giusti. Anche di qualche psicoterapeuta.

Glyn Dillon – Il Nao di Brown

Moon Lake

Il solito Lansdale ma non il solito grande Lansdale. Quest’ultimo suo lavoro non mi ha sorpreso come in passato, forse perché lo conosco ormai troppo bene o forse perché le aspettative nei suoi confronti sono alte e lui non è stato così originale. La scrittura è rimasta appassionante e ancorata ai capisaldi dell’autore (razzismo, sangue, trash e Texas) ma non c’è molto da prendere in una storia che si muove tra alti e bassi, dove solo la seconda parte inquieta e mostra qualche acuto mentre tutto il resto, pur scorrendo liscio liscio, fa quasi sbadigliare. Certo, parliamo di Lansdale. Un qualsiasi altro scrittore semisconosciuto avrebbe fatto fortuna con un romanzo del genere, da lui invece si pretende sempre il capolavoro. Ha anche settant’anni, chissà se gli è rimasta la voglia. Mi conforta l’avere ancora diversi suoi vecchi libri da leggere, non mi deve dimostrare niente, l’immortalità artistica per me se l’è già guadagnata.

Joe R. Lansdale – Moon Lake

Posaman & friends

Lillo mi ha sempre fatto ridere e Posaman, diventato famoso con LOL – Chi ride è fuori, è un personaggio riuscito, un vero supereroe della comicità. Il libro/fumetto/non-so-cosa con cui si è cercato di cavalcare l’onda del successo è però una mezza schifezza, una mera operazione commerciale che non fa ridere nemmeno sotto tortura, una raccolta interminabile di supereroi, ognuno accompagnato da un disegnino stupido e una descrizione che non riempie nemmeno mezza pagina. Sono sicuro che le stesse identiche parole otterrebbero il giusto effetto se usate da Lillo, con la sua faccia e le sue espressioni ma leggerle così, con la mia faccia e la mia unica espressione, mi hanno fatto solo annoiare. Libro da posare e mai più riaprire.

Lillo – Posaman & friends

Le guerre di Putin

Più per curiosità che per informazione, chiaramente spinto dalla guerra in Ucraina, ho voluto leggere questo volume per capire meglio cosa si nasconde dietro l’uomo del momento, il personaggio che passerà alla storia dal lato sbagliato e sulla cui tomba sputeranno in tanti, io di certo. Sono e resto ignorante ma, essendo ormai chiaro che sia stato Putin e non la Russia ad attaccare l’Ucraina, volevo capire che forma di potere esercita e come l’ha conquistata. Il libro, sotto forma di intervista all’autore, fonte abbastanza autorevole e competente, risponde in modo chiaro ai miei dubbi e fornisce pure risposte a domande che nemmeno mi ero posto. Si legge facilmente e non sarà un saggio storico ma, se si vuole approfondire questo periodo di merda che stiamo vivendo, covid a parte, la lettura è consigliata. Anche ai fan di Putin.

Giorgio Dell’Arti – Le guerre di Putin