L’uomo nero e la bicicletta blu

Nonostante mi ostini a non riconoscerne il talento, sono ormai al quarto libro di Eraldo Baldini e devo ammettere che, seppur non mi abbia mai entusiasmato, non mi ha nemmeno mai deluso. “L’uomo nero e la bicicletta blu” è frutto dell’ennesimo consiglio che sono contento di aver seguito. Per tre quarti delle oltre duecento pagine sembra un romanzo di formazione, con la voce narrante di un bambino che racconta, in un capitolo per ogni mese dell’anno 1963, come cercare di racimolare soldi per comprarsi una bici, tra avventure e strani personaggi del suo paesello. A metà libro mi sono insospettito, non era stato ucciso nessuno. Capita spesso che un autore si cimenti in un genere diverso dal suo solito. Invece no, si tratta di un thriller. Nell’ultimo quarto di libro infatti gli eventi, sino ad allora teneri e divertenti anche in una certa loro tragicità, prendono una piega inaspettata e, anziché la bicicletta, porteranno al bambino la consapevolezza di aver perso l’infanzia per l’età adulta. Si tratta comunque di una storia che, diciamo, tocca il cuore. Sangue, violenza e mistero non trovano spazio, vengono soffocati dal sentimento e questo stranamente è l’aspetto che io, navigato serial thriller, ho apprezzato di più.

Eraldo Baldini – L’uomo nero e la bicicletta blu

C’era una volta a Hollywood

Il libro, pur essendo leggermente diverso dal film, non ha deluso le aspettative, la firma di Quentin Tarantino per me è una garanzia. Tarantino però fa il regista, non lo scrittore e si vede. Il romanzo è entusiasmante e scorre con ritmo e fantasia, tranne quando si perde nella maniacalità del racconto di trame e personaggi di film e serie vere o inventate, aneddoti riguardanti attori e registi veri o inventati, storie di Hollywood vere o inventate. E’ una dichiarazione d’amore verso il cinema e Tarantino, oltre a infarcire le pagine con la sua smisurata conoscenza dell’argomento, altera i fatti, li mischia, li rielabora e ci gioca nella convinzione, condivisibile, che la settima arte possa salvarci dalla realtà e mostrarci una storia diversa, migliore. Nel film tanti spunti e dettagli vengono solo accennati e non approfonditi. Il romanzo invece non lascia scampo, spiega tutto e troppo: perde il potere visivo e prende quello della parola, approfondendo ciò che nel film non sempre risulta chiaro. Ma si tratta di contorni, la trama vera e propria, ammesso che esista, è identica. Associare i volti dei protagonisti a Leonardo DiCaprio e Brad Pitt, ricordando le scene del film, le battute e i luoghi, rende la lettura più piacevole anche se il “montaggio” qui è ben diverso e l’episodio del fallito assassinio di Sharon Tate (purtroppo solo nella finzione) viene menzionato in due righe e Charles Manson e i suoi seguaci non vengono ridicolizzati abbastanza. La storia purtroppo è altra cosa, il cinema no e Tarantino lo dimostra magnificamente.

Quentin Tarantino – C’era una volta a Hollywood