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La descrizione di Netflix non specificava esattamente che serie fosse e io non ho voluto approfondire, non ho letto recensioni né guardato il trailer. Sono andato alla cieca e non ho inquadrato il genere per i primi due o tre episodi, anche perché il sottotitolo “Universi paralleli” lasciava intuire che si trattasse di fantascienza o di qualcosa di simile. Invece è un horror, fatto pure bene. Proprio le prime puntate sono quelle più intriganti, incuriosiscono e non permettono di mollare la visione. Non ci sono scene violente e non si vede una goccia di sangue ma la tensione e l’ansia sono costanti, si ha sempre l’impressione che gli eventi stiano per precipitare. E poi precipitano. La storia, fino a quel momento intricatissima e piena di interrogativi, inizia ad avere un senso, l’horror si manifesta e tutto accelera fino alla conclusione che effettivamente ha il sapore della fantascienza e che, in più, promette una seconda stagione. Non ero sicuro che mi sarebbe piaciuta soprattutto perché, io che sto attento ai dettagli, ho faticato ad accettare la protagonista sempre con la telecamera in mano, pronta a registrare le conversazioni e gli eventi più inutili senza una motivazione. La motivazione è che la trama lo richiedeva, ma la cosa non è affatto plausibile. Al di là di questo personalissimo fastidio, il risultato è buono, credo che Netflix ultimamente si stia impegnando per produrre gli horror: qualcuno deve aver capito che per farci mantenere gli abbonamenti bisogna metterci paura.