The undoing

Nicole Kidman in grande, rifattissimo, splendore e Hugh Grant, padre di quello che ricordavo, sono i protagonisti di questo thriller di sei puntate (che potevano anche essere quattro) ambientato nella New York dei ricchi e intoccabili. Le premesse, con il classico omicidio efferato di cui non si conosce il colpevole, non sono male. Lo sviluppo è accattivante perché un po’ diverso dal solito filone ma stenta a decollare. Il finale… va beh, lasciamo stare. C’è un finale che solo un colpo gobbo avrebbe potuto stravolgere, senza la certezza di un risultato migliore. La serie si fa seguire per via di una serie di piccoli colpi scena che tengono vivo l’interesse e per i primi piani continui della Kidman che, nonostante due sole espressioni, forse tre, cattura l’attenzione poiché tutta la storia gira intorno a lei ed alle sue scelte. Il personaggio migliore è però quello dell’italiana Matilda De Angelis, peccato per il (suo) doppiaggio penoso e peccato che… (no spoiler). In sostanza, una serie con alti e bassi che si può vedere dal divano senza grosse aspettative e che tutto sommato fa il suo dovere, cioè finire lasciando una certa soddisfazione.

20 pensieri riguardo “The undoing

      1. No, no, mi riferisco proprio a questa serie. I figli sono brutalmente strunentalizzati dai genitori per ottenere ciò che vogliono. Non sono soltanto le violenze materiali a massacrare i bambini.

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        1. Non ho proprio visto soprusi, strumentalizzare già è diverso. C’è la bambina che fa danza pressata dalla madre che ha alte aspettative e il figlio dei protagonisti che subisce la situazione (non dico altro per non spoilerare). Ma non ho visto quello che dici, almeno non in quei termini.

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        2. Non lo so. Sicuramente nella serie i bambini hanno la loro importanza ma, se ci fosse stata l’intenzione di mostrare soprusi e brutali strumentalizzazioni, credo che sarebbe stata evidente. Ciò non toglie che magari non me ne sono accorto io!

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        3. I due unici bambini (tolta la comparsa della bimba che danza) hanno subito traumi forti, che sono alla base della storia. La strumentalizzazione non dico sia assente, ma insomma fa parte della trama. E’ come dire che non tollero il femminicidio…

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