Il sogno e l’approdo

Racconti di stranieri in Sicilia è il sottotitolo di questo volume che comprende sei racconti di autori siciliani con la Sicilia protagonista, al centro o in disparte, come è solita fare. Ho trovato il libro a Verona, davanti la fredda vetrina di una libreria, su una bancarella di offerte a 3 euro. Nessuna esitazione nel comprarlo, mi è sembrato un segno che in una città così aperta e accogliente (!) quale è Verona, un libro del genere fosse in vendita come “scarto” e che un nordafricano come me lo trovasse. Mi ha colpito, oltre alla Sicilia, il nome di Piazzese, biologo prestato alla scrittura, come lui stesso si definisce, che ammiro da tempo immemore. I racconti sono piacevoli e piuttosto scorrevoli. Tutti trattano il tema dello straniero in una terra nuova, descrivendo in modi diversi la sensazione di attaccamento e smarrimento nei confronti di uno spazio che è – o sarà o è stato per un tempo non definito – casa. La stessa sensazione che provo io quando visito la Sicilia o nuoto nel mare. O quando leggo un buon libro come questo. Sellerio poi è una garanzia.

Maria Attanasio, Giosuè Calaciura, Davide Camarrone, Santo Piazzese, Gaetano Savatteri, Lilia Zaouali – Il sogno e l’approdo

Venerdì 12

Una raccolta di strisce pubblicate qualche anno fa con l’aggiunta di un finale che chiude definitivamente la storia e che a mio avviso rispecchia meglio l’ironia sottile dell’Ortolani di oggi. Tante battute, a tratti ripetitive, sui drammi d’amore del protagonista ma anche tanti momenti di tenerezza e malinconia che, seppur all’interno del contesto estremamente comico, si fanno apprezzare vissuti da ognuno di noi, c’è poco da fare. Niente di eccezionale, la lettura è piacevole e vuole il tuo tempo, uno o due capitoli al giorno sono l’ideale per farsi una risata e per rendersi conto di quanto noi uomini (perché di questo si tratta) possiamo autodistruggerci per una donna prima di aprire gli occhi ed arrivare a sabato 13.

Leo Ortolani – Venerdì 12

La sottile linea bianca

Non sono mai stato un grande fan dei Motörhead e nemmeno dell’heavy metal ma Lemmy, il leader della band, è stato – perché purtroppo è deceduto pochi anni fa – indiscutibilmente un’icona del rock tutto, oltre che una grandissima personalità e fonte di ispirazione per numerosi artisti del genere e non. I Metallica, per citare un gruppo con cui sono cresciuto, senza Lemmy non sarebbero esistiti.
Dopo aver finito Rock Bazar, mi sono ritrovato questa autobiografia in coda e l’ho considerata come una prosecuzione naturale di ciò che stavo leggendo. Lemmy era un personaggio sempre on the road, un uomo coerente che non si è mai piegato alle etichette (soprattutto discografiche) e alle omologazioni, scegliendo di essere sé stesso con la sua musica, difficile negli anni ’60 e ’70 (e forse anche oltre) da portare sui grandi palcoscenici. Per questo, nonostante una certa fama, non ha avuto né soldi né gloria agli inizi ma tanti riconoscimenti che lo hanno fatto conoscere al mondo intero più tardi di quanto sarebbe potuto accadere oggi. Anche io l’ho apprezzato in ritardo e mi dispiace non aver mai visto dal vivo i Motörhead. Il libro scorre veloce: a tratti fa ridere, a tratti fa riflettere ma, specialmente, fa rumore.

Lemmy Kilmister – La sottile linea bianca

Rock bazar

Una raccolta di aneddoti, leggende e miti riguardanti il mondo del rock che Massimo Cotto raccontava durante l’omonima rubrica su Virgin Radio. Li ha messi insieme e ci ha fatto un libro che ho inseguito per anni, fino a quando sono riuscito a scaricarlo gratuitamente in digitale. Comprarlo non sarebbe stato rock. Le storie sono incredibili, alcune dichiaratamente inventate, altre coperte da un velo di misticismo, fondamentalmente però tutte verosimili o almeno plausibili visti i personaggi di cui si parla, molti dei quali completamente pazzi. Mi ha fatto piacere iniziare con questa lettura il 2021, porta ottimismo, curiosità e voglia di fare. C’è anche un capitolo due, che ho già recuperato (gratis naturalmente), ma voglio aspettare qualche tempo prima di iniziarlo, sperando che l’anno cominci bene di suo.

Massimo Cotto – Rock bazar