Nick Cave: mercy on me

Volevo conoscere meglio Nick Cave e il suo genio e, oltre ad ascoltarlo, ho scelto quest’opera da leggere pensando che un fumetto mi avrebbe appassionato più di una biografia. Purtroppo, nonostante i bei disegni, il volume è un mezzo delirio che può piacere solo a chi conosce già molto bene Nick Cave e le sue canzoni. C’è ben poco della sua vita. Ci sono i suoi pezzi, trascritti giustamente tutti in inglese, che canta in continuazione per pagine e pagine ma che è difficile seguire se non se ne conosce la musica. Ci sono le infinite parole che batte a macchina per costruire storie, riportate però un po’ ad minchiam. Soprattutto c’è il confronto, onirico e folle, tra Nick e i suoi personaggi, figure che vivono grazie a lui e che soffrono e muoiono in funzione di un finale da raccontare e che, per questo, si ribellano al loro creatore. Insomma, Nick Cave proprio non riesco ad afferrarlo. Anche al suo ultimo concerto in Italia, sono riuscito solo a vederlo salire sul palco, costretto poi ad andarmene per un imprevisto. Forse sono io stesso un suo personaggio e lui ha voluto così, spero non mi faccia morire male.

Reinhard Kleist – Nick Cave: mercy on me

Ninfee nere

Appena due giorni prima avevo finito di leggere “Il manoscritto” di Thilliez e, nel cercare sul web qualche spiegazione per il finale scioccante e contorto, mi sono imbattuto in un commento in cui si faceva un confronto con questo “Ninfee nere”, forse perché entrambi di autori francesi maestri della suspense. Non ho resistito alla curiosità e, scavalcando ancora una volta la pila di libri impolverata sul comodino, ho iniziato a leggerlo. Non ho praticamente smesso fino alla fine, la lettura meritava e sapevo, dalla stessa recensione che me lo ha fatto conoscere, che ci sarebbe stato un colpo di scena. A differenza di quanto pensassi, non è un thriller ma un giallo e solo perché c’è un colpevole da smascherare. L’ambientazione, gli aneddoti sulla vita e le opere di Monet e la profondità dei personaggi danno invece un taglio diverso al romanzo che si trasforma anche in una fantastica storia d’amore. La protagonista poi, una e trina, è una sorpresa bellissima. Tanto quanto il colpo di scena. Perché è il colpo di scena.

Michel Bussi – Ninfee nere

Il manoscritto

Un thriller per l’estate. Così immaginavo questo romanzo, lungo, di puro intrattenimento, che non mi avrebbe fatto scervellare in spiaggia. E invece l’ho finito in pochi giorni, leggendolo senza andare al mare per non distrarmi e ancora adesso mi spremo le meningi per decifrare le ingegnose invenzioni dell’autore. Me le spremo perfino dopo aver trovato risposte in rete a domande che nemmeno ero arrivato a pensare, domande che non finiscono con la scoperta dell’assassino, anzi aumentano e non perché il romanzo sia inconcludente ma perché ha “quel non so che” di geniale. Proprio così. Si intuisce il genio, eppure non fino in fondo. Troppi perché. Soprattutto per via del prologo che sembra fuori luogo, che resta lì sospeso ai margini della trama senza mai abbandonarti, in attesa di venir fuori dopo il finale che inchioda il colpevole. E’ qui infatti, nell’ultima riga dell’ultima pagina, che il colpo di genio si manifesta, ricollegandosi al prologo e lasciandoti con la bocca aperta e il cervello in pappa.

Franck Thilliez – Il manoscritto