Il porto proibito

Già dalla prima pagina, a vedere il meraviglioso tratto a matita e senza china, sono rimasto affascinato dalla mano del disegnatore e ho pensato potesse essere una lettura da cinque stelline. L’ho pensato per buona parte dell’opera perché la storia regge e coinvolge. Fino ad un certo punto però. Andando avanti ci si rende conto di quanto i dialoghi siano stucchevoli, addirittura pesanti, con pagine per giunta piene di testi di canzoni che non ha senso leggere se non si conoscono. Tante, troppe. E quei pensieri, quelle conversazioni, talvolta assurde, stracolme di versi tradotti dagli autori originali e ricopiati per intero, oltre alle parole eccessivamente ricercate… beh, hanno rotto il cazzo. Probabilmente non rientro nel target (sedicenni in amore) a cui il libro mirava. Resta una grande opera e sono contento di averla fatta mia ma il merito è dei disegni che avrebbero funzionato anche senza testo e che appenderei sui muri di casa per quanto mi piacciono. La sceneggiatura o meglio i dialoghi, invece, li butterei nel cestino.

Teresa Radice, Stefano Turconi – Il porto proibito