E’ ora

Il primo dell’anno sarà pure una data importante ma per me, da sempre, è l’arrivo dell’ora legale a rappresentare il vero momento di svolta, l’inizio della stagione, il giorno che meriterebbe di essere ricordato più delle feste religiose e di quelle inutili. E’ ora che sento l’estate vicina e, con l’estate, il mare. Ci vorrebbe proprio, il mare, adesso.

Il mambo degli orsi

Hap e Leonard sono una garanzia, non ci si annoia mai. Questo terzo romanzo del ciclo forse non lo avrei letto in questi giorni, preso come sono dalle miriadi di offerte sui fumetti taggati #iorestoacasa. Ma ho scoperto casualmente che dalle storie di Hap e Leonard hanno tratto una serie TV: tre stagioni, una per ognuno dei primi tre romanzi, girate abbastanza bene. Avendo letto il primo e il secondo (Una stagione selvaggia e Mucho mojo), mi sono buttato sulla serie. Finita la seconda stagione, mi sono chiesto se non fosse meglio leggere il libro prima di guardare la terza, ma non sono stato abbastanza forte. Ciò nonostante me lo sono gustato come se non sapessi cosa sarebbe successo pagina dopo pagina, anche perché le differenze con la serie TV sono parecchie. La costante è che i due protagonisti prendono sempre un sacco di botte e riescono sempre ad uccidere i cattivi, facendoci sempre appassionare.

Joe R. Lansdale – Il mambo degli orsi

Residenza Arcadia

Le recensioni di Mercedes presentavano Cuello come l’autore che con la sua prima opera, Residenza Arcadia, aveva stupito tutti. Mi è capitato di acquistarla in offerta e l’ho letta subito. In questi giorni di isolamento da coronavirus, il tempo è un bene su cui investire. Le vicende avvengono all’interno di un condominio che potrebbe essere il nostro paese e gli inquilini potremmo essere noi, qualora perdessimo l’umanità. Cuello è bravo a rappresentare con tratti semplici le espressioni e i sentimenti dei protagonisti in ogni circostanza e bravo a stupire, sia con un sorriso sia con una lacrima, chi legge. Sorprendente. Un fumetto che consiglierei agli amici ma soprattutto ai nemici.

Daniel Cuello – Residenza Arcadia

I giorni che scompaiono

In questi giorni che scompaiono per l’isolamento da coronavirus e per i lavori forzati da casa, riesco a leggere, contemporaneamente ad un romanzo, più fumetti e graphic novel, spesso terminandoli lo stesso giorno. Fioccano le offerte per libri ed ebook gratis o scontatissimi e questo è positivo per me, per i lettori e per l’umanità. Proprio attraverso un’offerta ho scoperto quest’opera dai disegni semplici e lineari che subito mi ha incuriosito dalla descrizione. La storia è geniale, il ritmo incalzante e il passare del tempo per il protagonista è un elemento che mette ansia insieme allo scorrere più o meno frenetico delle sequenze e delle pagine. Ha le sembianze di un thriller del quale si vuole conoscere la conclusione il più in fretta possibile e che quindi è difficile interrompere. E ci si potrebbe scrivere la sceneggiatura di un film da andare a vedere al cinema un giorno, se mai usciremo.

Timothé Le Boucher – I giorni che scompaiono

Don Zauker. Habemus papam + Venga il mio regno

Ho chiaccherato con I Paguri (Pagani e Caluri) qualche anno fa ad un festival del fumetto e mi sono divertito parecchio. Riconosco però di non aver mai letto niente di loro, me li avevano presentati e nulla più. Sapevo di Don Zauker, il cattivo di Daitarn 3 (tra l’altro il mio cartone animato preferito) da cui I Paguri hanno preso il nome per il loro personaggio e, quando casualmente me lo sono ritrovato davanti in libreria, l’ho preso. Soprattutto perché l’ho pagato con i buoni pasto, altrimenti non so se mi sarei lasciato convincere. Il volume mette insieme due albi già pubblicati in passato e descrive bene questo prete esorcista che incarna tutto l’opposto rispetto a quanto la Chiesa dovrebbe rappresentare. Quindi in teoria poteva piacermi molto. Solo che, a parte qualche battuta e i disegni curatissimi, non mi ha entusiasmato. I dialoghi sono minuziosi come i disegni ma troppo lunghi e non mi hanno fatto ridere granché. Le scene sono oltre, mai visto niente del genere in un fumetto satirico e quindi da applausi, però non so, forse gli è mancata la benedizione per farmi esaltare.

Emiliano Pagani, Daniele Caluri – Don Zauker. Habemus papam + Venga il mio regno

Il GGG

Qualche tempo fa ho conosciuto Roald Dahl attraverso una sua raccolta di racconti e, quando ne ho scritto dicendo che non ne avevo mai sentito parlare prima, alcuni amici sono rimasti stupiti, in particolare della mia infanzia tristissima e misera vissuta senza la lettura delle avventure del Grande Gigante Gentile. E così una cara amica, per il mio compleanno, ha pensato bene di regalarmi l’ebook per il Kindle. Era la prima volta che ricevevo un ebook in regalo: arriva via mail come una sorpresa e non va in spam. Chiaramente l’ho iniziato a leggere subito, nonostante sapessi si trattasse di una storia per i piccoli. Poi il coronavirus mi ha distratto, interrompendo le mie letture in metro, le mie letture e pure la metro, finché a casa ho ripreso da dove avevo lasciato. Oggi ho sfogliato l’ultima pagina – toccando il display con un dito – e ho scoperto che Il GGG è stato scritto dal GGG stesso e che in fondo basta poco per tornare bambini e recuperare quello che si è perso.

Roald Dahl – Il GGG

Senza sangue

Baricco, oltre al fardello della presunzione, possiede soprattutto il dono della parola. Riesce a disegnare luoghi, personaggi, dialoghi, situazioni, sogni con le parole. Qualsiasi scenario insomma. In quest’opera, che è pur sempre sua, accade il contrario: i disegni mostrano ciò che le parole non dicono, le sostituiscono, quasi non ce ne fosse bisogno e infatti i dialoghi sono ridotti al minimo. Si perde il dono di Baricco (il romanzo va assolutamente letto) e viene fuori quello degli autori del fumetto, sceneggiatore e disegnatore, che spesso negli adattamenti passano inosservati, come un sottotitolo. Senza cuore. Senza sangue.

Alessandro Baricco, Tito Faraci, Francesco Ripoli – Senza sangue

Quartieri lontani

Davanti allo scaffale dei fumetti non cercavo niente in particolare ma sapevo che non sarei uscito a mani vuote. Infatti tra le mani mi sono ritrovato questo “mattone”, che mi ha colpito perché uno, è un manga, non un fumetto; due, è ambientato in Giappone dove sono stato due volte e di cui quindi ho percepito l’odore; tre, l’autore, che non conoscevo, da una veloce ricerca sul cellulare è risultato essere un mangaka apprezzatissimo.

I disegni, dettagliati e puliti, descrivono bene la vita e la cultura del Giappone e la storia, che all’inizio sembra banale, diventa via via accattivante, curiosa, si mantiene profonda pur essendo narrata con uno stile leggero, quasi poetico. In pratica, conquista e quel mattone, che all’apparenza sembrava ci volesse chissà quanto per finirlo, improvvisamente, finisce. A conferma dell’ineluttabilità del tempo.

Jirō Taniguchi – Quartieri lontani

Krypt

Erano due settimane che non ci mettevo mano. Preso da altro (Il Trono di Spade in particolare, che ho appena terminato), non ho avuto tempo e voglia di mettermi a cercare pezzi neri per cercare di comporre un pezzo nero più grande, in un continuo cerca-cerca nel buio. Ieri sera, ben disposto, ho ripreso e mi sono accorto di essere arrivato a buon punto. Questo Krypt è un puzzle difficile che essendo monocolore – o meglio senza colore – rischia di stancare. E invece, a me che non sono un appassionato, ha tolto presto ogni dubbio sul fatto che dovessi comprarlo e dovessi completarlo, per poi incorniciarlo e appenderlo dove troverà spazio. Ci ho già trascorso molte ore, passando con indifferenza dalle serate con un bicchiere di vino a quelle con la tazza della tisana. Il catetere non appare lontano. Mi stupisce però quanto sia gratificante incastrare un tassello. Se all’inizio mi ci dedicavo come scusa per sorseggiare il vino, adesso la tisana è una scusa per dedicarmi al puzzle. Inoltre mi isola da ogni cosa che potrei voler fare: Krypt vuole attenzioni solo per se stesso, o fai il puzzle o non lo fai, nel mezzo non ci sono zone grigie. O bianco o nero e qui il nero stravince.