Quattro amici

Avevo in coda questo romanzo da quasi dieci anni e dieci anni fa sicuramente lo avrei apprezzato di più. Venti anni fa, quando è uscito, lo avrei amato. Ma ho perso il treno, il momento giusto è passato e l’esperienza, oltre a centinaia di altre letture nel frattempo, non mi ha permesso di restare incastrato tra le pagine. L’avventura di un viaggio in furgone, i valori dell’amicizia e le pene d’amore sono temi che ormai mi stupiscono poco, avendoli vissuti tutti in prima persona e letti in molteplici salse. Devi essere uno scrittore con i controcazzi per prendermi oggi con questi argomenti e Trueba senza dubbio lo è stato. E’ che non ci siamo beccati quando serviva, sarebbe stato un libro da cinque stelle per uno come me, pienamente rappresentato dal protagonista. Ciò non significa che sia un romanzo orribile, anzi. Va provato. Si fa leggere pur restando inconcludente, perché inconcludenti sono i quattro amici, quattro ragazzi spagnoli alla soglia dei trent’anni che non sanno cosa volere dalla vita, proprio come ero io dopo la fine della mia prima vera storia d’amore. Mi fa piacere, tra l’altro, averlo terminato il giorno prima di partire per la Spagna.

Restano memorabili alcune perle dell’autore che, come si direbbe, valgono da sole il prezzo del biglietto. Ne riporto tre, ma ce ne sono parecchie altre.
La giovinezza finisce il giorno in cui il tuo calciatore preferito ha meno anni di te.
Il silenzio era tale che se ti concentravi potevi sentire la Terra ruotare sul proprio asse.
Quando ricevi un bacio sulla guancia da una donna che hai baciato mille volte sulle labbra, capisci che hai perduto il tuo posto nel suo cuore.

David Trueba – Quattro amici