La fine della ragione

Recchioni è un grande e anche un po’ paraculo. Poteva essere una grandissima opera, i presupposti c’erano tutti, a cominciare dai disegni veramente magnifici, efficaci, al punto da renderlo più un libro di illustrazioni che un “semplice” fumetto. Il tema di fondo è attuale, ben rappresentato dal titolo e arriva dritto al punto. Ma ci arriva troppo presto. Dialoghi essenziali, scarni e un finale che sembra deciso in fretta e furia rispetto alle promettenti aspettative della prime pagine. Pagine tra l’altro piuttosto spesse. Si legge e si sfoglia in poco tempo e non vale il prezzo, riducendosi purtroppo ad un’ottima operazione commerciale. Recchioni è fatto così, può permetterselo. Un altro autore non sarebbe nemmeno arrivato alla pubblicazione.

Roberto Recchioni – La fine della ragione

Rughe

Meraviglioso. L’ho comprato casualmente tre ore fa perché non avevo niente da leggere in metro e l’ho finito appena arrivato a casa, non volevo interromperlo. Tratta un tema che non ho mai considerato, l’Alzheimer, e che invece dovrei considerare già da molti anni, almeno così dice chi mi conosce e sa quanto io sia rincoglionito. Questo racconto però non lo dimenticherò, sia per la storia commovente e avvincente al tempo stesso (possono essere avvincenti le giornate di un gruppo di anziani in una casa di riposo? Sì) sia per gli aneddoti che riguardano i protagonisti (quello dell’imbroglione è semplicemente una favola) sia per i personaggi i cui volti ben disegnati trasmettono, spesso contemporaneamente, sentimenti diversi come tenerezza, tristezza, rassegnazione, simpatia, empatia, pena, rabbia. E soddisfazione, per aver scovato un’opera sorprendente.

Paco Roca – Rughe

Da un posto all’altro

Mi alzo dal letto per la quarta volta, l’ultima, dopo aver “sprecato” le tre precedenti per bere tutta l’acqua (una bottiglia sul comodino no?) che, per colpa della birra, non avevo bevuto sino a Capodanno. Mi alzo perché sono le otto e oggi lavoro ma è un caso, una buco tra giorni di festa in cui sto viaggiando da un posto all’altro senza pensare. Mi alzo e, dopo la doccia, mi accorgo che il cassetto dei calzini è vuoto e così quello dei boxer. Sì, io uso i boxer, rigorosamente neri e aderenti. Gli slip solo in piscina e i boxer colorati solo al mare, il mio sedere ha un look per ogni occasione. Il problema però resta, non ho più biancheria intima da mettere in borsa (nonché addosso) e non ho il tempo di usare la lavatrice, dato che domani devo ripartire.

Ho preso un treno la vigilia per trascorrere il Natale con i miei nipoti nel profondo nord. Non ricordo di aver mai speso tanto per i regali ma sono stato più contento io di averli fatti che loro di averli scartati. Che poi, se Gesù fosse nato a gennaio invece che a dicembre, avrei potuto approfittare dei saldi e invece no. Per fortuna ho la tredicesima, cioè avevo. A Santo Stefano ero già di ritorno. La sera ho disfatto e rifatto la borsa e l’indomani via di nuovo per una destinazione che ho appreso solo poco prima. La vacanza in Slovenia infatti è stata un regalo a sorpresa e sorpresa è stata proprio la Slovenia, tappa dopo tappa, dalle Grotte di Postumia al lago di Bled, dove ho trascorso il primo dell’anno. Oggi sono a Roma e approfitto della solita pausa pranzo in ufficio per scrivere due righe. Domani all’alba ho un altro volo, stavolta per il profondo sud, che non è una sorpresa ma una conferma, il luogo che sento più “casa” di qualsiasi altro, più di quello dove tengo i calzini e i boxer.

Una terra di mezzo

Capodanno! Prepariamo noi e le borse e lasciamo la camera. Colazione con waffel nello stesso, carissimo, baretto di ieri. Due passi per Bled e poi, in auto, ultimo giro del lago per le ultime foto. Verso mezzogiorno facciamo strada per l’aeroporto (circa due ore da qui) con l’idea di fermarci da qualche parte per pranzo e approfittarne per visitare un nuovo paesello a caso. Scegliamo San Daniele del Carso (Štanjel in sloveno), un piccolo borgo medievale, non proprio di passaggio ma nemmeno lontano. Naturalmente troviamo i locali chiusi e pochi turisti in giro. Pare comunque che sia una meta piuttosto gettonata. Qualcuno tiene aperta la porta della propria bottega con un cartello che indica di suonare il campanello all’occorrenza. Riusciamo così a mangiare un ottimo tagliere di prosciutto e formaggio con un vino grezzo. Posto strano, questo paese, in parte in rovina per i danni delle guerre eppure affascinante. Curiosi i tanti mini-presepi sparsi tra le viuzze, deve essere una tradizione locale.

Facciamo l’ultima breve sosta al confine tra Italia e Slovenia. Tra i due cartelli che indicano l’ingresso del rispettivo paese c’è uno spazio di una decina di metri, una terra di mezzo che chissà a chi appartiene. Riconsegniamo la macchina, bevo prima dei controlli una lattina di birra che era rimasta e prendiamo l’aereo per tornare in Italia chiudendo una fantastica vacanza, la prima che trascorro all’estero per il Capodanno.


Le tappe:
27.12.2019 – Due calici di rosso
28.12.2019 – Una fine di merda
29.12.2019 – Non si capisce un tubo
30.12.2019 – Non manca nulla
31.12.2019 – Un senso di pace
01.01.2020 – Una terra di mezzo