Como una volta

Non ricordavo di essere stato a Como e non una volta, due.

Il mio barbiere è differente

Maus

Mi sono appassionato solo da qualche anno ai fumetti e alle graphic novel e sto cercando di recuperare il tempo perduto leggendo soprattutto i volumi che hanno fatto storia. In tal senso, Maus non poteva mancare nella mia libreria perché, oltre ad essere semplicemente un capolavoro, la storia l’ha in sé nel vero senso della parola. Parla infatti dell’Olocausto e lo fa con amara tenerezza. L’opera, autobiografica, racconta in parallelo le interviste che Spiegelman ha fatto al padre, sopravvissuto ai campi di concentramento e i ricordi di quest’ultimo attraverso gli anni, dal periodo imminente allo scoppio della guerra fino alla deportazione ad Auschwitz. I personaggi sono rappresentati in forma animale secondo metafore che indicano la loro condizione sociale in quel contesto: così gli ebrei sono disegnati con le sembianze di topolini, i nazisti sono gatti con lo sguardo severo, i polacchi maiali, gli americani cani simpatici, i francesi rane e gli svedesi cervi. Chissà come avrebbe raffigurato gli italiani. Una vaga idea potrei averla.

Nonostante sia un fumetto, non è una lettura leggera. I disegni non sono quelli evoluti a cui siamo abituati oggi, a volte sono difficili da inquadrare. Certi aneddoti poi sono agghiaccianti e qui l’autore è bravo nel rendere gli scenari “digeribili”, specialmente perché non si tratta di opera di fantasia ma di un resoconto con nomi e fatti vissuti in prima persona dal padre.

E’ un libro che consiglierei di leggere a scuola, ai ragazzi delle medie. Questo credo sia uno dei massimi riconoscimenti che un romanzo possa ricevere.

Art Spiegelman – Maus

Il vecchio e il mare

Mi capita spesso di non sapere cosa leggere quando finisco un libro e ne devo scegliere un altro tra le decine di quelli ammassati a casa e le centinaia di quelli compressi nel Kindle. Così, oltre al passaparola, mi affido all’elenco dei premi Pulitzer per la narrativa che non deludono quasi mai. Ho scoperto che Il vecchio e il mare è stato uno dei primi premiati, contribuendo al Nobel per la letteratura a Hemingway.

Nonostante ne abbia letti parecchi, non ho l’età per i grandi classici, sono troppo giovane. Quando avrò settant’anni e mi sarò rifugiato su un’isola deserta, mi dedicherò a quegli autori giganteschi che mancano sul mio curriculum. Questo però non potevo lasciarmelo sfuggire: oltre ad essere un “imperdibile”, è l’ultimo romanzo di Hemingway e, soprattutto, è breve. Fosse stato anche solo un tantino più lungo, mi avrebbe spaventato come Moby Dick. Invece l’ho finito in un paio d’ore e mi è pure piaciuto con le sue numerose, fantastiche, simbologie. Quella che mi è arrivata più in fondo è stata il senso di solitudine, accentuato dal rapporto con l’immensità del mare. Sarà per questo che ho parlato di rifugio su un’isola deserta quando arriverà il momento: il vecchio, il mare (e chissà quali altre letture) sono sempre stato convinto che un giorno mi rappresenteranno pienamente.

Ernest Hemingway – Il vecchio e il mare

Tramonto e polvere

Lansdale è diventato in pochi mesi uno dei miei scrittori preferiti e questo Tramonto e polvere, pur non essendo un capolavoro, lo conferma. Già dalle prime pagine mi ha fatto infatuare di Sunset, la bella protagonista dai capelli rosso fuoco, e mi ha poi incuriosito con personaggi che lottano continuamente per apparire e primeggiare all’interno di vicende non sensazionali eppure avvincenti.

Sunset è il filo conduttore della trama e l’autore fa in modo che il lettore, o forse io soltanto, preghi affinché non le accada niente di brutto tenendola al centro dell’attenzione. Questo sin dal titolo (“sunset”, tramonto) che, nella versione originale sarebbe Sunset e sawdust, dove “sawdust” (segatura) avrebbe assolutamente senso, essendo la storia ambientata nei pressi di una segheria. Ma in Italia ci piace sistemare le cose a cazzo e Tramonto e polvere infatti non suggerisce una beneamata mazza.

Ci vedrei comunque un film perfetto con Julianne Moore se non avesse quasi 60 anni. Il tempo passa per tutti e probabilmente è meglio che Sunset resti bella e cazzuta come l’ho immaginata. E soprattutto viva, dato che alla fine muoiono praticamente tutti.

Joe R. Lansdale – Tramonto e polvere